Libia, dialogo di Tunisi: l’intesa continua

Pubblicato il 10 novembre 2020 alle 8:35 in Libia Tunisia

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I 75 partecipanti al Forum del Dialogo politico di Tunisi si sono detti concordi ad intraprendere una fase di transizione “preparatoria”, prima di giungere ad una soluzione inclusiva e permanente della crisi libica. Nel frattempo, un nuovo ciclo di colloqui di natura militare ha avuto inizio in Libia, nella città di Sirte.

Il Forum che si sta svolgendo nella capitale della Tunisia ha avuto inizio il 9 novembre, sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’obiettivo principale è porre fine alla situazione di instabilità in Libia, attraverso la formazione di nuovi organismi esecutivi e l’organizzazione di elezioni presidenziali e parlamentari. Come riportato da al-Jazeera, lo slogan che fa da sfondo alle consultazioni è: “Libya first”.

Nel suo discorso di apertura, il presidente tunisino, Kais Saied, ha messo in guardia dal perpetuarsi delle divergenze e divisioni in Libia, dove vi sono attori che hanno alimentato e continuano ad alimentare fratture interne. Ciò, secondo Saied, rappresenta una minaccia anche per i Paesi vicini, che potrebbero essere influenzati e dividersi anch’essi internamente. Parallelamente, è stata ribadita l’importanza di una soluzione politica al conflitto come opzione migliore, la quale dovrà provenire dal popolo libico stesso, e ciò è l’obiettivo del Forum di Tunisi, nato per “amore della pace”.

Sulla base di quanto discusso nella prima giornata di colloqui, i partecipanti, rappresentanti di diverse categorie e regioni libiche, affiancati da diplomatici arabi e stranieri, si sono detti concordi ad impegnarsi per preservare la sovranità del Paese e a far sì che le decisioni riguardanti la Libia non dipendano da attori esterni. Parallelamente, è stato concordato di unificare le istituzioni sia civili sia militari dello Stato e di formare un nuovo Consiglio presidenziale e un nuovo governo, che rappresentino equamente le tre regioni libiche. Tali organismi, è stato richiesto, dovranno essere eletti contemporaneamente nel corso del Forum.

Inoltre, è stato deciso che, prima di giungere ad una soluzione globale, bisognerà avviare una fase “preparatoria”, che avrà inizio con il voto di fiducia al nuovo governo, entro 18 mesi, e terminerà con le elezioni presidenziali e parlamentari. Infine, le parti sedute al tavolo dei negoziati si sono dette disposte a coordinarsi e consultarsi per completare il processo costituzionale in un periodo non superiore a sessanta giorni, e ad adoperarsi per attivare la legge di amnistia generale e favorire il ritorno in sicurezza di deportati e sfollati.

Intanto, nella medesima giornata del 9 novembre, comandanti militari e combattenti delle forze affiliate all’esercito di Tripoli hanno protestato contro l’incontro di Tunisi, in quanto questo vedrebbe la partecipazione di personalità accusate di crimini di guerra e che hanno alimentato le tensioni nel corso del conflitto, mentre i leader militari legati all’operazione Vulcano di Rabbia sarebbero stati esclusi.

In concomitanza con il Forum tunisino, il Comitato militare congiunto 5+5 intraprenderà, martedì 10 novembre, un nuovo round di colloqui, presso la città libica di Sirte. Il nuovo ciclo, secondo quanto ha riferito la Missione di Sostegno dell’Onu (UNSMIL), mira ad accelerare l’attuazione dell’accordo di cessate il fuoco, firmato il 23 ottobre a Ginevra, e a completare i colloqui iniziati la scorsa settimana a Ghadames.

Il Comitato militare congiunto 5+5 si compone di cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e da altrettanti membri del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Si tratta di uno dei risultati della cosiddetta conferenza di Berlino, il meeting svoltosi il 19 gennaio in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere il conflitto e la crisi in Libia. L’obiettivo cardine era proprio giungere ad un cessate il fuoco permanente e allontanare dal Paese Nord-africano tutti i combattenti non libici. 

Il fine ultimo delle sessioni di dialogo in corso sarà porre fine alla situazione di grave instabilità che caratterizza la Libia dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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