Spagna: la guerra politica sullo spagnolo a scuola

Pubblicato il 9 novembre 2020 alle 6:09 in Europa Spagna

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Lo spagnolo cesserà di essere la lingua veicolare obbligatoria dell’istruzione in Spagna. È quanto afferma l’opposizione di centrodestra dopo un emendamento in materia che è stato concordato in commissione parlamentare nella quarta e ultima lettura della nuova Legge sull’istruzione, la cosiddetta Legge Celaá, dal nome del ministro Isabel Celaá.

L’emendamento concordato tra Partito Socialista, Podemos e Sinistra Repubblicana di Catalogna è stato approvato in commissione con una maggioranza di 26 voti a favore, 16 contrari e l’astensione del Partito Nazionalista Basco. Ha ottenuto il sostegno della sinistra radicale indipendentista basca di Bildu e degli eco-socialisti di Más País, mentre il Partito Popolare, i liberali di Ciudadanos, l’Unione del Popolo Navarro e Vox hanno votato contro. Questi partiti hanno annunciato che faranno appello contro la legge alla Corte costituzionale perché ritengono che sia un “oltraggio” dei diritti fondamentali degli studenti e che violi la libertà educativa.

Il testo concordato lascia nelle mani delle Comunità autonome la possibilità di controllare se l’insegnamento delle diverse materie nelle scuole con una lingua coufficiale venga erogato in spagnolo e non abilita alcun meccanismo affinché, dallo Stato, lo spagnolo possa essere utilizzato come lingua veicolare dell’istruzione, come invece avevano stabilito i tribunali nelle controversie sorte in passato in materia educativa tra alcune comunità bilingui, Catalogna in testa, e il governo centrale.

L’emendamento sullo spagnolo concordato da PSOE, Unidas Podemos e ERC propone che il testo sia il seguente: “Le amministrazioni educative garantiranno il diritto degli studenti a ricevere un’istruzione in spagnolo, lingua ufficiale dello Stato, e nelle altre lingue co-ufficiali nei rispettivi territori. Lo spagnolo e le lingue coufficiali sono considerate lingue veicolari, in conformità con le normative applicabili”.

“Il governo sta cedendo l’istruzione in cambio di voti per far approvare la legge di bilancio”, ha detto Cuca Gamarra , portavoce del Gruppo parlamentare popolare. “Gli spagnoli non meritano di pagare un prezzo così alto perché il presidente rimanga alla Moncloa”.

“L’emendamento mi sembra molto pericoloso e lo fermeremo attraverso altre istituzioni. Con i diritti fondamentali, signori del governo, non si fa mercanteggio. E ancor meno se riguarda i minori”, ha attaccato Marta Martín, portavoce di Ciudadanos al Congresso.

Joaquín Robles , portavoce per l’istruzione di Vox alla Camera bassa delle Cortes, ha aggiunto che questa legge rappresenta “il culmine di un progetto di immersione linguistica che ha l’obiettivo di rompere l’unità nazionale attraverso una politica di fatti compiuti”.

L’opposizione nel suo insieme afferma che nelle regioni bilingue si nega così il diritto delle famiglie a scegliere per i figli un’istruzione in lingua spagnola.

Oltre all’emendamento sulla lingua spagnola, ne è stato approvato anche un altro transazionale che impedisce ai centri che separano gli studenti per genere di ricevere sovvenzioni pubbliche, nonostante si tratti di un modello approvato dalla Corte costituzionale. “Non verrà assegnato un solo euro alla scuola elitaria che segrega per sesso. Chiunque voglia portare i propri figli, in una delusione fondamentalista e sessista, in questi centri dovrà pagare con i propri soldi”, ha affermato Joan Mena, responsabile per l’istruzione di Podemos al Congresso.

Durante le quattro letture la scuola concertata, dove studia circa il 25% degli studenti spagnoli, ha visto ridurre significativamente finanziamenti e privilegi. Tutto ciò ha provocato proteste da parte dei genitori. Alcune centinaia di persone hanno manifestato dinanzi al Congresso, guidate dalla piattaforma Más Plurales, che difende “il diritto di tutti gli spagnoli di scegliere liberamente il progetto educativo che ritengono migliore per i propri figli”.

La piattaforma, che riunisce associazioni di genitori di studenti, sindacati, aziende e gruppi diversi, ha già raccolto 300.000 firme contro la riforma dell’istruzione.

Il ministro dell’Istruzione, Isabel Celaá, ha negato che questo emendamento voglia “rimuovere” il castigliano dalle scuole e ha assicurato che continuerà ad essere trattato come stabilito dalla Costituzione e dagli statuti di autonomia locali. Celaá ha sottolineato che è inteso che gli studenti imparino lo spagnolo e la loro lingua coufficiale allo stesso modo.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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