Il fatto più importante della settimana, Austria

Pubblicato il 6 novembre 2020 alle 7:01 in Austria Europa

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Quattro persone sono morte e altre 23 sono rimaste ferite in un attentato compiuto in Austria, a Vienna, lunedì 2 novembre. La sparatoria è iniziata alle 20:00 vicino alla sinagoga del quartiere di Seitenstettengasse. Un uomo armato ha cominciato ad aprire il fuoco contro le persone sedute fuori dai caffè e dai ristoranti della città. Molti erano in giro a godersi l’ultimo giorno prima dell’imminente coprifuoco di mezzanotte, quando le restrizioni imposte dal governo per arginare la diffusione dei contagi da coronavirus sarebbero entrate in vigore.

I membri delle forze speciali sono arrivati rapidamente sulla scena. Un agente di polizia è stato colpito e ferito prima che l’attentatore, armato di fucile automatico, pistola e machete, venisse colpito a morte alle 20:09, ora locale. L’aggressore indossava anche una finta cintura esplosiva.

All’inizio, la polizia non era sicura del numero di aggressori entrati in azione. Alcuni testimoni hanno parlato di due o più killer e le forze di sicurezza hanno impiegato quasi due giorni ad osservare migliaia di ore di filmati e registrazioni per determinare se l’uomo armato avesse agito da solo. Un’importante operazione antiterrorismo è entrata in azione subito dopo l’attentato e la polizia ha istituito numerosi posti di blocco intorno al centro della città. Nel frattempo, anche dalla vicina Repubblica Ceca, la polizia aveva cominciato ad effettuare controlli casuali al confine nel caso in cui altri sospetti terroristi fossero fuggiti in quella direzione. Anche la Germania aveva intensificato i controlli alle sue frontiere e innalzato i livelli di allerta.

Ricostruendo la dinamica dell’attentato, la polizia viennese ha individuato sei scene del crimine nella zona della vita notturna della città. Si tratta di Seitenstettengasse e della vicina Morzinplatz, di Salzgries, di Fleischmarkt, di Bauernmarkt e di Graben. Il sospetto è stato ucciso vicino alla chiesa di St Rupert, non lontano dalla sinagoga. Due donne e due uomini sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco durante i nove minuti di terrore nel cuore di Vienna. Le vittime sono una studentessa tedesca di 24 anni, uccisa davanti al ristorante di Ruprechtsplatz, dove lavorava come cameriera; un ragazzo di 21 anni, originario della Macedonia del Nord, ucciso vicino a Fleischmarkt; un uomo austriaco di 39 anni, ucciso davanti a un fast food a Schwedenplatz; e una donna austriaca di 44 anni, morta successivamente in ospedale per le ferite riportate. In tutto, altre 23 persone sono rimaste ferite, 13 delle qualida colpi di arma da fuoco.

L’uomo armato è stato successivamente identificato come un “terrorista islamista” di 20 anni, uscito dal carcere a dicembre dopo una sentenza di rilascio anticipato. Il gruppo jihadista Stato Islamico ha rivendicato sul suo canale di propaganda, Amaq, la responsabilità dell’attacco. Il ministro dell’Interno, Karl Nehammer, ha riferito che il giovante attentatore era stato in carcere per 22 mesi, dall’aprile 2019, per aver cercato di raggiungere la Siria e unirsi ai jihadisti dell’Isis. Nel settembre 2018, era stato in Turchia, dove le autorità lo avevano trattenuto prima di essere rimpatriato in Austria e arrestato come “combattente straniero”, nel gennaio 2019. Il suo nome era Kujtim Fejzulai e aveva sia la cittadinanza austriaca che quella macedone. La polizia ha perquisito la sua casa, sequestrato materiale video e ha arrestato 14 dei suoi amici e conoscenti. La polizia svizzera ha contemporaneamente arrestato altre due persone, descritti come “colleghi” del sicario. Fejzulai si era recato in Slovacchia, nel luglio 2020, alla ricerca di munizioni per un AK-47 ma il suo tentativo di acquisto è stato rifiutato perché non era in possesso del porto d’armi. La polizia slovacca aveva immediatamente informato i suoi colleghi austriaci sui suoi sospetti, ma il ministro degli Interni di Vienna ha rivelato che il caso non è stato seguito adeguatamente dall’agenzia di intelligence interna BVT. “Ovviamente qualcosa è andato storto nella comunicazione”, ha detto Nehammer. Alla fine, tuttavia, dopo varie ricerche e indagini, sembrerebbe che Fejzulai abbia agito da solo e che sulla scena dell’attentato ci fosse solo lui.

Per quanto riguarda la storia della sua radicalizzazione, si ritiene che l’attentatore di Vienna abbia trascorso del tempo da adolescente in una famosa moschea nella zona di Ottakring. L’organizzazione della comunità musulmana austriaca IGGÖ ha chiarito di non avere nulla a che fare con la moschea, il cui predicatore si dice che abbia guidato una brigata tedesca in Siria prima di essere ucciso in un attacco armato lì. L’avvocato difensore originario dell’attentatore, Nikolaus Rast, ha riferito ai media austriaci che il giovane proveniva da una famiglia del tutto normale ma che si è imbattuto in un gruppo sbagliato di amici. “Era un ragazzo che stava cercando il suo posto nella società, che a quanto pare è andato nella moschea sbagliata. Non avrei mai immaginato che potesse diventare un assassino”, ha detto Rast. “Quando Fejzulai era stato liberato dalla prigione, nel dicembre 2019, con termini più indulgenti, era perché aveva convinto le autorità di non avere più opinioni estremiste islamiche”, ha sottolineato il ministro degli Interni. Tuttavia, l’associazione Derad, che gestisce un programma di de-radicalizzazione nelle carceri austriache ha respinto l’affermazione del ministro. “Non era mai stato valutato dal suo supervisore come “de-radicalizzato”, ha insistito l’associazione, “ma era stato soggetto a severe condizioni sulla libertà condizionale”, ha aggiunto.

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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