Etiopia: l’esercito federale conquista l’aeroporto di Humera

Pubblicato il 10 novembre 2020 alle 16:37 in Africa Etiopia

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L’esercito etiope ha preso il pieno controllo dell’aeroporto nei pressi della città di Humera, al confine con l’Eritrea, durante il conflitto nella regione settentrionale del Tigray. L’annuncio è stato rilasciato dai media di stato, martedì 10 novembre, i quali hanno specificato che la conquista della struttura, situata circa 67 km a Sud di Humera, è arrivata mentre sono ancora in corso i combattimenti tra le forze regionali e quelle federali per riportare ordine nel territorio.

“La forza di difesa nazionale etiope ha completamente conquistato l’aeroporto di Humera a seguito della risposta militare del governo contro il gruppo ribelle del TPLF”, ha riferito Fana TV, riferendosi all’organizzazione che guida il governo nella regione del Tigray. Humera si trova nell’estremo Nord-Ovest del Paese, vicino al confine con il Sudan e con l’Eritrea. Un blackout delle comunicazioni telefoniche e un blocco di Internet nella regione ha reso difficile verificare la situazione sul campo. L’Unione Africana ha chiesto, martedì 10 novembre, un cessate il fuoco immediato. “Il presidente Moussa Faki Mahamat fa appello all’Etiopia per la cessazione immediata delle ostilità e invita le parti a rispettare i diritti umani e a garantire la protezione dei civili”, ha affermato il blocco dell’UA in una dichiarazione, sollecitando l’avvio di colloqui.

Nel frattempo, il leader della regione del Tigray in Etiopia, ha accusato l’Eritrea di aver inviato soldati oltre il confine per attaccare le forze locali. In una dichiarazione alla TV locale, Debretsion Gebremichael non ha fornito prove di quella che potrebbe costituire una grave accusa. “Da ieri, l’esercito del presidente eritreo Isaias Afwerki ha attraversato il confine del Paese e ha invaso l’Etiopia”, ha detto Gebremichael. “Stavano attaccando Humera usando armi pesanti”, ha aggiunto. Il governo eritreo, dal canto suo, ha risposto così alle accuse: “Questo è un conflitto interno, noi non ne siamo parte”, sono state le parole del ministro degli Esteri, Osman Saleh Mohammed.

L’ufficio del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha dichiarato che Addis Abeba non sta ignorando gli appelli internazionali alla calma ma ha sottolineato che tutti quelli che temono che si scateni presto una guerra civile si sbagliano.Lunedì 9 novembre, Abiy ha chiarito che la sua nazione non sta precipitando nel “caos” nonostante l’offensiva militare avviata contro la regione del Tigray. “L’Etiopia è grata agli amici che hanno espresso la loro preoccupazione. La nostra operazione per lo stato di diritto è volta a garantire la pace e la stabilità una volta per tutte assicurando alla giustizia i responsabili dell’instabilità”, ha twittato lunedì il primo ministro. “Le preoccupazioni secondo cui l’Etiopia precipiterà nel caos sono infondate e sono il risultato di una non comprensione profonda del nostro contesto”, ha aggiunto.

I leader del Tigray hanno affermato che il governo federale, guidato da Abiy, ha lanciato ad oggi più di 10 raid aerei contro la regione. Il nuovo capo dell’esercito etiope, Berhanu Jula, ha sottolineato, dal canto suo, che le forze federali hanno catturato quattro città nel Tigray occidentale, dove è concentrata la maggior parte dei combattimenti.

Abiy, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2019, ha lanciato, mercoledì 4 novembre, una campagna militare contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), il gruppo di opposizione che contesta da mesi il governo centrale di Addis Abeba. “Gli attacchi aerei non sono diretti contro i civili, ma piuttosto contro obiettivi militari di questo pericoloso gruppo”, ha detto il primo ministro, riferendosi agli armamenti di cui il TPLF è accusato di avere possesso. “L’operazione continuerà fino a quando la giunta locale non sarà portata in giudizio”, ha aggiunto.

Le truppe federali e le forze regionali del Tigray si scontrate dopo che il primo ministro Abiy ha accusato il governo locale, guidato dall’opposizione, di aver attaccato l’esercito nazionale e di aver tentato di “saccheggiare” le risorse militari. In una nota ufficiale, rilasciata mercoledì 4 novembre, il premier ha affermato che il Consiglio federale dei ministri ha rilevato che “le attività illegali e violente all’interno dello Stato regionale del Tigray starebbero mettendo in pericolo la Costituzione e l’ordine costituzionale”. 

Il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) è stato dal 1991 la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

I tigrini rappresentano solo il 6% degli etiopi ma, prima del governo di Abiy, hanno rappresentato una delle forze politiche dominanti. Secondo l’International Crisis Group, il Tigray e i suoi alleati contano fino a 250.000 combattenti e possiedono scorte significative di materiale militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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