Libia: trovati 17 corpi a Tarhuna, tra essi anche un funzionario del GNA

Pubblicato il 8 novembre 2020 alle 11:00 in Africa Libia

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Il direttore dell’Autorità generale per la ricerca e l’identificazione delle persone scomparse del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA), Lotfi Tawfiq, ha reso noto, il 7 novembre, che nella regione circostante la città occidentale di Tarhuna, 80 km a Sud-Est di Tripoli, sono state trovate altre cinque fosse comuni, contenenti almeno 17 cadaveri. Le nuove scoperte hanno fatto salire a 112 il conto totale dei corpi riesumati di recente da fosse comuni trovate nell’area.

Il ministro degli Interni del GNA, Fathi Bashagha, ha rivelato che tra i corpi riesumati a Tarhuna è stato trovato quello di un generale ed ex-direttore dell’ufficio informazioni del Ministero degli Interni del governo di Tripoli, Mabrouk Khalaf. Secondo Bashagha, l’uomo sarebbe stato ucciso dalla milizia Kaniyat, con a capo la famiglia Al-Kani che controllava l’area di Tarhuna. Per Bashagha, è necessario far rispondere delle proprie responsabilità gli Al-Kani per “i loro crimini terribili e per i loro atti terroristici”  sia a livello locale, sia internazionale . Bashagha ha affermato che le fosse comuni rappresentano “fatti atroci” che non possono restare impuniti.

Secondo quanto riferito da Tawfiq, le nuove scoperte delle autorità del GNA, guidato dal premier Fayez Al-Sarraj, sarebbero iniziate dallo scorso 5 novembre a Tarhuna, un’ormai ex-roccaforte dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) con a capo il generale Khalifa Haftar.  Qui, già dallo scorso 11 giugno, la Missione di Supporto dell’Onu in Libia (UNSMIL) aveva rivelato “con orrore” la scoperta di almeno 8 fosse comuni, alle quali, nel corso degli ultimi mesi, se ne sono aggiunte altre. Ad oggi, sono in corso e continueranno le operazioni di ricerca in merito.

Già a giungo, il ministro degli Esteri del GNA, Mohamed Siala, aveva da subito inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiedendo che le prove di presunti crimini di guerra rappresentate dalle fosse comuni fossero sottoposte alla Corte internazionale di giustizia. Internamente, invece, visto il crescente numero di corpi trovato nell’area di Tarhuna, lo scorso 29 ottobre, il GNA aveva emesso un mandato d’arresto per i leader della milizia locale Kaniyat, affiliata al LNA dal 2019. Per anni, il gruppo armato era stato accusato di aver perpetrato numerose esecuzioni di prigionieri tra i quali figuravano loro opponenti, rivali e presunti criminali. Secondo più fonti, i capi della milizia si troverebbero al momento nella Libia orientale.

Tarhuna è stata riconquistata dalle forze del GNA lo scorso 5 giugno, dopo che l’Esercito del GNA, con il sostegno della Turchia, aveva definitivamente posto fine all’assedio su Tripoli delle forze di Haftar, durato 14 mesi e iniziato il 4 aprile 2019.  In tale periodo, Tarhuna era stata utilizzata dalle forze del LNA proprio come base strategica per lanciare attacchi contro Tripoli.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e, al momento, vede il fronteggiarsi delle milizie del GNA e di quelle del LNA. Il GNA di al-Sarraj è il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia, è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017 ed è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze del LNA sono invece vicine al governo di Tobruk che controlla la Libia orientale ed è guidato da Aguila Saleh, e, a livello internazionale, sono sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

Al momento, è in corso un cessate il fuoco annunciato lo scorso 21 agosto da parte di al-Sarraj, a nome del governo di Tripoli, e del presidente della Camera dei Rappresentanti del governo di Tobruk, Aguila Saleh, con particolare riferimento alla città costiera di Sirte e alla base di al-Jufra, nella Libia centrale. A seguito di tale annuncio, era iniziata la mobilitazione di attori interni ed esterni alla Libia per raggiungerne l’obiettivo e, lo scorso 23 ottobre, le delegazioni libiche rivali, ovvero LNA e GNA, riunitesi a Ginevra nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5 dal 19 ottobre scorso, hanno ufficialmente siglato un accordo di cessate il fuoco permanente in tutta la Libia.

Al momento, oltre ai negoziati tra le parti per una risoluzione politica del conflitto in Libia, sono in corso anche dialoghi per dare al Paese un nuovo assetto politico e il prossimo incontro di persona tra le parti è previsto per il prossimo 9 novembre in Tunisia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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