Massacro in Mozambico: decapitate oltre 50 persone

Pubblicato il 10 novembre 2020 alle 13:17 in Africa Mozambico

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In Mozambico, la polizia ha rivelato che, nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, oltre 50 persone sono state decapitate e smembrate, negli ultimi tre giorni, da un gruppo di combattenti legati all’organizzazione dello Stato Islamico. I militanti hanno attaccato diversi villaggi nei distretti di Miudumbe e Macomia, uccidendo civili, sequestrando donne e bambini e incendiando le abitazioni, ha riferito Bernardino Rafael, comandante generale della polizia del Mozambico, durante un briefing con i media, lunedì 9 novembre.

“Hanno bruciato le case, poi hanno inseguito la popolazione che era fuggita nei boschi e hanno iniziato a compiere le loro azioni macabre”, ha specificato Rafael. Alcuni testimoni hanno riferito ai media locali che gli aggressori avrebbero radunato i residenti in un campo da calcio del villaggio di Muatide e lì avrebbero eseguito le uccisioni.

Gli uomini armati hanno iniziato le loro offensive nella notte di venerdì 6 novembre, sparando contro i residenti e incendiando le abitazioni subito dopo aver fatto irruzione nel villaggio di Nanjaba. Due persone sono state uccise e diverse donne rapite. Un gruppo separato di combattenti ha invece attaccato il villaggio di Muatide dove sono state decapitate più di 50 persone. Gli abitanti dei villaggi sono poi stati fatti a pezzi in una catena di atrocità che ha avuto luogo da venerdì a lunedì. I corpi smembrati di almeno cinque adulti e 15 ragazzi sono stati ritrovati in una radura nel distretto di Muidumbe.“La polizia ha appreso del massacro commesso dagli insorti attraverso i rapporti di persone che hanno trovato diversi cadaveri nei boschi”, ha detto al quotidiano al Jazeera un ufficiale del vicino distretto di Mueda che ha chiesto di rimanere anonimo.“È stato possibile contare 20 corpi sparsi su un’area di circa 500 metri”, ha aggiunto.

Un operatore umanitario a Mueda ha confermato che le uccisioni sono effettivamente avvenute e che alcuni dei ragazzi provenivano da quella zona. Il gruppo armato ha intensificato la sua offensiva negli ultimi mesi e sequestrato violentemente fasce di territorio, terrorizzando i cittadini. Il 22 aprile, gli aggressori avevano ucciso a colpi di arma da fuoco e decapitato più di 50 giovani che si erano rifiutati di unirsi ai loro ranghi.

Da giugno scorso, lIsis ha rivendicato alcuni degli attacchi più violenti compiuti nel Paese. L’organizzazione ha operato negli anni passati attraverso un gruppo locale che ha effettuato almeno 75 attentati separati in otto distretti della provincia di Cabo Delgado. La gente del posto aveva soprannominato il gruppo con il nome di “al-Shabaab”, che in arabo significa “gioventù”. I militanti, tuttavia, sembrano non avere alcun legame con l’organizzazione terroristica somala nota con lo stesso nome. I media e gli esperti locali hanno dunque iniziato a riferirsi al gruppo con l’espressione Ahl-e-Sunnat wal Jamaat, che significa “seguaci della tradizione e dell’unità sunnita”. I leader dell’organizzazione intrattengono legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. Nel 2018, Ahl-e-Sunnat wal Jamaat ha spostato la propria attenzione su piccoli villaggi remoti, cercando di ridurre al minimo i conflitti diretti con le forze di sicurezza del governo. Con limitate eccezioni, il gruppo ha condotto quasi sempre i propri attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Gli attentati variano di intensità e scala, ma generalmente includono l’uso di armi da fuoco e di armi da taglio, ad esempio machete e altri oggetti metallici, e includono spesso il furto di cibo e di altri beni essenziali. Talvolta, le offensive prevedono anche decapitazioni e rapimenti.

Il 24 aprile 2020, il governo del Mozambico ha ammesso per la prima volta la presenza di militanti dell’Isis nel proprio Paese. La Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico (ISCAP), affiliata allo Stato Islamico, ha rivendicato alcuni dei maggiori attacchi nella regione, pubblicando immagini di soldati uccisi e mostrando le armi sequestrate. A marzo, i combattenti si sono smascherati, dichiarando apertamente che stanno intraprendendo una campagna nella regione per stabilire un “califfato islamista”. Di conseguenza, hanno intensificato i loro attacchi, sequestrato edifici governativi, bloccato le strade delle città e issato la bandiera bianca e nera dello Stato Islamico in tutta la provincia di Cabo Delgado, ricca di gas. Exxon Mobil e Total sono tra le maggiori compagnie petrolifere che sviluppano piani per la costruzione di gasdotti al largo del Mozambico settentrionale. Si stima che tali progetti valgano oltre 60 miliardi di dollari e le aziende sono preoccupate che la violenza possa incidere sulle operazioni.

Gli attacchi nella regione sono iniziati nell’ottobre 2017 nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti, ovvero un terzo del territorio della provincia. Più di 900 persone sono state uccise, secondo l’ACLED, il Progetto sui dati relativi all’ubicazione e agli eventi dei conflitti armati, e oltre 200.000 abitanti sono stati costretti a fuggire.

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Chiara Gentili

di Redazione

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