La Turchia multa Facebook, Instagram e Twitter

Pubblicato il 5 novembre 2020 alle 8:29 in Medio Oriente Turchia

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La Turchia ha multato alcuni giganti dei social media, tra cui Facebook, Twitter e Instagram, con un’ammenda pari a circa 1,2 milioni di dollari per ciascuna azienda, a causa del mancato adempimento alla legge entrata in vigore il 29 ottobre.

Quest’ultima, approvata dal Parlamento turco il 29 luglio, richiede alle piattaforme social con più di un milione di utenti giornalieri, attive in Turchia, di nominare rappresentanti locali presso i tribunali turchi, di ottemperare alle ordinanze della Magistratura circa la rimozione di determinati contenuti, ritenuti “offensivi”, entro 48 ore, e di archiviare i server con i dati degli utenti turchi all’interno del Paese. Ai sensi della nuova normativa, in caso di infrazione, le aziende coinvolte potrebbero incorrere in sanzioni pecuniarie, subire un blocco della pubblicità o avere una larghezza di banda ridotta dapprima al 50% e successivamente fino al 90%, il che significa bloccare l’accesso.

Omer Fatih Sayan, presidente dell’Autorità per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ha dichiarato, il 4 novembre, che Facebook, Instagram, Twitter, Periscope, YouTube e TikTok sono stati multati, in quanto non hanno nominato un proprio rappresentante in tribunale entro il termine stabilito, il 2 novembre. “Le aziende straniere che operano in Turchia e che raggiungono più di un milione di utenti al giorno sono state informate su alcune delle regole che devono rispettare”, ha affermato Sayan, altresì vice ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture della Turchia. In caso di adeguamento alle nuove normative, è stato specificato, le restrizioni saranno revocate e verrà richiesto soltanto un quarto della multa inflitta. “Il nostro obiettivo è non entrare in controversia con queste società che servono miliardi di cittadini in tutto il mondo”, ha altresì dichiarato Sayan, dicendosi fiducioso sulla collaborazione dei colossi chiamati a rispettare la nuova legge.

Il disegno di legge era stato presentato dal Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AK), fondato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, e dal suo alleato nazionalista, il National Movement Party (MHP). I gruppi per i diritti umani e l’opposizione hanno, fin da subito, mostrato preoccupazione, evidenziando come tale legge possa minare la libertà di espressione in Turchia, un Paese dove sono comuni i procedimenti penali per “insulto” contro il presidente sui social media. Alcuni critici hanno affermato che, con la nuova legge, Ankara “mette la museruola” alle voci di dissenso, limitando anche l’accesso a informazioni indipendenti o critiche, in un Paese in cui i media sono nelle mani di uomini d’affari che favoriscono o che sono direttamente controllati dallo Stato. In particolare, circa il 90% dei giornali e dei canali di notizie televisive è controllato dal governo o dai suoi sostenitori. Pertanto, l’obiettivo del governo turco sarebbe controllare l’intero mondo online.

Secondo la nuova legge, la decisione di impedire l’accesso al notizie e rimuoverle può essere presa anche senza condurre alcun processo, senza ottenere il parere legale dell’altra parte, o anche a sua insaputa. Inoltre, gli utenti dei social media possono essi stessi segnalare i contenuti che ritengono violino i loro diritti. In tal caso, i rappresentanti delle piattaforme saranno incaricati di rispondere alle segnalazioni entro 48 ore, pena sanzioni da circa cinque milioni di lire.

La legislazione era stata approvata dopo che il presidente Erdogan aveva richiesto che le piattaforme social fossero “ripulite”, in quanto sua figlia e suo genero erano stati insultati su Twitter dopo la nascita del loro quarto figlio. La Turchia ha precedentemente bloccato siti tra cui YouTube, Twitter e Wikipedia per aver pubblicato contenuti ritenuti “offensivi”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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