Nagorno-Karabakh: la guerra è finita

Pubblicato il 10 novembre 2020 alle 8:06 in Armenia Azerbaigian Russia

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Con un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del Cremlino, la presidenza della Federazione russa rende noto che la guerra in Nagorno-Karabakh è finita. 

“Il 9 novembre, il presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Aliyev, il primo ministro della Repubblica di Armenia Pashinyan e il presidente della Federazione russa hanno firmato una dichiarazione in cui si dichiara un cessate il fuoco completo e la fine di tutte le ostilità nella zona del conflitto del Nagorno-Karabakh dalle 00:00 ora di Mosca del 10 novembre 2020” – recita la nota.

Le truppe russe sono già dispiegate nella regione contesa per operazioni di peacekeeping. 

Secondo il Cremlino, “la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica d’Armenia si fermano alle loro posizioni. Il contingente di peacekeeping della Federazione russa è schierato lungo la linea di contatto nel Nagorno-Karabakh e lungo il corridoio che collega il Nagorno-Karabakh con la Repubblica d’Armenia”.

Il dispiegamento delle truppe russe ha consentito già nelle prime ore del 10 ottobre il rientro degli sfollati sotto l’egida dell’ONU. “Sfollati interni e rifugiati stanno tornando nel territorio del Nagorno-Karabakh e nelle aree circostanti sotto il controllo dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati” – spiega la Presidenza della Russia.

Sempre grazie alla mediazione russa, viene effettuato lo scambio di prigionieri di guerra, di altre persone detenute e dei corpi dei caduti.

Mosca comunica inoltre che tutti i collegamenti economici e di trasporto della regione sono sbloccati. Il controllo sulle comunicazioni di trasporto viene effettuato con l’assistenza delle autorità del servizio di guardia di frontiera russo.

La sera del 9 novembre, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha annunciato di aver accettato di firmare un accordo con il presidente russo Vladimir Putin e il presidente azero Ilham Aliyev per porre fine alle ostilità in Nagorno-Karabakh. Ciò è stato successivamente confermato da Aliyev.

Secondo gli accordi ci saranno 1.960 militari russi di stanza nella regione. Le forze di pace rimarranno nell’area del conflitto per cinque anni con rinnovo automatico per lo stesso periodo se nessuna delle parti vuole ritirare la loro presenza.

Entro il 20 novembre 2020, l’Armenia deve trasferire all’Azerbaigian “la regione di Aghdam e territori detenuti dalla parte armena nella regione del Gaza della Repubblica dell’Azerbaigian”; entro il 15 novembre, l’Armenia si impegna a restituire la regione di Kelbajar all’Azerbaigian, ed entro il 1 ° dicembre 2020 – la regione di Lachin, tranne la strada nota come corridoio di Lachin, che garantirà il collegamento del Nagorno-Karabakh con l’Armenia e non interesserà la città di Shushi.

L’Armenia si impegna a garantire i collegamenti di trasporto tra le regioni occidentali dell’Azerbaigian e la Repubblica autonoma del Nakhichevan per la libera circolazione dei cittadini e dei trasporti. Il controllo dei trasporti, come quello tra l’Armenia e il Nagorno-Karabakh sarà gestito dal servizio di frontiera del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) della Russia.

Nikol Pashinyan, annunciando la firma dell’accordo, ha detto che è stata una decisione difficile: “Ho firmato una dichiarazione con i presidenti di Russia e Azerbaigian per porre fine alla guerra del Karabakh alle 01:00. Il testo della dichiarazione già pubblicata è inesprimibilmente doloroso per me personalmente e per il nostro popolo. Ho preso questa decisione come risultato di un’analisi approfondita. La situazione militare e le valutazioni delle persone che la conoscono meglio mi hanno spinto a prendere una decisione molto, molto difficile”. “Questa non è una vittoria, ma non ci sarà sconfitta finché non ammetterai di essere un perdente. Non ammetteremo mai di essere dei perdenti, e questo dovrebbe essere l’inizio della nostra era di unità nazionale e rinascita”  – ha aggiunto.

Dopo la dichiarazione del primo ministro, nel centro di Erevan hanno cominciato a raccogliersi manifestanti che protestano contro la decisione delle autorità. Diverse migliaia di persone si sono radunate nella Piazza della Repubblica, davanti al palazzo del governo, alcuni hanno fatto irruzione nell’edificio. Poi i manifestanti sono giunti al parlamento armeno, dove hanno avuto uno scontro con le guardie del presidente Ararat Mirzoyan. I manifestanti lo hanno trascinato fuori dall’auto e lo hanno picchiato. Al momento, i manifestanti contro la fine della guerra in Karabakh sono nella sala delle sessioni del parlamento armeno, la situazione rimane estremamente tesa.

A sua volta, il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev ha definito la firma dell’accordo trilaterale un punto finale nel conflitto del Karabakh. Ha detto che Baku ha ottenuto tutto ciò che voleva e “l’occupazione dei territori azeri sta volgendo al termine”. Allo stesso tempo, afferma che insieme alle forze di pace russe in Karabakh, saranno schierate anche quelle turche, sebbene non se ne sia parlato né nella dichiarazione di Vladimir Putin né nell’accordo pubblicato sui media.

Poche ore dopo la prima dichiarazione, Nikol Pashinyan è andato in diretta su Facebook. Ha detto che non c’era altra via d’uscita se non la firma dell’accordo. Ha promesso di rendere noti i dettagli nei prossimi giorni.

Putin ha commentato gli accordi  affermando: “Partiamo dalla convinzione che gli accordi raggiunti creeranno le condizioni necessarie per una soluzione a lungo termine e completa della crisi intorno al Nagorno-Karabakh su una base equa e nell’interesse dei popoli armeno e azero”.

Il ministero della Difesa russo ha pubblicato un video che mostra i militari russi in viaggio per il Nagorno-Karabakh e il successivo schieramento delle truppe di Mosca nella regione contesa.

L’accordo è stato firmato lo stesso giorno in cui un elicottero russo Mi-24 è stato abbattuto sul territorio dell’Armenia vicino al confine con l’Azerbaigian. Due membri dell’equipaggio sono stati uccisi, un altro è stato portato in ospedale. Baku ha ammesso di aver abbattuto l’elicottero e Aliyev si è scusato con Putin, promettendo che tutti i responsabili sarebbero stati puniti. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto che i lavori per un accordo per porre fine alla guerra in Karabakh sono iniziati “molto prima dell’incidente” dell’elicottero.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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