La Cambogia distrugge una seconda infrastruttura statunitense

Pubblicato il 10 novembre 2020 alle 18:06 in Cambogia Cina USA e Canada

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Il centro studi Centre for Strategic and International Studies (CSIS) ha pubblicato, il 9 novembre, immagini che mostrano la scomparsa di una infrastruttura edificata dagli USA dalla base navale di Ream, in Cambogia. Per una seconda volta, la notizia potrebbe far scattare l’allarme di Washington rispetto al timore per la possibilità di un imminente accordo tra Pechino e Phnom Penh per garantire l’accesso di mezzi militari e di soldati cinesi nelle basi militari cambogiane prima fra tutte quella di Ream.

In base a quanto mostrano le immagini del CSIS, dal confronto di due foto satellitari risalenti rispettivamente al primo ottobre e al 4 novembre scorsi, risulterebbe che nella seconda il centro di manutenzione per imbarcazioni gonfiabili a scafo-rigido realizzata dagli USA sarebbe scomparso. Tuttavia, lo smantellamento sembrerebbe essere stato progressivo, in base a quanto mostrano altre immagini scattate nell’arco di tempo indicato.

Già lo scorso 2 ottobre, CSIS aveva pubblicato immagini riguardanti la distruzione di un edificio costruito dagli USA nel quale aveva sede il quartier generale tattico della Marina cambogiana, che si sarebbe trovato a sud del centro manutenzione ora scomparso. L’edificio, lungo circa 30 metri, ospitava più imbarcazioni da pattuglia di piccole dimensioni.

Washington, che teme la possibilità di un accordo militare Cina-Cambogia, aveva quindi chiesto al governo cambogiano di fornire una spiegazione a tali immagini. La risposta era arrivata due giorni dopo, quando l’esecutivo cambogiano aveva affermato che l’abbattimento della struttura servirà per ampliare la base navale e che l’edificio sarebbe stato ricollocato.  In particolare, il primo ministro cambogiano, Hun Sen, tramite il suo account Twitter ha rassicurato che l’operazione è avvenuta perché la struttura richiedeva una ristrutturazione.

Secondo il CSIS, gli ultimi sviluppi avallerebbero la tesi di un ricollocamento delle strutture ma difficilmente potrebbe trattarsi di lavori di ristrutturazione visto che entrambe le infrastrutture statunitensi erano state edificate tre anni prima.

I sospetti degli USA rispetto un possibile accordo tra Pechino e Phnom Penh sono nati nel 2019, quando gli USA avevano offerto assistenza alla Cambogia per eseguire lavori di riparazione alla base navale di Ream ma avevano ricevuto in risposta un “No” e avevano quindi chiesto alla Cambogia di motivare tale decisione. L’esecutivo cambogiano ha sempre negato l’esistenza di un accordo segreto tra Cina e Cambogia, ribadendo che ospitare sul proprio suolo forze armate straniere violerebbe la Costituzione cambogiana.

La Cina è un importante alleato per la Cambogia sia dal punto di vista politico, sia da quello economico, tant’è vero che, lo scorso 20 luglio, la Cina e la Cambogia hanno completato i negoziati per un accordo di libero scambio, firmato poi durante la visita del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, in Cambogia lo scorso 12 ottobre. Oltre a questo, la Cambogia ha deciso di partecipare al progetto delle Nuove Vie della Seta, lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, e di sfruttarlo come motore per lo sviluppo nazionale.

Dal punto di vista politico, Pechino ha poi sostenuto la leadership di Hun Sen, soprattutto alla luce delle avversità nei suoi confronti da parte dell’Occidente. La Cina è poi un alleato strategico cambogiano anche in termini di difesa, nonché il suo maggior fornitore di attrezzature militari. Nel 2019, Pechino ha promesso 90 milioni di dollari a supporto del settore della difesa cambogiano.

Gli USA si sono opporsti al coinvolgimento cinese nel Paese. Lo scorso 15 settembre, in base a quanto previsto dal Global Magnitsky Human Rights Accountability Act degli USA, Washington ha imposto sanzioni sull’azienda cinese Union Development Group, accusandola di abusi sui diritti umani della popolazione locale e di sequestro di terreno in connessione alla realizzazione del progetto immobiliare Dara Sakor, un investimento di Pechino in Cambogia dal valore di 3,8 miliardi.  Nel 2008, Union Development Group aveva ottenuto la concessione per 99 anni su un terreno di 36.000 ettari a Dara Sakor, nel Sud-Ovest della provincia cambogiana di Koh Kong, dove ha da allora sviluppato un’area turistica che prevede la realizzazione di un aeroporto, di un porto con acque profonde e di molte altre infrastrutture energetiche, mediche e produttive.

Secondo il Dipartimento del Tesoro degli USA, per la realizzazione del progetto, l’azienda cinese avrebbe negato agli abitanti locali di coltivare riso nei terreni limitrofi, avrebbe bruciato le loro abitazioni e avrebbe utilizzato forze di sicurezza private e l’esercito cambogiano per sottrarre terreno ai cittadini. Sempre secondo il Dipartimento del Tesoro, anche l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu sarebbe intervenuto sulla vicenda chiedendo a Union Development Group di interrompere l’utilizzo delle forze armate e spingendo anche il Consiglio dei Ministri della Cambogia a chiedere all’azienda cinese di interrompere la distruzione delle proprietà dei cittadini cambogiani. Oltre a questo, il progetto aveva già destato sospetti, sempre respinti sia dalle autorità cambogiane, sia da quelle cinesi, sulla possibilità che la Cina intendesse creare una propria base militare in Cambogia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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