Putin: Russia sta facendo tutto il possibile per fermare conflitto in Nagorno-Karabakh

Pubblicato il 5 novembre 2020 alle 6:10 in Azerbaigian Russia

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“La situazione nel Nagorno-Karabakh potrebbe essere risolta pacificamente, senza ricorrere alle armi. La Russia sta facendo tutto il possibile per porre fine al conflitto il prima possibile ed è in contatto con Armenia e Azerbaigian. Ci aspettiamo di raggiungere risultati accettabili per tutti”. Ad affermarlo è il presidente russo Vladimir Putin.

“Sapete, la Russia sta facendo tutto quanto in suo potere per porre fine al conflitto nel Caucaso meridionale il prima possibile per salvare la vita di persone che si trovano da una e dall’altra parte. Purtroppo da entrambe le parti si ricorre ancora alle armi per raggiungere quegli obiettivi che, nella nostra profonda convinzione, potrebbero essere raggiunti durante un processo diplomatico di dialogo”, ha dichiarato il leader russo in una videoconferenza in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale.

“Spero vivamente che riusciremo a raggiungere questo obiettivo con mezzi pacifici”, ha concluso il presidente russo.

Nella giornata di ieri, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha dichiarato che Baku è pronta a porre fine al conflitto a condizione che Yerevan si impegni a ritirare le truppe dai territori occupati.

In precedenza, Putin ha tenuto colloqui telefonici con i leader di Baku e Yerevan.

Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate nuovamente la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, circa 700 militari sono stati uccisi in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene, che accusano la Turchia di aver schierato miliziani jihadisti nella regione a fianco degli azeri. La presenza dei jihadisti, negata da Ankara e Baku, è stata registrata da diversi osservatori internazionali.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto.

I capi delle diplomazie di Baku e Erevan durante i negoziati a Mosca conclusisi nella tarda serata di venerdì 9 ottobre hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin.

Dalla firma della tregua, rinnovata il 18 ottobre su pressione di Russia, Francia e USA, tuttavia, da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive. Un nuovo negoziato a Washington, il 24 ottobre, aveva portato a una terza proclamazione del cessate il fuoco, ma anche questa è fallita e da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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