Ministro della Difesa francese in Tunisia: concordato l’espatrio di estremisti

Pubblicato il 7 novembre 2020 alle 11:00 in Francia Tunisia

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Il Ministro della Difesa francese, Gerald Darmanin, ha avviato negoziati di sicurezza con il presidente della Tunisia, Kais Saied, e con il ministro degli Interni, Taoufik Charfeddine, il 6 novembre. A termine dell’incontro, la Tunisia avrebbe accettato di riprendere alcuni suoi cittadini che saranno espulsi dalla Francia, ma a certe condizioni.

Secondo alcune fonti citate da The New Arab, Darmain avrebbe portato con sé una lista contenente 20 nomi di cittadini tunisini che la Francia intende espellere, o perché accusati di attività terroristiche, o perché sospettati di avere inclinazioni jihadiste.  A tal proposito, a conclusione dell’incontro con Darmanin, il ministro degli Interni tunisino avrebbe affermato che la Tunisia è pronta ad accettare i suoi cittadini, a condizione che venga tutelata la loro dignità e che sia concesso loro il diritto di accedere a tutti i gradi di appello giudiziari in Francia prima di essere deportati. Oltre a questo, Charfeddine ha chiesto che le procedure di rimpatrio vengano svolte in linea con quanto previsto dalla legge e dalle convenzioni internazionali.

L’opinione pubblica tunisina è contraria al rimpatrio nel Paese di sospetti jihadisti e le autorità della Tunisia avrebbero finora impedito il rientro di alcuni di loro dalla Francia, citando le restrizioni ai movimenti e ai viaggi per arginare la diffusione del coronavirus. Nel 2015, le Nazioni Unite avevano rilasciato stime secondo le quali circa 5.000 tunisini si sarebbero riversati in Libia e in Siria per unirsi allo Stato Islamico. Secondo le autorità di Tunisi, però, tale cifra sarebbe inferiore e in tutto si tratterebbe di circa 3.000 individui. In ogni caso, il loro rientro in patria è stato motivo di grande preoccupazione a causa di molteplici attacchi rivendicati dall’ISIS nel Paese tra il 2015 e il 2016.

L’incontro di Darmanin in Tunisia, ex-colonia francese, è stato organizzato dopo l’attentato di Nizza dello scorso 29 ottobre, durante il quale un 21enne tunisino armato di coltello ha ucciso 3 persone all’interno della basilica di Notre-Dame dell’Assunzione. L’aggressore, arrivato in Europa da Lampedusa lo scorso 20 settembre, avrebbe ripetuto più volte “Allahu Akbar” mentre era trattenuto dagli agenti che l’avevano fermato sparandogli.

 L’attentato di Nizza era avvenuto a pochi giorni di distanza dall’ultimo episodio simile, verificatosi lo scorso 16 ottobre a Nord di Parigi, quando un insegnante era stato decapitato da un 18enne ceceno, simpatizzante dell’estremismo islamico, per aver mostrato in classe caricature del Profeta Maometto. Prima ancora di tale episodio, poi, il 25 settembre precedente, un 18enne di origine pakistana, arrivato in Francia tre anni prima, aveva accoltellato due persone fuori dagli ex uffici della rivista satirica Charlie Hebdo. In occasione dell’apertura del processo a riguardo, la testata aveva da poco deciso di riproporre le caricature del Profeta Maometto che avevano innescato la rabbia e la conseguente strage di Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, in cui erano state uccise complessivamente 12 persone.

Di fronte all’aumento degli attacchi di matrice terroristica islamista in Francia, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha deciso di adottare una serie di politiche volte a contrastare il “separatismo islamico” e di sostenere la pubblicazione delle vignette satiriche, in nome della libertà d’espressione. Macron aveva poi definito l’Islam una religione “in crisi” in tutto il mondo e aveva dichiarato che il governo presenterà, a dicembre, un disegno di legge per contrastare le frange più radicali dell’islamismo. Tali mosse hanno però provocato dure reazioni da parte del mondo musulmano che accusa la Francia di “islamofobia”.

Secondo fonti vicine a Darmanin, il 70% degli oltre 230 stranieri illegalmente presenti in Francia sono sospettati di radicalismo e, per la maggior parte, proverrebbero dalla regione del Magreb ma anche dalla Russia. Non a caso, dopo la visita in Tunisia, Darmanin si recherà in Algeria l’8 novembre con lo stesso scopo.

Ad oggi, oltre all’attentatore di Nizza, nel 2016 anche i perpetratori dell’attacco alla guida di un camion nel Giorno della Bastiglia, sempre a Nizza, e dell’attentato contro il mercatino di Natale di Berlino sarebbero stati tunisini. L’ISIS, poi, aveva rivendicato entrambi gli attacchi.

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Camilla Canestri

di Redazione

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