USA e Cina: scontro sull’organizzazione terroristica ETIM

Pubblicato il 7 novembre 2020 alle 13:04 in Cina USA e Canada

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Il dipartimento di Stato degli USA ha rimosso l’East Turkestan Islamic Movement (ETIM) dalla lista delle organizzazioni terroristiche, la US Terrorism Exclusion List, suscitando dure critiche dalla Cina.

Il 6 novembre, il portavoce del Ministero Affari Esteri di Pechino, Wang Wenbin, ha dichiarato che la Cina è assolutamente insoddisfatta e contraria alla decisione del governo statunitense, in quanto l’ETIM è stato riconosciuto come organizzazione terroristica sia dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sia dalla comunità internazionale. Dal punto di vista cinese, l’ETIM avrebbe gravemente messo a repentaglio la sicurezza e la stabilità della Cina e della regione in cui opera, perpetrando a lungo violenze e atti terroristici che hanno provocato perdite di proprietà e la morte di molte persone. Per Pechino, la lotta all’ETIM è un fatto condiviso dalla comunità internazionale ed è anche un importante aspetto della lotta al terrorismo globale.

Alla luce di tutto ciò, la scelta di rivedere la propria posizione rispetto all’ETIM da parte di Washington per Pechino avrebbe ancora una volta dimostrato il doppio standard adottato dagli USA rispetto alla questione della lotta al terrorismo. Pechino ha anche aggiunto che si sarebbe palesata la tendenza di Washington ad “utilizzare fin quando fa comodo e poi a scartare quando non serve più” il concetto di organizzazione terroristica. Per tali ragioni, secondo la Cina, gli USA dovrebbero correggere tale errore e non invertire la direzione della cooperazione internazionale contro il terrorismo.

Lo scorso 5 novembre, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva reso nota la decisione del governo di Washington, specificando che si trattasse di un ordine risalente allo scorso 20 ottobre. Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato USA, la rimozione dello ETIM sarebbe avvenuta perché, per oltre un decennio, non vi sono state prove credibili rispetto all’esistenza stessa del gruppo”.  Rimuovendo l’ETIM dalla lista di organizzazioni terroristiche, il gruppo non sarà più sottoposto a sanzioni che impediscono, ad esempio, di bloccare transazioni finanziarie o di viaggiare liberamente.

L’associazione Uyghur Human Rights Project, con sede a Washington, ha accolto positivamente la decisione delle autorità statunitensi, dichiarando che fosse attesa da tempo e che abbia rappresentato una decisiva opposizione alle accuse della Cina. Il direttore dell’associazione, Omer Kanat, ha affermato che: “Gli effetti dannosi dello sfruttamento della Cina dell’immaginaria minaccia ETIM sono reali -20 anni di terrore diretto agli uiguri”.

Lo ETIM è stato fondato nel 1993 da gruppi di jihadisti di etnia uigura provenienti dalla regione autonoma cinese del Xinjiang. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di istituire uno Stato islamico indipendente nel Turkestan dell’Est, termine utilizzato oggi dai separatisti per riferirsi al Xinjiang. Le autorità di Pechino hanno accusato l’ETIM di aver condotto una serie di attacchi terroristici mortali sia in Cina, sia in altri Paesi e di avere legami sia con Al-Qaeda, sia con i Talebani. Secondo analisti citati da Al-Jazeera, però, la Cina avrebbe prodotto prove scarse rispetto al fatto che si tratti di un gruppo organizzato o che sia da accusare per gli attacchi condotti dai separatisti nel Xinjiang.

Washington aveva inserito il gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere nel 2002. Nello stesso anno, anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti aveva riconosciuto l’ETIM come organizzazione terroristica e lo stesso avevano fatto, tra gli altri, l’Unione Europea (EU), il Regno Unito e la Turchia.

La mossa statunitense è giunta in un momento di accresciute tensioni tra Pechino e Washington tra i cui temi di disputa vi è la questione della minoranza turcofona e musulmana degli uiguri che vivono nel Xinjiang. Secondo Washington, e non solo, la Cina starebbe perpetrando politiche di repressione nei loro confronti e avrebbe rinchiuso almeno un milione di uiguri in campi rieducativi per cancellarne la cultura e l’identità. Alcuni gruppi di attivisti hanno affermato che Pechino stia cercando di indottrinare gli uiguri con l’ideologia comunista facendoli rinunciare alle tradizioni islamiche. Oltre alle accuse, Washington ha anche adottato svariate sanzioni per colpire i soggetti e le entità ritenuti responsabili degli abusi dei diritti umani nel Xinjiang.

Il governo di Pechino, invece, ha sempre negato qualsiasi forma di oppressione nei confronti degli uiguri e ha giustificato l’istituzione dei cosiddetti “campi di educazione e addestramento” in tale regione sostenendo che servano a frenare e arginare movimenti separatisti, violenti ed estremisti compiuti da alcuni membri della minoranza turcofona uigura nel Xinjiang. 

Un analista cinese esperto in terrorismo del China Institutes of Contemporary International Relations, Li Wei, ha affermato che la decisione di Washington potrebbe incoraggiare gli attacchi del gruppo ETIM e dei suoi attivisti in Cina, danneggiandone la sicurezza nazionale. Li ha affermato: “Alla luce dei crescenti attacchi terroristici in Europa, gli USA stanno applicando un doppio standard” e ha accusato Washington di voler creare problemi a Pechino visto il deterioramento delle loro relazioni.

L’ultimo attacco attribuito ai separatisti uiguri in Cina risale al primo marzo 2014, quando alla stazione ferroviaria di Kunming, nella provincia meridionale dello Yunnan, era avvenuto un attentato condotto con “armi bianche” in cui persero la vita almeno 30 persone e del quale furono ritenuti responsabili alcuni separatisti della minoranza uigura.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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