Nagorno-Karabakh: Putin chiama Erdogan e Macron

Pubblicato il 8 novembre 2020 alle 8:52 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il presidente russo, Vladimir Putin, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, il 7 novembre, per parlare del conflitto nella regione del Nagorno-Karabakh, i due sono d’accordo sulla necessità di una soluzione politica. Prima che a Erdogan, ma nella stessa giornata, Putin ha anche telefonato al presidente francese, Emmanuel Macron, con il quale ha parlato del coinvolgimento di estremisti provenienti dalla Libia e dalla Siria nel conflitto del Nagorno-Karabakh.

Secondo l’ufficio stampa del Cremlino, Putin avrebbe informato Erdogan di conversazioni telefoniche avute gli scorsi primo e due novembre con il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, e con il presidente azero, Ilham Aliyev, per cercare di mediare una soluzione tra le parti per far cessare le ostilità il prima possibile e per trovare una soluzione politica. Durante la telefonata, sia Erdogan, sia Putin hanno ribadito la volontà di far giungere alla pace il conflitto del Nagorno-Karabakh e, in base a quanto riferito dalla presidenza turca,  Erdogan avrebbe insistito sulla necessità di portare Erevan al tavolo dei negoziati, sottolineando che una soluzione permanente al conflitto tra Armenia e Azerbaigian sia necessaria per la stabilità regionale.

Anche la conversazione tra Putin e Macron si è focalizzata sulla necessità di raggiungere una soluzione per il conflitto ma, in questo caso, i due leader hanno anche parlato del coinvolgimento di estremisti reclutati in Siria e in Libia e inviati nella regione. Il capo di Stato francese, già  il 2 ottobre scorso, aveva accusato la Turchia di aver portato in Azerbaigian militanti jihadisti reclutati in Siria, mentre la Russia, pur dichiarando di essere a conoscenza della presenza di circa 2.000 miliziani del Medio Oriente nella regione, non ha additato la responsabilità su alcun Paese. Secondo quanto comunicato dall’Eliseo, nel corso della telefonata, poi, la Francia avrebbe sottolineato che l’obiettivo principale rispetto al conflitto del Nagorno-Karabakh dev’essere quello di assicurare che la popolazione armena resti nella regione e di porre fine alle sofferenze dei civili.

La Russia sta cercando di mediare una soluzione tra le parti in guerra sia alla luce dei rapporti bilaterali con entrambi i Paesi, sia come co-presidente del Gruppo di Minsk dell’OSCE insieme a Francia e Stati Uniti. Mosca aveva fatto concludere all’Armenia e all’Azerbaigian due cessate il fuoco, rispettivamente il 17 e il 10 ottobre scorsi, ma, in entrambi i casi, le parti erano tornate da subito a scontrarsi, rendendo vani i tentativi russi. Successivamente, il 24 ottobre, anche gli USA avevano cercato di portare Baku ed Erevan ad un cessate il fuoco ma anche in tal caso la tregua non aveva retto e Washington aveva quindi fatto un secondo tentativo, il 26 ottobre, quando Baku ed Erevan avevano stabilito un quarto cessate il fuoco umanitario ma anche stavolta da una parte e dall’altra dello schieramento erano state registrate diverse violazioni e azioni offensive.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso e, da quel giorno, ci sono state più battaglie sulla linea di contatto, un’area fortemente militarizzata e che separa le forze armate azere e armene impiegate nella regione. Da allora, sia l’Armenia, sia l’Azerbaigian hanno introdotto la legge marziale e hanno annunciato la mobilitazione. Ad oggi, sia Erevan, sia Baku hanno riportato morti e feriti tra le proprie fila e hanno denunciato l’uccisione di civili.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, invece, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto. Ankara è stata accusata dall’Armenia e dal presidente francese  di aver rifornito le forze azere di mezzi, armi e uomini.

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti che, con l’appoggio armeno, si è proclamato indipendente con il nome di Repubblica di Artsakh. Quest’ultima è un’entità non riconosciuta dalla Comunità Internazionale e nemmeno dall’Armenia, ma ha formalmente governo, amministrazione ed esercito distinti da quelli armeni.

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Camilla Canestri

di Redazione