Yemen: la nomina di un nuovo governo è imminente

Pubblicato il 8 novembre 2020 alle 14:08 in Medio Oriente Yemen

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In Yemen sarà presto annunciato un nuovo governo, nonostante il partito Al Islah, affiliato alla Fratellanza Musulmana, abbia cercato di ritardare l’evento. Questo è quanto hanno rivelato alla testata The Arab Weekly fonti interne al governo yemenita e alla coalizione a guida saudita, il 6 novembre.

 La nomina del nuovo esecutivo dovrebbe arrivare in seguito al fallito tentativo di ostruzione da parte del partito Al Islah, ovvero la Congregazione Yemenita per la Riforma, che avrebbe intenzionalmente ritardato la consegna di una lista di candidati per quattro ministeri, nella speranza di impedire la formazione del governo. Secondo le fonti citate da Arab Weekly, i leader di Al Islah avrebbero però adesso esaurito ogni possibilità di bloccare l’annuncio del nuovo esecutivo.

Secondo quanto stabilito dagli accordi di Riad, stipulati il 5 novembre 2019 tra l’esecutivo del presidente Rabbo Mansour Hadi e il Consiglio di transizione meridionale (STC), il nuovo governo yemenita dovrà avere 24 ministeri. L’accordo in questione aveva altresì posto fine ai combattimenti tra STC e governo centrale, che avevano interessato lo Yemen meridionale dal precedente 7 agosto 2019, quando violenti scontri avevano avuto inizio nella città di Aden, l’attuale capitale ad interim del governo yemenita, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. La nomina del nuovo esecutivo era attesa proprio per lo scorso 5 novembre, ad un anno esatto dagli accordi di Riad e, dopo essere stata rinviata, secondo quanto appreso da Arab Weekly, dovrebbe avvenire entro l’8 novembre.

Il nodo centrale rispetto ai ritardi era sorto in relazione al fatto che, ad oggi, Al Islah controlla gran parte delle istituzioni del governo legittimo di Hadi, ivi compreso l’Esercito, ma, secondo quella che potrebbe essere la nuova formazione ministeriale, al partito legato alla Fratellanza Musulmana stavolta non spetteranno dicasteri chiave per il Paese.  Oltre a questo, Al Islah avrebbe poi voluto che le parti concernenti questioni militari e di sicurezza dell’accordo di Riad fossero implementate prima delle disposizioni politiche. 

Secondo quanto emerso dalle testimonianze, Al Islah avrebbe richiesto, senza trovare i riscontri desiderati, un certo numero di ministeri, inclusi quello delle Comunicazioni e quello dei Trasporti, affidato invece ai membri dello STC. Secondo quella che sarà la formazione finale del governo, ad Al Islah spetteranno invece i dicasteri dell’Istruzione Superiore, della Formazione Tecnica e Professionale, della Salute e della Gioventù e dello Sport.

Secondo i leader del partito Congresso Generale del Popolo, la Fratellanza Musulmana avrebbe esercitato una forma di protettorato sulla quota assegnata al partito Al Islah nel nuovo esecutivo, andando a coinvolgere al suo interno elementi in favore della Fratellanza e imponendo nomi di persone leali alla sua agenda per i rappresentati di partito nel prossimo governo yemenita, a scapito dei suoi leader storici.

Oltre a questo, dalla firma degli accordi di Riad, Al Islah avrebbe cercato di mobilitare più figure interne al Paese per criticare l’intesa e mettere in dubbio quanto da essa previsto, con il fine ultimo di evitare la sua implementazione. Nel frattempo, negli ultimi due mesi, il leader dell’Alta Commissione del partito, Muhammad al-Yadumi, avrebbe invece gestito la battaglia politica dalla città turca di Istanbul. Proprio la Turchia sarebbe diventata una meta chiave per i leader della Fratellanza Musulmana tanto in Yemen che altrove e un luogo da cui vengono lanciate agende politiche per l’intera regione.

Al momento, secondo Arab Weekly, tanto la fratellanza musulmana nello Yemen, quanto il movimento in favore del Qatar, starebbero cercando di interferire in qualsiasi forma di riavvicinamento tra il governo e altre componenti del fronte anti-Houthi interne al Paese, quali, ad esempio, lo STC, utilizzando sia mezzi politici e mediatici, sia mezzi militari.

Doha, in particolare, starebbe strumentalizzando i propri legami interni allo Yemen per minacciare la coalizione araba, metterne in discussione il ruolo e interrompere gli sforzi per implementare l’intesa di Riad e quindi la formazione di un nuovo governo. A tal proposito, gli inviati di Doha avrebbero cercato di proporre un quadro in cui la coalizione araba starebbe minacciando il governo yemenita e la sovranità stessa del Paese. Oltre a questo, il Qatar starebbe finanziando milizie armate, dette di mobilitazione popolare, attive a Taiz, Shabwa e Al Mahra, tra le fila dell’esercito yemenita. Secondo quanto riferito da Arab Weekly, però, le milizie servirebbero ad indurre in confusione la coalizione a guida saudita, a favorire l’agenda delle milizie Houthi e a fomentare gli scontri tra l’esercito nazionale e le forze dello STC.

In Yemen è in corso una guerra civile, descritta dalle Nazioni Unite come la peggior crisi umanitaria al mondo, dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita.

 Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

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Camilla Canestri

di Redazione

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