Gran Bretagna e UE si aprono alla collaborazione sulla Brexit

Pubblicato il 9 novembre 2020 alle 17:58 in Europa UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Gran Bretagna ha dichiarato, lunedì 9 novembre, di essere disponibile ad un compromesso “ragionevole” sul settore della pesca e ha sottolineato che, sia da parte di Londra che da parte di Bruxelles, c’è la volontà di progredire verso un accordo commerciale sulla Brexit. Il Regno Unito ha formalmente lasciato l’Unione Europea il 31 gennaio, ma le parti stanno ancora cercando di concludere un accordo che permetta la regolamentazione di quasi 1 trilione di dollari di scambi commerciali annuali prima del 31 dicembre, giorno in cui l’uscita della Gran Bretagna dal blocco sarà effettiva.

“Ci sono ancora differenze, ci sono ancora alcuni ostacoli da superare”, ha dichiarato il segretario britannico per l’ambiente, George Eustice. “Ma penso che adesso ci sia un po’ di buona volontà da entrambe le parti per far progredire le cose”, ha precisato.

Dopo essersi congratulato con Joe Biden per la sua vittoria alle elezioni presidenziali statunitensi, il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha dichiarato, domenica 8 novembre, che un accordo commerciale con l’UE era “vicino” e che le linee generali erano chiare. Michel Barnier, capo negoziatore dell’UE per la Brexit, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters di essere “molto felice di essere tornato a Londra per i colloqui” e ha ribadito che “i lavori delle delegazioni continuano”. “Sono contento di essere a Londra, perché  raddoppieranno i nostri sforzi per raggiungere un accordo su una partnership futura”, ha scritto Barnier su Twitter ricordando le “tre chiavi per sbloccare un’intesa“, ovvero “il rispetto dell’autonomia dell’UE e della sovranità britannica, con una governance efficace e meccanismi di applicazione efficaci tra i partner internazionali; solide garanzie su una concorrenza ed un commercio liberi ed equi, basati su standard elevati condivisi; e l’accesso stabile e reciproco ai mercati e alle opportunità di pesca nell’interesse di entrambe le parti”.

I colloqui sulla Brexit si sono impigliati sulla regolamentazione delle norme sugli aiuti di Stato e sulla pesca, un settore carico di simbolismo per i fautori dell’uscita dall’UE in Gran Bretagna. “Per quanto riguarda la pesca, siamo sempre stati aperti ad adottare un approccio ragionevole, esaminando potenzialmente accordi che potrebbero durare due o tre anni, ad esempio”, ha detto Eustice. “La questione principale riguarda gli accordi di condivisione e quanto accesso reciproco consentiamo nelle acque dell’uno e dell’altro. Questa è ovviamente una discussione che si svolgerà ogni anno, ma potrebbe anche esserci un accordo di partnership che stabilisce le regole di base su si come si regolerà questo settore”, ha aggiunto.

La pesca ha contribuito solo allo 0,03% della produzione economica britannica nel 2019, ma molti sostenitori della Brexit la vedono come un simbolo della sovranità riconquistata grazie all’uscita dall’UE. In combinazione con la lavorazione di pesci e crostacei, il settore rappresenta lo 0,1% del PIL britannico. La prospettiva di ottenere un accordo a più lungo termine con l’Unione sulla condivisione del pescato è importante per raggiungere un compromesso.

A tal proposito, la Camera alta del Parlamento britannico, la House of Lords, dovrebbe discutere nella serata di lunedì 9 novembre il progetto di legge sul mercato interno di Johnson, che consentirebbe alla Gran Bretagna di modificare unilateralmente alcune parti dell’accordo di divorzio sulla Brexit già firmato nel gennaio 2020. Lo scorso 8 settembre, l’esecutivo di Johnson ha proposto l’introduzione della nuova legge per rivedere le parti riguardanti soprattutto il protocollo speciale sulla garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, al fine, secondo Londra, di tutelare al meglio il mercato interno britannico. Al contrario, l’UE ritiene che il testo violi non solo il protocollo ma anche il diritto internazionale, modificando in maniera unilaterale una parte fondamentale dell’accordo di divorzio già stipulato tra Regno Unito e UE alla vigilia della Brexit.

Dopo che Johnson ha cercato di minare il trattato di divorzio sulla Brexit tentando di introdurre tale progetto di revisione legislativa e rischiando di venire meno agli obblighi imposti dal diritto internazionale, alcuni analisti hanno cominciato a pensare che Londra stesse impiegando quella che un diplomatico europeo ha definito “una nuova Madman Theory”, riferendosi al tentativo dell’ex presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, di convincere Mosca che Washington avrebbe potuto, durante la Guerra Fredda, agire con reazioni enormemente sproporzionate, cioè da pazzi.

Sebbene la Gran Bretagna insista sul fatto che il Paese possa comunque prosperare, anche senza un accordo, le aziende britanniche dovranno affrontare, in tal caso, un muro di burocrazia, dazi e quote che minaccia di creare caos al confine tra Gran Bretagna e UE qualora decidessero di commerciare con il blocco, che è una delle maggiori potenze economiche del mondo, insieme a USA e Cina. Un finale senza accordo commerciale sulla Brexit interromperà molte operazioni di produttori, rivenditori, agricoltori e lavoratori di qualsiasi altro settore proprio mentre peggiora il contraccolpo economico dovuto alla pandemia di coronavirus.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.