La Francia riconsidera la sua presenza nel Sahel

Pubblicato il 8 novembre 2020 alle 7:21 in Francia Mali

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A meno di un anno dall’invio di truppe extra nella regione del Sahel, la Francia potrebbe voler ridurre la sua presenza militare nella regione per fare spazio ad un maggior impegno europeo. Il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, e il ministro della Difesa, Florence Parly, hanno visitato il Mali uno dopo l’altro nelle ultime settimane per aiutare il governo a valutare il futuro della presenza francese nel Sahel, la regione sub-sahariana dove migliaia di truppe sono state di stanza dal 2014 nell’ambito dell’operazione Barkhane. “Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno, un punto naturale per valutare i nostri progressi”, ha detto Parly durante la sua visita.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva dichiarato, durante l’estate, che la Francia avrebbe ristrutturato Barkhane entro la fine dell’anno. Secondo fonti militari, Parigi vorrebbe ritirare diverse centinaia di soldati dal suo attuale contingente di 5.100 uomini. Ciò riporterebbe il Paese ai livelli di impegno dedicati prima della riforma di gennaio, quando un crescente numero di attacchi aveva provocato un aumento della presenza delle truppe francesi. Il Ministero della Difesa, tuttavia, ha rifiutato di commentare eventuali piani di taglio delle truppe.

Barkhane ha ottenuto importanti vittorie, in collaborazione con i suoi partner locali, soprattutto contro nemici quali il gruppo dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), operativo nella regione di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger. “L’ISGS è ora singolarmente indebolito”, ha detto il comandante generale dell’operazione, Marc Conruyt. “Ciononostante, dobbiamo rimanere vigili”, ha aggiunto.

Gli esperti dicono che una delle principali vulnerabilità sfruttate dai combattenti è l’incapacità di molti governi centrali nella regione di proteggere e rifornire i territori dopo una vittoria militare. Spesso non possono fornire protezione, istruzione e servizi di base, lasciando le popolazioni locali a badare a se stesse, anche contro un’eventuale rinascita dei gruppi armati.

Un altro gruppo, il Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM), affiliato ad al-Qaeda, ha nel frattempo approfittato del focus francese sull’ISGS per rafforzare le proprie forze. “Ora sono il nemico più pericoloso per il Mali e le forze internazionali”, ha detto Conruyt. Cinquanta soldati francesi sono morti nel Sahel dal 2013, scatenando una riflessione in patria sul costo del conflitto nel Sahel. “Sette anni dopo, la situazione non sta evolvendo favorevolmente sul campo, nonostante i nostri grandi successi tattici”, ha sottolineato il deputato francese Thomas Gassilloud, definendo il costo dell’operazione “grande, troppo grande”.

Per alleggerire il carico, la Francia spera in un maggiore sostegno militare da parte dei suoi partner europei, attraverso la Takuba Task Force, che assiste il Mali nella lotta contro i gruppi armati. I soldati dell’Estonia hanno partecipato a una missione il mese scorso e un contingente ceco è atteso a breve, per poi essere raggiunto dagli svedesi nel 2021. “La Francia è rimasta sola per molto tempo, ma ora non lo è più”, ha detto Parly. “Sono molto ottimista sul fatto che cambieremo marcia”, ha aggiunto. La Francia spera anche che i suoi partner africani nella regione saranno in grado di gestire la propria sicurezza una volta che la maggior parte delle minacce verrà rimossa dall’impegno dei contingenti stranieri.

Nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e, successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata quando le forze francesi hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. 

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo dell’area e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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