Gran Bretagna: Camera dei Lord respinge l’Internal Market Bill di Johnson

Pubblicato il 10 novembre 2020 alle 15:54 in Europa UK

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In Gran Bretagna, la Camera dei Lord ha respinto a larga maggioranza il disegno di legge che mira a modificare unilateralmente alcune parti degli accordi di divorzio sottoscritti con l’Unione Europea , in particolare il protocollo sull’Irlanda del Nord. Il progetto legislativo, definito da Bruxelles una “violazione delle regole del diritto internazionale”, è stato bocciato dalla Camera alta britannica con 433 voti contrari e 165 a favore. Tra i no, ci sono stati anche quelli di 44 conservatori “ribelli”.

Il governo, nonostante il respingimento della House of Lords, ha già chiarito che non intende modificare nella sostanza il testo e che vuole farlo riapprovare, senza troppe modifiche e a tempo debito, dalla Camera elettiva dei Comuni, che ha già votato a favore del provvedimento a inizio ottobre. Alla fine, secondo la legge britannica, è la House of Commons ad avere l’ultima parola e qui il primo ministro, Boris Johnson, conta su una maggioranza blindata.

Il progetto di revisione degli accordi sulla Brexit, il cosiddetto Internal Market Bill, è stato oggetto di forti critiche dentro e fuori il Regno Unito. Lo scorso 8 settembre, l’esecutivo di Johnson ha proposto l’introduzione della nuova legge per rivedere le parti riguardanti soprattutto il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, al fine, secondo Londra, di tutelare al meglio il mercato interno britannico. Al contrario, l’UE ritiene che il testo violi non solo il protocollo ma anche il diritto internazionale, modificando in maniera unilaterale una parte fondamentale dell’accordo di divorzio già stipulato tra Regno Unito e UE alla vigilia della Brexit.

Dopo che Johnson ha cercato di minare il trattato di divorzio sulla Brexit tentando di introdurre tale progetto di revisione legislativa e rischiando di venire meno agli obblighi imposti dal diritto internazionale, alcuni analisti hanno cominciato a pensare che Londra stesse impiegando quella che un diplomatico europeo ha definito “una nuova Madman Theory”, riferendosi al tentativo dell’ex presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, di convincere Mosca che Washington avrebbe potuto, durante la Guerra Fredda, agire con reazioni enormemente sproporzionate, cioè da pazzi.

Sebbene la Gran Bretagna insista sul fatto che il Paese possa comunque prosperare, anche senza un accordo, le aziende britanniche dovranno affrontare, in tal caso, un muro di burocrazia, dazi e quote che minaccia di creare caos al confine tra Gran Bretagna e UE qualora decidessero di commerciare con il blocco, che è una delle maggiori potenze economiche del mondo, insieme a USA e Cina. Un finale senza accordo commerciale sulla Brexit interromperà molte operazioni di produttori, rivenditori, agricoltori e lavoratori di qualsiasi altro settore proprio mentre peggiora il contraccolpo economico dovuto alla pandemia di coronavirus.

Negli ultimi giorni, tuttavia, le speranze di un’uscita con deal si sono fatte più concrete. La Gran Bretagna ha dichiarato, lunedì 9 novembre, di essere disponibile ad un compromesso “ragionevole” sul settore della pesca e ha sottolineato che, sia da parte di Londra che da parte di Bruxelles, c’è la volontà di progredire verso un accordo commerciale sulla Brexit. Dopo essersi congratulato con Joe Biden per la sua vittoria alle elezioni presidenziali statunitensi, il primo ministro Johnson, ha dichiarato, domenica 8 novembre, che un accordo commerciale con l’UE è “vicino” e che le linee generali sono chiare.

Michel Barnier, capo negoziatore dell’UE per la Brexit, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters di essere “molto felice di essere tornato a Londra per i colloqui” e ha ribadito che “i lavori delle delegazioni continuano”. “Sono contento di essere a Londra, perché  raddoppieranno i nostri sforzi per raggiungere un accordo su una partnership futura”, ha scritto Barnier su Twitter ricordando le “tre chiavi per sbloccare un’intesa“, ovvero “il rispetto dell’autonomia dell’UE e della sovranità britannica, con una governance efficace e meccanismi di applicazione efficaci tra i partner internazionali; solide garanzie su una concorrenza ed un commercio liberi ed equi, basati su standard elevati condivisi; e l’accesso stabile e reciproco ai mercati e alle opportunità di pesca nell’interesse di entrambe le parti”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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