Yemen: l’Onu prova a realizzare la pace, attraverso la “dichiarazione congiunta”

Pubblicato il 10 novembre 2020 alle 10:58 in Medio Oriente Yemen

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Le Nazioni Unite, attraverso il proprio inviato speciale in Yemen, Martin Griffiths, hanno inviato alle parti impegnate nel conflitto yemenita una bozza di un possibile accordo di pace.

La notizia è stata rivelata il 9 novembre da fonti dell’ufficio dell’inviato speciale Griffiths, in condizioni di anonimato. Il documento, intitolato “Dichiarazione congiunta”, è da inserirsi nel quadro degli sforzi profusi dalle Nazioni Unite per porre fine al perdurante conflitto yemenita, scoppiato il 15 marzo 2015, che ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Le parti coinvolte nel conflitto sono, da un lato, i ribelli sciiti Houthi, sostenuti da Teheran, mentre, dall’altro lato, vi è il governo legittimo riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. A coadiuvare gli sforzi e le operazioni dell’esercito governativo vi è una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015. Questa vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain ed è sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

La “Dichiarazione congiunta” inviata il 9 novembre elenca una serie di punti su cui le parti belligeranti dovrebbero trovare un accordo, alla luce dei rischi derivanti dalla pandemia di coronavirus, definita una “minaccia” per la popolazione yemenita, del deterioramento delle condizioni umanitarie ed economiche e della perdurante escalation militare. Secondo quanto citato nel testo, laddove il patto fosse effettivamente firmato, le parti dovrebbero dirsi “convinte della necessità di voltare pagina sulle violenze e le sofferenze e spianare la strada ad una pace duratura in Yemen”, impegnandosi per garantire pace e prosperità nel Paese e nell’intera regione.

Se gli Houthi e il governo legittimo firmassero l’accordo proposto, i punti su cui concorderebbero includerebbero la cessazione delle ostilità in tutti i territori yemeniti, a partire dal giorno stesso della firma, e, quindi, l’interruzione di qualsiasi operazione terrestre, marittima o via aerea. Parallelamente, gli Houthi si impegnerebbero a porre fine a qualsiasi offensiva diretta contro il Regno saudita e gli altri Paesi membri della coalizione internazionale. Gli altri punti riguardano l’implementazione di misure umanitarie ed economiche urgenti per alleviare le sofferenze del popolo yemenita e affrontare i pericoli legati alla pandemia, oltre a libertà di movimento, riapertura di strade e aeroporti, libera circolazione di merci e servizi umanitari e commerciali, rafforzamento della fiducia tra le parti e la creazione di un ambiente favorevole alla ripresa delle consultazioni politiche.

Secondo quanto proposto, la tregua dovrà essere monitorata da un meccanismo congiunto e, nello specifico, da un comitato di coordinamento militare guidato dalle Nazioni Unite, a cui parteciperebbero rappresentanti militari di alto livello di entrambe le parti. Un altro punto riguarda il rilascio di tutti i prigionieri, detenuti, persone scomparse, individui scomparsi con la forza e coloro che sono stati sottoposti ad arresti domiciliari, in conformità con l’Accordo di Stoccolma, e alla luce della diffusione di coronavirus nei luoghi di detenzione.

Stando a quanto proposto nella bozza, le parti si impegnerebbero a tenere consultazioni politiche nel minor tempo possibile, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con il fine di porre fine in modo permanente al conflitto in Yemen, accelerando, allo stesso tempo, la conclusione di un accordo di pace globale basato sulle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, l’iniziativa del Consiglio di cooperazione del Golfo e i risultati della Conferenza sul dialogo nazionale. Le consultazioni politiche, secondo lo stesso documento, verrebbero guidate da una serie di principi, tra cui il rispetto della sovranità, indipendenza, unità e integrità territoriale dello Yemen, e porterebbero dapprima ad una fase di transizione.

Tuttavia, come riportato dal quotidiano al-Arab, sono diversi gli analisti che hanno evidenziato come il panorama yemenita non abbia assistito a cambiamenti tali da giustificare l’ottimismo delle Nazioni Unite, eccezion fatta per la dilagante pandemia di coronavirus e la diminuzione dei fondi stanziati per fornire sostegno e beni di prima necessità alla popolazione yemenita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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