Grande diga africana: nuovo stallo nei negoziati

Pubblicato il 5 novembre 2020 alle 20:00 in Egitto Etiopia Sudan

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Le delegazioni di Egitto, Etiopia e Sudan hanno ancora una volta interrotto i colloqui dopo non essere riuscite a concordare una strategia comune per risolvere la disputa sulla cosiddetta grande diga africana, in costruzione sul fiume Nilo Azzurro.

A fine ottobre, le tre nazioni africane avevano deciso di riprendere i negoziati sul riempimento e sul funzionamento della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) per giungere ad un accordo unilateralmente condiviso. I colloqui erano ripartiti dopo i commenti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale aveva ipotizzato che l’Egitto avrebbe potuto “far saltare in aria” la diga, qualora il progetto fosse stato percepito dal Cairo come una minaccia esistenziale. Le osservazioni avevano alterato l’Etiopia, principale sostenitrice della GERD e Paese sponsor dell’iniziativa.

I ministri degli Esteri e delle Risorse Idriche delle tre nazioni si erano dunque incontrati virtualmente la scorsa settimana e avevano invitato gli esperti dei loro Paesi a discutere e concordare un approccio univoco che rendesse i colloqui fruttuosi. Tuttavia, le differenze non sono state risolte e “i nuovi incontri non sono riusciti a colmare le lacune”, come dichiarato da Mohammed el-Sebaei, portavoce del ministero dell’Irrigazione egiziano. In una nota, rilasciata dal Sudan, si legge: “I ministri dell’Acqua di Sudan, Egitto ed Etiopia hanno deciso di porre fine a questo round di negoziati sulla diga del Nilo Azzurro. I colloqui non sono riusciti a farci fare alcun progresso tangibile”. Il ministro dell’Irrigazione sudanese, Yasser Abbas, ha confermato che i negoziati non hanno portato risultati e che l’Egitto si è opposto alla proposta sudanese, sostenuta dall’Etiopia, di massimizzare il ruolo degli esperti dell’Unione africana (UA).

L’Etiopia ha affermato che i Paesi “non sono stati in grado di raggiungere un accordo completo su questioni basilari per l’imminente negoziato e sul calendario degli incontri”. Il governo di Addis Abeba ha dichiarato che si sarebbe rivolto al presidente del Consiglio esecutivo dell’UA e al ministro degli Esteri del Sudafrica, che attualmente detiene la presidenza dell’Unione, “per consultarsi sui prossimi passi”.

Le domande chiave cui rispondere riguardano ancora quanta acqua l’Etiopia dovrebbe rilasciare a valle se si verificasse un periodo di siccità pluriennale e come i tre Paesi dovrebbero risolvere eventuali controversie future. Addis Abeba rifiuta l’arbitrato vincolante nella fase finale del progetto. El-Sebaei, il portavoce del Ministero egiziano, ha dichiarato che i tre Paesi riferiranno separatamente le loro posizioni al Sudafrica.

La cosiddetta GERD è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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