Manila avvia esplorazioni energetiche in una zona contesa con Pechino

Pubblicato il 5 novembre 2020 alle 12:04 in Cina Filippine

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il segretario all’Energia delle Filippine, Alfonso Cusi, ha affermato, il 4 novembre, che l’azienda filippina PXP Energy Corp. potrà avviare attività esplorative nelle acque circostanti Reed Bank, area contesa con la Cina, anche senza una collaborazione con l’azienda statale cinese China National Offshore Oil Corp (CNOOC).

Il 4 novembre, durante un briefing, parlando delle esplorazioni della PXP Energy, Cusi ha affermato: “Se possono fare da soli, che procedano”, aggiungendo poi che: “Se non possono e necessitano di un partner, allora che collaborino con la Cina”. Nella stessa giornata il presidente della PXP Energy, Manuel Pangilinan, ha sottoposto al Dipartimento per l’Energia un programma preliminare dei lavori di esplorazione dopo che, una settimana prima, aveva affermato di non sapere se le esplorazioni sarebbero potute iniziare senza il permesso della Cina.

Al momento, sono in corso negoziati tra la PXP Energy e la CNOOC per eseguire operazioni congiunte nelle acque contese tra Cina e Filippine intorno a Reed Bank. Ciò nonostante, il governo di Manila ha concesso all’azienda esplorativa filippina il diritto di condurre esplorazioni di petrolio e gas in base al Contratto di Servizio 72. Il 16 ottobre, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, aveva rimosso un divieto sull’esplorazione petrolifera nel Mar Cinese Meridionale, che era stato imposto sei anni prima a causa delle tensioni con la Cina a riguardo e il Contratto di Servizio 72 è stato uno dei cinque contratti di esplorazione ad essere sbloccati in base a tale decisione.

Secondo alcuni osservatori, la Cina potrebbe non consentire a PXP Energy di procedere con le attività esplorative ripetendo quanto già fatto con altri Paesi che rivendicano aree di sovranità nel Mar Cinese Meridionale che Pechino ritiene siano di sua competenza, come Malesia e Vietnam.

Reed-Bank è una zona contesa tra Pechino e Manila nel Mar Cinese Meridionale, nel cui sottosuolo si trovano ricche riserve di idrocarburi. Le Filippine sostengono che l’area, trovandosi a 85 miglia nautiche dall’isola filippina di Palawan, rientri all’interno della propria Zona Economica Esclusiva (ZEE) ma lo stesso vale per Pechino, rispetto alla cui provincia di Hainan Reed Bank dista però 595 miglia nautiche.

Nel 2013 le Filippine avevano denunciato la Cina alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia per la costruzione di un’isola artificiale su alcune isole contese e, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 10 dicembre 1982, il tribunale dell’Aia aveva invalidato le rivendicazioni storiche della Cina, che comprendevano anche Reed-Bank, con una sentenza, il 12 luglio 2016. Pechino, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione.

Per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero.

Nonostante le Filippine abbiano spesso adottato un atteggiamento di accondiscendenza rispetto alle rivendicazioni cinesi, di recente, il presidente Duterte ha dimostrato un atteggiamento volto al progressivo allontanamento da Pechino in favore di una riconciliazione con Washington, fermamente opposta alle ambizioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale.

 Lo scorso 22 settembre, alla 75esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu Duterte aveva espresso ferma opposizione alla Cina per quanto riguarda le dispute territoriali tra i due Paesi, riportando sul tavolo delle Nazioni Unite il dibattito sulle aree di sovranità nel Mar Cinese Meridionale. Tale posizione si è rivelata diametralmente opposta a quella assunta nel 2016, dopo l’emissione della sentenza della Corte dell’Aia, quando l’allora neo-presidente filippino ne sminuì l’esito e cercò di aprire da subito un dialogo con il presidente cinese, Xi Jinping, non appena assunta la carica presidenziale, il 30 giugno di quell’anno.

Gli USA sono militarmente presenti nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), che il presidente Duterte aveva minacciato di non voler rinnovare alla sua scadenza del 9 agosto, lo scorso 11 febbraio. Tuttavia, il successivo 2 giugno, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA, motivando la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della “competizione tra superpotenze”. Ciò ha dimostrato che l’atteggiamento di Pechino rispetto alle dispute nel Mar Cinese Meridionale ha evocato timori nelle Filippine che hanno deciso di mantenere gli USA impegnati militarmente nell’area con il VFA, elemento chiave nella Strategia per l’Indo-Pacifico di Washington.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione