Francia-Turchia: continua lo scontro, rischio sanzioni per Ankara

Pubblicato il 5 novembre 2020 alle 18:56 in Francia Turchia

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La Francia si è di nuovo scagliata contro la Turchia a causa delle sue “dichiarazioni di odio e di violenza” e ha sollevato la possibilità di ulteriori sanzioni contro Ankara.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si è scontrato duramente con l’omologo francese, Emmanuel Macron, su una serie di questioni geopolitiche e, più recentemente, anche ideologiche, in particolare, la lotta della Francia contro quello che ha definito “l’Islam radicale”. “Da qualche tempo ci sono dichiarazioni di violenza, persino di odio, che vengono regolarmente rilasciate dal presidente Erdogan e che sono inaccettabili”, ha dichiarato a radio Europe 1 il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, giovedì 5 novembre.

Erdogan si è unito alle richieste, provenienti da tutto il mondo musulmano, di boicottare i prodotti francesi in risposta alle affermazioni di Macron secondo cui l’Islam “è una religione in crisi” a livello globale. Il presidente turco ha poi dichiarato che l’omologo francese avrebbe bisogno di cure mentali e lo ha invitato a rivedere le sue opinioni sull’Islam.

Le tensioni si sono ulteriormente accese quando Macron, alcuni alti funzionari e l’opinione pubblica francese hanno rinnovato il loro sostegno alla libertà di espressione e al diritto di diffondere le caricature del Profeta Maometto, come quelle pubblicate dalla rivista satirica francese Charlie Hebdo e considerate offensive dal mondo musulmano. La Turchia ha poi promesso, mercoledì 4 novembre, che risponderà “nel modo più fermo possibile” alla decisione della Francia di dichiarare illegale il gruppo ultranazionalista turco dei Lupi Grigi.

“Non è solo la Francia ad essere presa di mira, c’è una totale solidarietà europea in materia. Vogliamo che la Turchia rinunci a questa logica di prepotenza”, ha detto Le Drian. Il Consiglio europeo ha dichiarato che ha in programma di prendere provvedimenti contro le autorità turche e ha affermato: “È importante che il governo di Ankara prenda tutte le misure necessarie per evitarlo. Ci sono mezzi di pressione, c’è un programma di possibili sanzioni in ballo”.

Nel frattempo, Macron ha sottolineato che il suo Paese sta combattendo contro “il separatismo islamico e non contro l’Islam”, rispondendo a chi lo accusava di aver lanciato un attacco contro il mondo musulmano. “Non permetterò a nessuno di affermare che la Francia e il suo governo promuovono il razzismo contro i musulmani”, ha detto il leader francese.

Dopo aver ripubblicato le caricature del Profeta Maometto che erano comparse per la prima volta sulle pagine della rivista prima della strage del 7 gennaio 2015, Charlie Hebdo, il 28 ottobre, ha mostrato in prima pagina una provocatoria caricatura del presidente turco Erdogan, facendo innervosire ulteriormente il governo di Ankara.

In seguito alle proteste e all’ondata di violenza terroristica che ha colpito la Francia nelle ultime settimane, Macron ha moderato i toni e ha riconosciuto, il primo novembre, che le caricature di Maometto possono essere considerate scioccanti per alcuni. Tuttavia, in una lettera diffusa questa settimana, il presidente francese ha avvertito che c’è ancora “terreno fertile” per “estremismo” nel Paese. “In alcuni distretti e su Internet, gruppi legati all’Islam radicale insegnano ai nostri figli l’odio per la repubblica, invitandoli a ignorare le sue leggi”, ha scritto. “Questo è ciò contro cui la Francia sta combattendo. L’odio e la morte che minacciano i vostri figli, non l’Islam. Ci opponiamo all’inganno, al fanatismo, all’estremismo violento. Non alla religione”, ha aggiunto.

Le vignette del Profeta Maometto, considerate blasfeme dai musulmani, sono state mostrate in Francia in segno di solidarietà con Samuel Paty, il professore decapitato da un 18enne di origini cecene e accusato di aver mostrato alcune caricature durante un corso sulla libertà di espressione in una scuola media. Dopo tale episodio, avvenuto il 16 ottobre, Macron ha assicurato che avrebbe raddoppiato gli sforzi per fermare le credenze islamiche conservatrici, che, a suo dire, sovvertono i valori francesi. La decisione, tuttavia, ha provocato un ampio malcontento tra i musulmani e ha acuito le divisioni. Il 29 ottobre, a Nizza, un uomo armato di coltello ha attaccato la chiesa di Notre-Dame, uccidendo 3 persone. L’autore dell’attentato è Brahim Aoussaoui, un tunisino senza precedenti, nato nel 1999, arrivato in Europa il 20 settembre, sbarcato a Lampedusa e giunto in Francia dopo vari spostamenti. Delle tre vittime, due sono donne e uno è un uomo. Le due persone morte all’interno della cattedrale sono state “sgozzate” o “decapitate”. Il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, ha parlato di una “scena dell’orrore”, con una delle vittime uccisa in modo “orribile”, “come il professore”, un riferimento alla decapitazione di Paty. La terza vittima, una donna, si era rifugiata dopo l’aggressione in un bar vicino alla chiesa. Tuttavia, è morta poco dopo per le conseguenze delle ferite.

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Chiara Gentili

di Redazione

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