Yemen: i missili dei ribelli colpiscono i bambini di Taiz

Pubblicato il 5 novembre 2020 alle 9:18 in Medio Oriente Yemen

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Fonti yemenite hanno riferito che la città di Taiz, situata nel Sud-Ovest dello Yemen, ha assistito a nuovi scontri tra le forze governative e i ribelli sciiti Houthi. I missili lanciati da questi ultimi, è stato affermato, hanno provocato diversi feriti tra i civili, tra cui 5 bambini. Uno di questi è morto successivamente, a causa delle gravi ferite riportate.

A riportarlo, il quotidiano Asharq Al-Awsat, con riferimento a episodi verificatisi nel corso della giornata del 4 novembre. Anche il governo yemenita ha confermato che i ribelli Houthi hanno bombardato, ancora una volta, le aree residenziali di Taiz, mentre hanno intensificato i propri attacchi contro le postazioni dell’esercito situate nel Nord della medesima città. Secondo gli ultimi dati forniti da organizzazioni per i diritti umani attive nel Paese, le aree residenziali di Taiz sono state più volte colpite dai ribelli, provocando danni materiali e perdite di vite umane. Il numero di civili uccisi nella città, dall’inizio del conflitto, ammonta a più di 3.800, mentre il numero di feriti è stimato a quasi 15.760.

Anche Medici Senza Frontiere ha condannato l’attacco perpetrato dalle milizie Houthi a Taiz il 4 novembre, ed ha invitato tutte le parti coinvolte a rispettare il diritto umanitario internazionale e ad “adottare tutte le precauzioni necessarie per evitare vittime civili”. A detta dell’organizzazione internazionale non governativa, l’attentato del 4 novembre ha colpito almeno 3 bambini di età inferiore a dieci anni, successivamente trasferiti presso l’ospedale Al-Thawra. Tuttavia, è stato specificato, il numero di feriti potrebbe aumentare.

Nel frattempo, l’esercito yemenita, supportato dalla coalizione internazionale a guida saudita, è stato in grado di ottenere nuovi risultati presso il governatorato di al-Jawf, già controllato per il 75% dalle forze governative. In particolare, il 4 novembre, le cosiddette “forze congiunte”, composte da membri sia dell’esercito nazionale yemenita sia della coalizione internazionale a guida saudita, hanno riferito di aver liberato postazioni e siti di rilievo nel Nord dell’accampamento campo strategico di Al-Khanjar, situato a Est della città di Hazm. A tal proposito, fonti interne all’esercito hanno dichiarato che, a seguito di tali ultimi scontri, le milizie ribelli hanno subito decine di perdite, mentre diversi veicoli armati e armamenti sono stati distrutti o danneggiati. Le medesime fonti hanno affermato che le forze governative, coadiuvate da tribù locali e dalla coalizione internazionale, continuano a ottenere risultati rilevanti sui diversi assi di al-Jawf.

Hazm, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, è stata conquistata dai ribelli Houhti il primo marzo scorso, a seguito di violente battaglie e almeno tre attacchi aerei contro le forze congiunte. Di conseguenza, le forze governative sono state costrette a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Assumere il controllo di al-Jawf ha rappresentato un risultato rilevante per i ribelli Houthi che, in tal modo, sono giunti ad occupare un terzo governatorato prossimo all’Arabia Saudita, dopo Sa’da e Hajjah. Tuttavia, l’esercito yemenita ha continuato, fin da subito, a condurre attacchi e battaglie per ripristinare il proprio controllo sull’area.

Secondo quanto riportato da Asharq al-Awsat, nella giornata del 4 novembre, il primo ministro yemenita designato, Moein Abdul Malik, ha discusso con l’ambasciatore USA in Yemen, Christopher Henzel, degli ultimi sviluppi nel panorama yemenita, oltre che dei legami di cooperazione tra Washington e il Paese mediorientale, finalizzata soprattutto a contrastare la minaccia iraniana nell’intera regione. Nel corso dei colloqui, l’attenzione è stata rivolta anche all’accordo di Riad siglato il 5 novembre 2019, ed è stata evidenziata la necessità di accelerare gli sforzi verso la formazione di una nuova squadra esecutiva, così come previsto da tale patto. Tra gli altri punti discussi, vi sono la lotta all’estremismo e al terrorismo, il miglioramento delle condizioni economiche e umanitarie in Yemen e l’attuazione di programmi e progetti volti ad alleviare le sofferenze del popolo yemenita.

Lo Yemen è testimone di un perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Le battaglie del 4 novembre si inseriscono nel quadro di un’escalation in corso sin dalla metà di gennaio 2020, che ha interessato prevalentemente i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Altro distretto testimone di scontri è stato Nihm, definito la porta orientale verso la capitale yemenita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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