Siria: Washington impone sanzioni contro il petrolio di Damasco

Pubblicato il 10 novembre 2020 alle 9:33 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno annunciato, nella sera di 9 novembre, l’imposizione di nuove sanzioni contro il governo siriano del presidente Bashar al-Assad. Tra gli enti e le personalità coinvolte, vi è anche il Ministero del Petrolio e delle Risorse minerarie.

L’accusa contro gli organismi e le personalità sanzionate è di aver offerto sostegno al presidente siriano, colpevole di crimini di guerra, perpetrati nella cornice del perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011. Lo scopo degli Stati Uniti è tagliare i fondi di Assad e bloccare i proventi derivanti dalle risorse petrolifere, impiegati per alimentare il conflitto, così da spingere il capo di Stato siriano a sedersi al tavolo delle negoziazioni, mediate dalle Nazioni Unite, e a giungere ad una soluzione politica e pacifica, sulla base della Risoluzione dell’Onu 2254. Secondo quanto specificato dal Dipartimento del Tesoro USA, il 9 novembre, le nuove sanzioni coinvolgono funzionari militari siriani, membri del Parlamento, entità governative, nonché aziende e cittadini siriani e libanesi, accusati di aver tentato di rilanciare l’industria petrolifera siriana.

Tra le otto personalità sanzionate vi è il generale Ghassan Jaoudat Ismail, capo dell’intelligence dell’aeronautica militare siriana, e Amer Taysir Khiti, un rappresentante siriano all’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, mentre tra le compagnie coinvolte vi sono Arfda Petroleum Private Joint Stock Company e Salizar Shipping, con sede in Libano e Siria. In base alle sanzioni, qualsiasi potenziale patrimonio degli individui presi di mira negli Stati Uniti sarà congelato e sarà loro vietato di entrare nel sistema finanziario e nel suolo statunitense.

“Il Dipartimento del Tesoro è determinato a continuare a esercitare pressioni economiche sul regime di Assad e sui suoi sostenitori, vista la repressione da esso perpetrata”, ha affermato in una dichiarazione il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin. Dal canto suo, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha precisato che le sanzioni hanno colpito 19 personalità tra imprenditori, membri del Parlamento siriano e funzionari finanziari e militari, colpevoli di aver sostenuto la “guerra inutile e brutale di Bashar al-Assad contro il popolo siriano”. Pompeo ha poi affermato che Washington sostiene gli sforzi profusi dall’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen, volti a favorire “un cessate il fuoco a livello nazionale, il rilascio di prigionieri politici e detenuti, la stesura di una nuova costituzione, nonché l’organizzazione di elezioni giuste”. “Il regime di Assad può scegliere tra intraprendere passi irreversibili verso una risoluzione pacifica di questo conflitto quasi decennale o far fronte ad ulteriori sanzioni paralizzanti”, ha dichiarato il segretario di Stato Pompeo.

La Siria, oltre ad essere testimone del conflitto entrato, oramai, nel suo decimo anno, è già soggetta a sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, che hanno congelato i beni dello Stato e ostacolato le attività di centinaia di aziende e individui. Washington, già in passato, ha emesso il divieto di esportazione in Siria e ha bloccato gli investimenti da parte dei cittadini statunitensi, così come le transazioni che coinvolgono prodotti petroliferi e di idrocarburi.

Inoltre, le sanzioni annunciate il 9 novembre costituiscono il “quinto pacchetto” dall’entrata in vigore del Caesar Act, il 17 giugno scorso. Si tratta di una legislazione elaborata da Washington che sanziona il regime siriano, incluso il presidente Assad, per i crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana e colpisce industrie siriane, dal settore militare alle infrastrutture e all’energia, così come privati ed entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano. Inoltre, è previsto altresì il congelamento degli aiuti destinati alla ricostruzione della Siria.

Il Caesar Act è stato firmato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, e approvato da entrambe le camere del Congresso nel mese di dicembre 2019. Il nome, “Caesar” è lo pseudonimo di un ex fotografo dell’esercito del regime siriano che ha provato a fuggire dal Paese nel 2014 con 55.000 foto in cui venivano documentati atti brutali e torture perpetrate nelle carceri del governo di Damasco.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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