Elezioni presidenziali USA: la Fratellanza Musulmana preferisce Biden

Pubblicato il 6 novembre 2020 alle 12:53 in Medio Oriente USA e Canada

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I media legati alla Fratellanza musulmana hanno evidenziato un crescente entusiasmo per i risultati raggiunti, sino ad ora, dal candidato democratico alla presidenza statunitense, Joe Biden, con la speranza di ottenere vantaggi politici da una sua eventuale vittoria.

È stato il quotidiano al-Arab ad evidenziarlo, venerdì 6 novembre, in un momento in cui Joe Biden sembra essere sempre più vicino alla vittoria. Secondo il quotidiano, i Fratelli musulmani credono che, in caso di vittoria del candidato democratico, possano rivivere le medesime esperienze vissute nel periodo in cui il capo della Casa Bianca era Barack Obama, con particolare riferimento alle Primavere arabe. Tuttavia, secondo alcuni analisti, l’era Obama è ormai terminata e per la Fratellanza, in realtà, sarà difficile ottenere i medesimi risultati ottenuti in passato.

Finora i media dei Fratelli Musulmani non sono stati i soli a celebrare il vantaggio di Biden. Ad accompagnarli, vi sono stati quelli iraniani, alla luce della campagna di “assedio” perpetrata dall’amministrazione di Donald Trump negli ultimi anni, che ha impedito a Teheran di esportare il proprio petrolio con gravi conseguenze per la propria economia. La speranza, quindi, secondo quanto afferma al-Arab, è quella di ripristinare quella “clemenza” di cui l’Iran godeva durante “l’era Obama”.

Attivisti filo-islamisti e professionisti dei media in Egitto, Tunisia, Yemen e Stati del Golfo non hanno nascosto le loro preghiere per la vittoria di Biden, deridendo altresì le dichiarazioni dell’avversario Trump e le affermazioni sui casi di frode. “É come se Biden fosse il candidato dei Fratelli Musulmani e non il candidato dei democratici statunitensi”, afferma il quotidiano, secondo cui, tra i vantaggi auspicati dal gruppo islamista vi è il rilascio di membri della Fratellanza musulmana da parte del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Quest’ultimo, dalla deposizione dell’ex presidente eletto Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, si è fatto promotore di una campagna di repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre dello stesso anno. Altra speranza del gruppo islamista è la fine del blocco imposto contro il Qatar dal 5 giugno 2017.

Biden è stato presentato dalla Fratellanza Musulmana come un sostenitore dell’Islam e dei musulmani, ed è stato evidenziato il fatto che ha più volte citato gli hadith del Profeta e si è mostrato un oppositore dell’islamofobia. Associazioni islamiche americane, come la Società islamica del Nord America (ISNA) e il Council on American-Islamic Relations (CAIR), legate alla Fratellanza Musulmana o considerate vicine ad essa, hanno promosso la candidatura di Biden tra la popolazione statunitense e hanno partecipato alla sua campagna elettorale a livello statale e nazionale.

Tuttavia, alcuni analisti affermano che sarà difficile per i Fratelli musulmani e i loro sostenitori, in particolare il Qatar, recuperare gli stessi vantaggi di cui godevano durante il periodo di Obama, a causa dei cambiamenti che si sono verificati nella regione negli ultimi anni. A tal proposito, riporta al-Arab, il presidente al-Sisi, ad esempio, è diventato un attore attivo nel prendere accordi in molte questioni, tra cui i dossier libico, palestinese e sudanese, o anche nel nuovo percorso di normalizzazione tra Israele e la regione del Golfo arabo.

Inoltre, a detta del quotidiano, non è ancora chiara la strategia che Joe Biden intende adottare in Medio Oriente in caso di vittoria. Tuttavia, qualsiasi essa sia, affermano gli analisti, non andrà contro gli interessi degli Stati Uniti ed è improbabile che vada contro i recenti cambiamenti verificatisi, solo per compiacere i Fratelli Musulmani, il Qatar o qualsiasi altro attore nella regione mediorientale. Inoltre, Biden dovrà dapprima concentrarsi sulla situazione interna degli Stati Uniti e dovrà adoperarsi per rassicurare l’opinione pubblica americana sulla serietà delle riforme sociali che intende introdurre.

Ellen Laipson, ex alto funzionario statunitense e attuale direttore degli studi sulla sicurezza presso la George Mason University, ritiene che Biden lavorerà per ripristinare la fiducia negli Stati Uniti prima di navigare nelle acque del Medio Oriente. In un articolo pubblicato dal sito web di opinione Syndication Bureau, Laipson ha sottolineato che il Medio Oriente non è il luogo più urgente verso cui rivolgersi per riparare le alleanze degli Stati Uniti, se paragonato a Europa e Asia. Tuttavia, a detta dell’ex funzionario, “Biden sarà in grado di ristabilire rapporti con i principali leader del Medio Oriente, con la probabile eccezione dell’Arabia Saudita “.

Circa i rapporti con l’Iran, a detta di alcuni analisti, anche questo rappresenterà una “cartina al tornasole” per l’eventuale amministrazione Biden. In tal caso, il solo ripristino dell’impegno degli Stati Uniti per l’accordo nucleare del 2015 non sarà sufficiente. Gli esperti di non proliferazione nucleare nell’amministrazione Biden potranno proporre emendamenti all’accordo e collaborare con gli alleati per preservarlo, ma il comportamento regionale dell’Iran continuerà ad essere valutato da funzionari regionali nei dipartimenti di Stato e Difesa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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