Taiwan: cambiamenti in corso nell’Aviazione, droni dagli USA

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 12:45 in Cina Taiwan USA e Canada

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Taiwan accantonerà tutti i suoi 46 arei da caccia F-5 entro il 2024 e la sua Aviazione potrà ricevere 4 droni statunitensi di tipo MQ-9 Reaper, pilotati da remoto. Tale vendita, per un valore di 600 milioni di dollari, è stata approvata dal governo statunitense il 3 novembre, provocando dure critiche da parte del Ministero della Difesa cinese il giorno successivo.

Secondo quanto riferito dalle autorità di Taipei, i 46 mezzi che verranno accantonati dall’Aviazione saranno sostituiti con 66 jet supersonici da addestramento di tipo Yung Yin, i quali potranno essere convertiti in aerei da caccia in caso di guerra. La loro realizzazione è stata affidata all’azienda taiwanese Aerospace Industrial Development Corporation (AIDC) che inizierà la loro produzione di massa dal prossimo novembre. La prima scadenza per la consegna degli Yung Yin è stata fissata per la fine  del 2024, quando AIDC dovrà consegnare 45 jet, mentre altri 21 dovranno essere consegnati entro il 2026.

I velivoli F-5, invece, saranno dismessi dall’inizio del 2024 e il loro smantellamento totale sarà completato entro la fine di quell’anno. La decisione di sostituire i jet F-5 è giunta dopo che, lo scorso 29 ottobre, un pilota taiwanese, il 29enne Chu Kuan-meng, è morto in un incidente aereo durante un’esercitazione militare. Nello specifico, nel corso di una prova di combattimento e difesa ordinaria, eseguita con un F5-E, poco dopo il decollo dalla base aerea di Chihang, il pilota ha comunicato la presenza di problemi meccanici, è riuscito ad evacuare il velivolo ma non è comunque sopravvissuto. Secondo quanto riportato dai media locali, il pilota sarebbe stato colpito alla testa da un pezzo di aereo in caduta prima di atterrare in acqua. Dopo l’incidente, l’aviazione ha da subito interrotto l’utilizzo degli F-5, sia di tipo F-5E e F5-F, come già accaduto nel 2011 in seguito ad un simile incidente.

Al momento, i 46 F-5 dell’Aviazione taiwanese sono impiegati nella costa Est dell’isola, 39 alla base aerea di Chihang, nella contea di Taitung, e 7 nella conta di Hualien. La costruzione di tali mezzi era iniziata a Taiwan nel 1973, grazie alle forniture tecnologiche e meccaniche dell’azienda Northrop Corporation, con sede negli Stati Uniti. In seguito all’introduzione, negli anni Novanta, di 150 jet F-16, di 60 Mirage 2000-5 e di 130 F-CK-1, gli F-5 erano stati declassati come seconda linea di aerei da caccia dell’Aviazione e molti di essi erano stati ritirati. 

Per quanto riguarda, invece, i 4 droni MQ-9, gli USA hanno affermato che la loro vendita aiuterà Taipei nei suoi sforzi di modernizzazione delle forze armate e per mantenere una capacità di difesa credibile. Oltre a questo, per Washington la fornitura aiuterà sia l’isola a mantenere la propria stabilità politica, sia la regione in generale a preservare l’equilibrio militare. Oltre ai 4 droni, la vendita prevede anche stazioni terrestri e l’equipaggiamento necessario per assistere le loro operazioni.

Il portavoce del Ministero della Difesa Cinese, Wu Qian, il 4 novembre, ha dichiarato che la vendita di armi statunitensi a Taiwan viola il principio “una sola Cina” e i tre comunicati congiunti sui quali si fondano le relazioni sino-statunitensi. A sua detta, gli Stati Uniti starebbero poi violando la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale cinesi, mettendo a repentaglio le relazioni militari sino-statunitensi e la pace e la stabilità nello stretto di Taiwan. Rivolgendosi agli Stati Uniti, Wu ha affermato: “Ricordate che a giocar con il fuoco ci si brucia”, sottolineando che l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) di Pechino non consentirà a nessuno di dividere il “sacro territorio della patria”. “Se qualcuno dovesse insistere, dovremo colpire direttamente” ha chiosato Wu.

Gli scorsi 27 e 21 ottobre, gli USA avevano già approvato la vendita di altre armi a Taiwan per un valore rispettivamente di 2,4 miliardi di dollari e di 1,8 miliardi di dollari, provocando le dure critiche di Pechino che, il 26 ottobre, aveva deciso di imporre sanzioni su aziende, entità e soggetti statunitensi, tra cui sono rientrate anche le aziende Boeing, Raytheon Technologies e Lockheed Martin.

Seppur non riconoscendo formalmente il suo governo, gli USA sono il maggior fornitore d’armi di Taiwan che si definisce Repubblica di Cina (ROC), tant’è vero che, già lo scorso 14 agosto, Taipei aveva firmato un accordo per l’acquisto di 66 jet F-16 di ultimo modello con la statunitense Lockheed Martin. Dall’inizio del proprio incarico nel 2016, l’amministrazione del presidente Trump, al momento in attesa dei risultati delle elezioni presidenziali del 3 novembre 2020, ha adottato più iniziative volte ad intensificare i legami tra Washington e Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità della ROC.

Per Pechino le relazioni tra Taipei e Washington non sono accettabili perché, secondo la sua visione, Taiwan e la Cina formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, proprio in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese, ma, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa a Pechino, Tsai Ing-wen. Oltre a respingere categoricamente il principio di “una sola Cina”, quest’ultima ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola alla guida del Partito Progressista Democratico (PDD), lo scorso 11 gennaio e ha intensificato gli scambi con Washington.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha però più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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