Il Qatar annuncia elezioni per il Consiglio della Shura

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 16:39 in Medio Oriente Qatar

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L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, ha annunciato che il Paese terrà le prime elezioni per nominare nuovi membri all’interno del Consiglio della Shura nel mese di ottobre 2021.

Quest’ultimo è un consiglio consultivo, nonché l’organo legislativo del Paese del Golfo, ed è composto da 45 membri, di cui 30 eletti tramite votazione. Parlando in occasione dell’apertura della 49esima sessione ordinaria del Consiglio, il 3 novembre, l’emiro al-Thani ha affermato che definire la data della tornata elettorale rappresenta una mossa significativa che consentirà ai cittadini qatarioti di partecipare in misura maggiore nelle operazioni legislative.

La Costituzione del Paese, approvata in un referendum del 2003, prevede elezioni per 30 seggi del Consiglio della Shura, mentre gli altri 15 seggi sono nominati dall’emiro. Attualmente, il compito del Consiglio è fornire consulenza ai governanti ereditari, ma si prevede che, a seguito delle elezioni, i suoi poteri vengano estesi, includendo la possibilità di licenziare i ministri, approvare il bilancio nazionale e proporre leggi. Le elezioni del suddetto organo legislativo, sebbene previste dalla Costituzione qatariota, sono state più volte rimandate e non hanno mai avuto luogo. Nel 2019 l’emiro aveva ordinato di formare un comitato per organizzare il voto, ma non aveva indicato una data precisa per le elezioni.

Motivo per cui, secondo alcuni analisti, la nuova mossa riveste una particolare importanza per la politica qatariota, considerato altresì che la partecipazione della popolazione alle decisioni del governo è considerata modesta. Inoltre, Doha potrebbe essere d’esempio ad altri Paesi della regione del Golfo “in un momento in cui vi è bisogno di cambiare governance e politiche di gestione, e la partecipazione popolare dovrebbe ricevere maggiore attenzione” ed essere sempre più incoraggiata.

Nel corso della sessione del 3 novembre, l’emiro al-Thani ha parlato di alcune questioni interne ed esterne, tra cui la pandemia di coronavirus, affermando che il Paese si sta preparando, anche a livello economico, per una seconda ondata, che si sta già diffondendo a livello internazionale. Altra questione, poi, è il conflitto israelo-palestinese, verso cui Doha promuove una soluzione “giusta”.

In materia di politica estera, il Qatar ha più volte scelto una strategia basata su un equilibrio tra i propri principi e gli interessi in materia economica e di sicurezza. Doha si è detta altresì pronta ad assumere il ruolo di facilitatore per promuovere il dialogo, soluzioni eque e la risoluzione pacifica delle controversie. Non da ultimo, il Qatar ha partecipato a tutti gli sforzi internazionali e regionali volti a una convivenza pacifica, alla salvaguardia dell’ambiente, al contrasto della povertà e alla lotta al terrorismo.

Il Paese è poi coinvolto nella cosiddetta “crisi del Golfo”, che ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I paesi fautori del blocco sono Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Da parte sua, il Qatar ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi fautori dell’embargo. Per Doha, i Paesi promotori del blocco hanno cercato di minare l’autonomia decisionale e di interferire negli affari interni del Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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