Iraq: violente esplosioni a Diyala, “C’è l’impronta dell’ISIS”

Pubblicato il 5 novembre 2020 alle 14:09 in Iraq Medio Oriente

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Due violente esplosioni hanno causato la morte di 3 donne e di un agente di polizia nel governatorato iracheno di Diyala, giovedì 5 novembre. L’episodio si inserisce nel quadro di un crescente clima di tensione.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, è da circa un mese che il governatorato orientale di Diyala ed il suo capoluogo, Ba’quba, sono testimoni di episodi che minacciano, quasi quotidianamente, la sicurezza della regione. Nella giornata del 5 novembre, il direttore del distretto Nord-orientale di al-Abara, Shaker Al-Tamimi, ha riferito, in un comunicato stampa, che un primo ordigno è esploso alla periferia del villaggio di Zahra, uccidendo 3 donne e ferendo un civile. Poi, un altro ordigno, piantato vicino al primo, è esploso contro una pattuglia della polizia arrivata sul luogo dell’incidente per evacuare i feriti, uccidendo un poliziotto e ferendone altri 3.

Al-Abara e i villaggi circostanti della provincia di Diyala assistono quasi ogni giorno a omicidi o attentati simili a quello del 5 novembre. La causa è fatta risalire ad azioni di vendetta da parte delle tribù locali o alla presenza di cellule terroristiche legate allo Stato Islamico. Secondo quanto riferito da un funzionario della sicurezza locale, anche dietro le due esplosioni del 5 novembre “c’è l’impronta dell’ISIS”.

L’episodio è giunto in un momento in cui le forze di sicurezza irachene, in collaborazione con le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) e la coalizione anti-ISIS a guida statunitense, continuano a condurre operazioni nell’intero governatorato, con l’obiettivo di contrastare la perdurante minaccia terroristica. A tal proposito, il Comando delle operazioni di Diyala ha riferito di aver concluso un’operazione su vasta scala che ha interessato soprattutto la città di Khailaniya, nel Nord-Est del governatorato. Qui, 5 civili, tra cui un leader di una tribù locale particolarmente attivo nella lotta al terrorismo, sono stati uccisi, il 27 ottobre, a seguito di un attentato perpetrato da 2 agenti dello Stato Islamico, successivamente arrestati dalle Forze di Intelligence irachene. Il comandante delle operazioni, il maggiore generale Raad Al-Jubouri, ha poi dichiarato di aver completato una vasta operazione volta a mettere in sicurezza l’intera area di al-Muqdadiya.

Stando a quanto riferisce il quotidiano al-Araby al-Jadeed, la mancanza di una “leadership unificata” rende l’intera regione sempre più instabile. A tal proposito, le Forze di Mobilitazione Popolare sembrano agire su propria iniziativa, senza seguire le indicazioni delle forze di sicurezza irachene, alimentando ulteriormente una situazione di caos. Per tale ragione, il governo di Baghdad è stato esortato ad intervenire attraverso un dispiegamento di forze di polizia locali, con il fine di garantire maggiore sicurezza, soprattutto di fronte alla crescente minaccia posta dalle cellule terroristiche dell’ISIS tuttora attive nelle aree circostanti.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad.

Di fronte a tale scenario, le forze irachene hanno lanciato diverse operazioni. Tra queste, “Gli eroi dell’Iraq”, la cui terza fase ha avuto inizio il 22 giugno scorso. Si è trattato di un’operazione di terra che ha visto l’esercito iracheno e le forze congiunte perlustrare un’area pari a circa 5 km quadrati, estesa tra le province di Salah al-Din e Diyala, fino al lago Tharthar, a Sud di Samarra. In precedenza, il 17 maggio, l’apparato di sicurezza iracheno aveva dato avvio ad una nuova operazione, intitolata “Leoni dell’isola”, il cui obiettivo era far fronte alle cellule dormienti dell’ISIS tuttora attive nell’Ovest di Salah al-Din, nel Sud di Ninive, nel Nord di Anbar e in alcune aree al confine siro-iracheno, su un totale di undici assi.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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