Bahrein: 51 condanne per terrorismo, coinvolti i Guardiani iraniani

Pubblicato il 7 novembre 2020 alle 7:00 in Bahrein Medio Oriente

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L’Alta Corte penale del Bahrein ha condannato con ammende e pene detentive 51 individui, accusati di appartenere ad un gruppo terroristico che stava pianificando attentati nel Regno, con il sostegno dell’Iran.

La sentenza è giunta il 3 novembre e le pene previste variano da cinque anni di detenzione all’ergastolo, mentre diciassette imputati dovranno pagare una multa pari a 100.000 dinari, e altri tre dovranno risarcire 51.400 dinari di danni. Inoltre, 27 tra i 51 individui incriminati sono stati condannati in absentia, in quanto tuttora in fuga all’estero, mentre altri 24 erano stati già arrestati in precedenza, a seguito di una serie di attacchi sventati.

Stando a quanto riferito dalla Procura bahreinita al termine delle indagini condotte, gli individui coinvolti hanno formato un’organizzazione terroristica che pianificava attentati all’interno del Paese, sulla base di istruzioni fornite dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane (IRGC). In particolare, gli imputati si sono recati all’estero per ricevere addestramento militare dai Guardiani della Rivoluzione iraniani e dalle forze paramilitari sciite in Iraq, oltre ad aver ricevuto indicazioni su come reclutare nuovi membri all’interno del Bahrein e su come utilizzare armi ed esplosivi, forniti dagli stessi alleati iraniani. Il gruppo è stato trovato in possesso di bombe molotov e di altre tipologie di ordigni, veicoli e strumenti esplosivi. Gli obiettivi delle operazioni terroristiche e di sabotaggio pianificate erano luoghi e strutture legate al mondo dell’economia e della sicurezza, oltre alla sede del Ministero dell’Interno e delle Forze di Difesa bahreinite.

Già il 18 ottobre 2017, l’Iran era stato accusato di aver nascosto 160 ricercati dalla sicurezza del Bahrein, che avevano partecipato o compiuto operazioni terroristiche, minacciando la sicurezza e la stabilità del Paese. In particolare, il gruppo coinvolto era stato accusato di aver ucciso 25 guardie della sicurezza e di averne ferite altre 3000. Anche in tal caso, l’IRGC avrebbe addestrato gli attentatori nei propri campi di addestramento, insegnando loro come creare ordigni esplosivi, utilizzare armi automatiche e granate e aiutandoli successivamente ad entrare nel Paese.

Il Bahrein è un Paese del Golfo a maggioranza sciita, governato da una monarchia sunnita ed è testimone di disordini interni sin dal febbraio 2011, quando i manifestanti hanno occupato la capitale Manama, chiedendo più democrazia e la fine della discriminazione contro la maggioranza della comunità musulmana sciita, da parte della famiglia reale sunnita.  

In termini di sicurezza, la  principale preoccupazione del Bahrein, oltre alla presenza dei gruppi jihadisti all’interno del proprio territorio, è costituita dai rapporti con l’Iran. Le autorità di Manama sono convinte che Teheran svolga una continua azione destabilizzante e, in particolare, vedono nella politica espansiva dell’Iran una minaccia esistenziale, accusandolo di supportare gruppi sciiti sovversivi all’interno del territorio bahreinita per abbattere il regime sunnita esistente e instaurare un governo sciita filo-iraniano. Da parte loro, i leader iraniani spesso usano una retorica tagliente contro la famiglia Khalifa, che considerano illegittima, e fanno rivendicazioni territoriali sul Bahrein. Molti considerano addirittura il Paese la quattordicesima provincia dell’Iran. Il Bahrein, poi, è nel mirino di Teheran in quanto ospita la Quinta flotta della marina americana.

Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2019, il Bahrein non è stato colpito da nessun attentato terroristico “di successo” nel corso dello scorso anno. Tuttavia, dal canto loro, le forze di sicurezza interno hanno condotto numerose operazioni, con l’obiettivo di prevenire e ostacolare eventuali attacchi. Il governo del Bahrain (GOB) è un membro della Global Coalition to Defeat ISIS e ha sostenuto gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo. Stando a quanto riferito, anche nel corso del 2019 i rapporti politici tra la maggioranza a guida sunnita e l’opposizione a maggioranza sciita sono rimasti tesi, esacerbati dall’esecuzione di luglio 2019 di due sciiti condannati con accuse di terrorismo. Secondo i rapporti della stampa e delle ONG, le confessioni ottenute in relazione a tali episodi sono frutto di tortura ed estorsione di individui sciiti da parte dell’apparato di sicurezza bahreinita. Episodi sporadici di violenza hanno avuto luogo soprattutto in villaggi sciiti, in concomitanza con anniversari “politici”, tra cui l’inizio dei disordini del 2011.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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