Nagorno-Karabakh: Putin dialoga con Aliyev e Pashinyan

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 6:22 in Armenia Russia

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Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto in questi giorni dei colloqui telefonici con il presidente azero Ilham Aliyev e con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan in cui è stata discussa la situazione nella regione contesa del Nagorno-Karabakh, riferisce l’ufficio stampa del Cremlino.

“Il 1 novembre e il 2 novembre, rispettivamente, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha avuto conversazioni telefoniche con il premier della Repubblica di Armenia Nikol Pashinyan e con il presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliyev. Le questioni della risoluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh sono state discusse a fondo”, si legge nella nota ufficiale del Cremlino.

L’Armenia e l’Azerbaigian si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate nuovamente la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabakh lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, circa 700 militari sono stati uccisi in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene, che accusano la Turchia di aver schierato miliziani jihadisti nella regione a fianco degli azeri. La presenza dei jihadisti, negata da Ankara e Baku, è stata registrata da diversi osservatori internazionali.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto.

I capi delle diplomazie di Baku e Erevan durante i negoziati a Mosca conclusisi nella tarda serata di venerdì 9 ottobre hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin.

Dalla firma della tregua, rinnovata il 18 ottobre su pressione di Russia, Francia e USA, tuttavia, da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive. Un nuovo negoziato a Washington, il 24 ottobre, aveva portato a una terza proclamazione del cessate il fuoco, ma anche questa è fallita e da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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