Iraq: la corsa del Cairo alla ricostruzione del Paese

Pubblicato il 8 novembre 2020 alle 7:00 in Egitto Iraq

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Sono diversi i Paesi che stanno provando a partecipare alle operazioni di ricostruzione in diversi Paesi distrutti da guerre e conflitti. L’Egitto, in particolare, sta volgendo sempre più l’attenzione verso l’Iraq.

A dimostrarlo, l’incontro del 31 ottobre dell’Alto Comitato iracheno-egiziano, incontratosi per la prima volta dopo circa 30 anni. Al termine del meeting sono stati siglati 15 memorandum di intesa, che si prevede apriranno le porte ad una nuova era di relazioni economiche tra Iraq ed Egitto. In precedenza, il Comitato si era incontrato solo due volte, nel 1988 e nel 1989.

Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Arab, sono gli Stati Uniti a rappresentare gli attori principali delle operazioni di ricostruzione, attraverso la società Bechtel, che è stata in grado di aggiudicarsi la quota maggiore dei progetti anche in Iraq. In particolare, la relazione annuale della compagnia statunitense ha rivelato che sono 53 i “punti di investimento” creati su scala mondiale, per un fatturato di circa 25.5 miliardi di dollari nel 2019, mentre nell’ultimo anno la compagnia ha siglato nuovi contratti dal valore di 17.3 miliardi di dollari.

L’Iraq, accanto alla Libia, è considerato tra i Paesi più fortunati, in quanto dotato di risorse naturali e ricchezze interne che potrebbero consentirgli di portare avanti i propri progetti di ricostruzione, diversamente da Siria, Yemen e Sudan, costretti a fare affidamento su prestiti internazionali. È proprio la posizione di forza di cui gode che consente a Baghdad di “flirtare” con i propri alleati, in cerca di guadagni economici e politici. In tale quadro si inserisce l’Egitto, il quale, a detta di al-Arab, è alla ricerca di “punti di appoggio” per le proprie società. Ciò ha portato alla firma dei 15 memorandum del 31 ottobre, nel quadro di un’iniziativa che potrebbe essere riassunta con: “Petrolio in cambio di ricostruzione”.

Attraverso tale intesa, il Cairo intende raggiungere due obiettivi.  Il primo è creare opportunità di investimento per le sue principali società immobiliari nel mercato iracheno, che per quattro decenni ha già assorbito più di due milioni di egiziani, la maggior parte dei quali lavora nell’agricoltura, nell’edilizia e nel settore delle costruzioni. Il secondo obiettivo consiste nel ristabilire una maggiore presenza economica, aprendo prospettive per l’esportazione di materiali da costruzione in un mercato considerato promettente. Parallelamente, l’Egitto importa circa 12 milioni di barili all’anno di petrolio iracheno, per un valore pari a circa 500 milioni di dollari. Tuttavia, sostiene al-Arab, collegare ricostruzione e petrolio indebolisce la partecipazione del Cairo alla “torta della ricostruzione”.

Il piano di sviluppo iracheno 2018-2022 ha rivelato che l’Iraq necessita di circa 1.357 chilometri di strade e circa 17 ponti, mentre dovrebbe continuare a costruire centinaia di migliaia di unità abitative per il ritorno degli sfollati. Fathallah Fawzi, capo del Comitato per la costruzione e l’edilizia presso l’Associazione egiziana degli uomini d’affari, ha dichiarato ad al-Arab che le società immobiliari egiziane possiedono le capacità giuste per competere nel mercato iracheno della ricostruzione.

Tuttavia, i meccanismi dell’accordo, riferisce Fawzi, non sono ancora stati delineati, e le aziende egiziane richiedono ulteriori chiarimenti per poter garantire regolarità nei pagamenti. Alcuni progetti richiedono almeno quattro anni, e, per tale motivo, sarà la definizione di criteri precisi a determinare la prontezza e la volontà delle società egiziane a partecipare alle operazioni di ricostruzione in Iraq.

Nel frattempo, la società statale Petrojet sta implementando la seconda fase del progetto di gas a Zubair, a beneficio della Petroleum Projects Company, mentre il Ministero del Petrolio egiziano ha firmato un accordo di partenariato con la General Company for Heavy Engineering Equipment, società del Ministero del Petrolio iracheno. Petrojet opera nell’area di Rumaila a Bassora, all’interno del complesso delle compagnie petrolifere egiziane, per produrre attrezzature per tutti i tipi di torri di distillazione, aero refrigeranti, scambiatori di calore, recipienti a pressione, installazioni in acciaio e tubi.

Qadri Ismail, preside della Facoltà di Studi Economici e Scienze Politiche dell’Università di Alessandria, ha confermato che il rafforzamento della cooperazione tra Il Cairo e Baghdad rappresenta un tentativo di rispondere ai competitor che cercano di ritagliarsi anch’essi uno spazio nella regione, tra cui Iran, Turchia e Israele, soprattutto in seguito ai recenti accordi di normalizzazione, da cui potrebbero scaturire nuovi legami di cooperazione economica.

In attesa di comprendere quale sarà il suo ruolo in Iraq, l’Egitto si è già posto in prima linea nei progetti di ricostruzione in Libia, istituendo dieci zone logistiche nella città di Sallum, al confine con i territori libici, su di un’area pari a circa 400.000 metri quadrati. Da tali aree giungono i rifornimenti necessari al mercato libico, dove i prodotti egiziani arrivano con facilità. Inoltre, l’Autorità Libica per la Pianificazione Urbana si è già rivolta al Comitato Edile dell’Associazione Egiziana degli Imprenditori, evidenziando la necessità di costruire urgentemente circa 250.000 unità abitative, oltre ad altre 150.000 nel medio termine. Ciò che è stato proposto all’Egitto è un piano volto alla costruzione di 30.000 unità l’anno, così da far fronte all’aumento della popolazione, riparando, al contempo, le 15.000 unità che necessitano di operazioni di ristrutturazione. Anche in questo caso, quindi, Il Cairo potrebbe aprire nuove porte alle proprie aziende, per provare a risanare un quadro economico che risente sempre più delle conseguenze provocate dalla pandemia di coronavirus.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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