L’India si riavvicina al Nepal anche in funzione anti-cinese

Pubblicato il 7 novembre 2020 alle 9:02 in Cina India Nepal

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Il capo dell’Esercito indiano, il generale Manoj Mukund Naravane, il 6 novembre, ha concluso una visita in Nepal durata tre giorni, durante la quale ha incontrato il presidente nepalese, Bidya Devi Bhandari, il primo ministro, K.P. Sharma Oli, e il capo dell’Esercito, il generale Purna Chandra Thapa. Secondo più osservatori, il viaggio di Naravane sarebbe stato sia un segnale di allentamento delle crescenti tensioni bilaterali tra i due Paesi, causate da dispute di confine, sia una mossa per arginare la crescente influenza di Pechino in Nepal.

Secondo quanto riferito dal consigliere politico del premier nepalese, Rajan Bhattarai, durante il dialogo con il delegato indiano, Oli avrebbe definito la relazione tra Nepal e India “duratura e speciale”, invertendo i torni rispetto a quando, negli ultimi mesi, aveva incolpato l’India per la diffusione in Nepal del coronavirus, da lui ribattezzato “India virus”. Nonostante ciò, dall’incontro del 6 novembre, sarebbe emersa l’intenzione dei due Paesi di risolvere le dispute territoriali in corso attraverso il dialogo e, secondo l’ambasciata indiana in Nepal, le parti si sarebbero anche impegnate per rafforzare la cooperazione in materia di difesa.

L’India e il Nepal condividono un confine lungo circa 1.880 km e oggetto di dispute tra le parti per la sua esatta definizione. Gli attriti in proposito si erano riaccesi nel 2019, quando l’India aveva pubblicato una nuova mappa del Paese che includeva nel proprio Stato di Uttarakhand il territorio conteso di Kalapani, situato nel bacino dell’omonimo fiume. Successivamente, lo scorso 11 maggio, la situazione si era ulteriormente aggravata quando il ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh, aveva poi inaugurato una nuova strada himalayana, lunga 80 km e posizionata a Dharchula, alla giunzione tra India, Nepal e Cina, in una delle aree contese da Nuova Delhi con Kathmandu, aumentando così le tensioni tra i due Paesi. Di fronte alle conseguenti proteste nepalesi, lo stesso Naravane aveva suggerito che Katmandu stesse parlando spinta dalla Cina a protestare.

Successivamente a tale episodio, lo scorso 13 giugno, la Camera dei Rappresentanti del Parlamento del Nepal aveva approvato all’unanimità una proposta di emendamento costituzionale con la quale aveva ridisegnato i confini del Paese, includendo nel proprio territorio un’area contesa con l’India che si era opposta a tale mossa, definendola “assertività cartografica” e “allargamento artificiale”. In particolare, la nuova carta nepalese aveva inglobato un passo himalayano al confine con il Tibet, Lipu Lekh, il territorio di Kalapani e Limpiyadhura.

Da allora, tuttavia, il Nepal aveva lanciato più segnali rispetto alla propria intenzione di dialogare con l’India. Lo scorso 15 agosto, il giorno in cui ricorre l’anniversario dell’indipendenza indiana, Oli aveva telefonato al suo omologo indiano, Narendra Modi, con il quale avevano concordato la prosecuzione del dialogo bilaterale. Un mese più tardi, dai libri di testo delle scuole nepalesi era quindi scomparsa la nuova mappa.

Le dispute territoriali tra Nepal e India si rifanno al Trattato di Sugauli, stipulato tra gli allora Regno del Nepal e Compagnia delle Indie orientali, il 4 marzo 1816. In base al contenuto di tale accordo, il confine del Nepal è segnato dal fiume Makhali, che attraversa Kalapani dove riceve molti affluenti. Mentre l’India rivendica il dominio territoriale sulla fonte del fiume sostenendo che essa si trovi a Kalapani, il Nepal, al contrario, ritiene che essa sia nel passo di Lipu Lekh, dove si originano molti dei suoi affluenti.

Secondo più osservatori, al di là delle dispute territoriali, l’India sarebbe preoccupata per la crescente influenza cinese in Nepal sia dal punto di vista economico, sia da quello politico. Nel 2017, Katmandu ha aderito al progetto delle Nuove Vie della Seta, lanciato dalla Cina nel 2013 e opposto dall’India, e il presidente cinese, Xi Jinping, nel 2019, è stato il primo presidente cinese a recarsi in visita in Nepal negli ultimi vent’anni.

Tra i segnali più preoccupanti per Nuova Delhi ci sono state, lo scorso ottobre, più segnalazioni rispetto a tentativi di occupazione cinesi all’interno del territorio nepalese attraverso la costruzione di infrastrutture. Fonti legate al partito di governo indiano, Bharatiya Janata Party, avevano definito tali mosse come tentativi di invasione di territori confinanti con l’India. Oltre a questo, anche l’attività dell’ambasciatore cinese in Nepal, Hou Yanqi, starebbe preoccupando Nuova Delhi in quanto quest’ultimo starebbe cercando di appianare le discordie interne al Partito comunista del Nepal, dove vi sarebbero tensioni tra il premier Oli e  il presidente esecutivo, Pushpa Kamal Dahal.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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