Proteste in Bielorussia e Kirghizistan: le paure del Kazakistan

Pubblicato il 6 novembre 2020 alle 13:25 in Asia Kazakistan

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In Kazakistan la democrazia funziona più o meno allo stesso modo che in Bielorussia e in Kirghizistan: con cautela e secondo lo scenario. È quanto afferma l’esperta kazaka Aruzhan Meirkhanova in un’articolo pubblicato sul network Eurasianet.org.

Di conseguenza, spiega l’esperta della Nursultan University, le autorità kazake osservano attentamente come nei due paesi summenzionati, le elezioni non siano andate secondo i piani dei governi locali. Dall’inizio di agosto, centinaia di migliaia di bielorussi hanno tenuto marce di protesta pacifiche chiedendo le dimissioni del presidente Lukashenko, che afferma di aver vinto un sesto mandato con l’80,1% dei voti. In Kirghizistan, le elezioni parlamentari, palesemente truccate secondo lo stesso governo locale, all’inizio di ottobre sono state seguite dal caos e da un vuoto di potere terminato con l’ascesa al potere di Japarov, un politico controverso che fino alla settimana prima delle proteste era rinchiuso in carcere.

Sebbene gli esperti ritengano che le elezioni alla camera bassa del parlamento del Kazakistan – il Majilis – previste per il prossimo 10 gennaio difficilmente saranno così controverse o causeranno la stessa mobilitazione della popolazione come in Bielorussia e Kirghizistan, le autorità di Nur-Sultan preferirebbero non votare sullo sfondo di tali sconvolgimenti regionali.

Il calendario delle elezioni è determinato dalla Costituzione, ma questa è la prima volta in 16 anni che le elezioni si terranno alla fine del mandato dell’attuale convocazione del parlamento e non sono state convocate dalle autorità in anticipo per impedire all’opposizione di prepararsi.

Nel frattempo, gli eventi in Bielorussia e Kirghizistan non sono sfuggiti all’attenzione dei kazaki.

Alcuni cittadini hanno iniziato a condannare la brutalità di Minsk sui social media. Ad esempio, il noto attore Nurtas Adambay ha espresso solidarietà ai manifestanti, condannando il presidente Aleksandr Lukashenko e parlando a sostegno della leader dell’opposizione Svetlana Tsikhanovskaya come “simbolo della lotta per la libertà”.

Il ritmo degli eventi a Bishkek in ottobre, dove una folla ha preso il potere nelle proteste post-elettorali , ha sorpreso molti kazaki. Il presidente Qasym-Jomart Tokayev ha espresso un senso di preoccupazione sentito da molti, dicendo che “il caos e la devastazione” nel vicino Kirghizistan sono una “strada verso il nulla”, e ha annunciato alcune riforme in vista del trentesimo anniversario dell’indipendenza del prossimo anno.

Gli analisti, tuttavia, sottolineano che il Kirghizistan è così povero e instabile che non ci sono quasi paralleli con il Kazakistan.  D’altronde, dall’indipendenza a oggi, Bishkek ha avuto sette presidenti, di cui tre rovesciati da manifestazioni di piazza, il Kazakistan solo Nazarbayev e Tokayev che gli è succeduto lo scorso anno. La Bielorussia è un confronto migliore. Come nel caso di Lukashenko, in Kazakistan, il ramo esecutivo dispone di potenti forze dell’ordine, limita il lavoro dei giornalisti e blocca i siti web e utilizza un sistema giudiziario obbediente per mettere a tacere i manifestanti.

Come i bielorussi, i kazaki stanno diventando sempre più consapevoli degli eventi nello spazio post-sovietico, politicamente attivi e coraggiosi. L’anno scorso, gli intellettuali cittadini hanno preso parte alle proteste scoppiate dopo la nomina di Tokayev a presidente e diversi mesi dopo, quando le elezioni hanno consolidato il suo potere.

Inoltre, i tentativi da parte di vaste masse in Bielorussia di monitorare le brogli elettorali hanno ispirato gli attivisti kazaki, alcuni dei quali hanno iniziato a sviluppare progetti per coordinare il lavoro di osservatori elettorali indipendenti. Altri stanno lavorando con Pavel Lieber, fondatore di Golos, la nota piattaforma bielorussa per il monitoraggio dei brogli e delle frodi elettorali, che li sta aiutando a creare un sito web simile.

Inoltre, le elezioni per il Majilis si terranno sullo sfondo della pandemia COVID-19. Quando il ministro della Salute ha recentemente menzionato la probabilità di un voto online, gli attivisti hanno protestato, temendo che avrebbe creato ulteriori possibilità di brogli. Successivamente, il capo della Commissione elettorale centrale ha escluso il voto online, rilevando che non è previsto dalla Costituzione.

Le elezioni di gennaio per il Majilis saranno le prime alla presidenza di Tokayev, che si pone come sostenitore delle riforme politiche. Ad oggi, tuttavia, spiega Meirkhanova, poche delle sue promesse si sono trasformate in riforme significative. In particolare, la nuova legge sulla procedura per l’organizzazione e lo svolgimento di assemblee pacifiche, che, secondo le autorità, renderà più facile per le persone organizzare tali azioni, non è stata all’altezza delle aspettative. La legge che introduce una quota obbligatoria del 30% per donne e giovani per entrare in parlamento è un buon gesto, ma la cosiddetta legge di “opposizione parlamentare”, con la sua promessa di dare potere ai partiti politici meno affini all’esecutivo, è “pura cosmetica” – attacca l’analista, che la paragona ai “villaggi Potëmkin” dei tempi della zarina Caterina II, quando Potëmkin faceva costruire interi villaggi falsi e idilliaci dove passava la zarina, in modo da nascondere la povertà e l’arretratezza dell’Impero russo.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

di Redazione

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