Siria, Idlib: 6 civili uccisi da un raid di Assad

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 12:25 in Medio Oriente Siria

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Almeno 6 civili sono morti, tra cui anche 4 bambini, a seguito di un attacco perpetrato dalle forze fedeli al presidente siriano, Bashar al-Assad, contro le città di Ariah e Kafriya, nella periferia del governatorato Nord-occidentale di Idlib.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, mercoledì 4 novembre, secondo cui l’attacco dell’esercito siriano, perpetrato per mezzo di artiglieria pesante e missili, ha causato altresì decine di feriti. Fonti di Ariah hanno riferito al quotidiano che circa 50 missili hanno colpito la città nella mattina del 4 novembre, in concomitanza con colpi di artiglieria, provocando la morte di 3 civili, tra cui un bambino. A detta delle fonti, le forze filo-regime hanno intensificato gradualmente i propri bombardamenti, impedendo alle squadre della protezione civile di giungere sul luogo per assistere le vittime. Alcuni cittadini, hanno riferito le fonti, sono tuttora bloccate sotto le macerie, lasciando presagire un aumento del bilancio delle vittime. Altri attacchi hanno interessato, sempre il 4 novembre, il quartiere al-Sinaa nella città di Idlib, dove un bambino è stato ucciso e 8 civili sono rimasti feriti, e Kafriya, dove, oltre alla morte di 2 bambini, gli edifici e le proprietà private degli abitanti locali sono state gravemente danneggiate.

Idlib, governatorato situato nel Nord-Ovest della Siria, rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia. Le pattuglie, sebbene siano riuscite a compiere circa diversi round, sono state spesso ostacolate non solo da gruppi di ribelli locali, ma anche da Hayat Tahrir al-Sham.

La tregua del 5 marzo è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse perlopiù dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Tuttavia, il cessate il fuoco è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation.

Nel frattempo, la regione Nord-occidentale sta altresì assistendo ad un aumento senza precedenti dei contagi da coronavirus. Nella giornata del 3 novembre, sono stati registrati 524 nuovi casi positivi nei soli governatorati di Aleppo e Idlib. La crescita della curva dei contagi, a detta delle autorità locali, è da far risalire ad un aumento dei test effettuati. Tuttavia, si teme che la debolezza del sistema sanitario, danneggiato da più di nove anni di conflitto, possa provocare una vera catastrofe umanitaria.

Il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), nel mese di ottobre il numero di vittime provocate dal conflitto in Siria ha raggiunto quota 600. Il numero comprende 104 civili, di cui 8 bambini al di sotto dei 18 anni di età e 5 donne. Le vittime, spiega il SOHR, sono state provocate da bombardamenti perpetrati dalle forze russe e dall’esercito legato al presidente Assad, così come dagli attacchi delle Syrian Democratic Forces (SDF) e della coalizione internazionale anti-ISIS e dagli scontri che hanno visto impegnati i gruppi di opposizione e gli alleati turchi. Tra le altre cause che hanno portato alla morte di cittadini siriani, a detta dell’Osservatorio Siriano, sono da includersi altresì le torture subite in prigione e le esplosioni di dispositivi, mine, e autobombe. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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