Armenia: l’ira di Pashinyan con Israele

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 6:28 in Armenia Azerbaigian Israele

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Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha commentato con durezza la proposta israeliana di aiuti umanitari all’Armenia. Il capo del governo di Erevan ha proposto alle autorità israeliane di inviare aiuti umanitari non al suo popolo, ma ai mercenari jihadisti che combattono in Nagorno-Karabakh, che, secondo le informazioni della difesa armena, sarebbero armati dallo Stato ebraico. Così Pashinyan ha commentato lunedì la proposta israeliana di fornire assistenza alla repubblica in un’intervista al Jerusalem Post.

“Aiuti umanitari da un paese che vende armi ai mercenari, che vengono usate per colpire civili civili? Suggerisco che Israele invii questi aiuti a mercenari e terroristi come logica continuazione delle sue attività”, ha detto il capo del governo armeno.

Pashinyan ha anche esortato Israele a riflettere se “voglia davvero stare dalla stessa parte della Turchia”, che, sostiene, ha dispiegato migliaia di mercenari siriani in Azerbaigian per condurre le ostilità in Nagorno-Karabakh. Gli stessi mercenari, aggiunge Pashinyan, sarebbero pronti a colpire Israele.

Secondo il Jerusalem Post, il primo ministro armeno ha anche avvertito Tel Aviv che Ankara potrebbe presto puntare le sue “ambizioni imperialiste” verso Israele. Secondo Pashinyan, un simile sviluppo degli eventi è “una questione di tempo”.

Il 5 ottobre scorso, il presidente israeliano Reuven Rivlin durante una conversazione telefonica con la sua controparte armena Armen Sargsyan ha osservato che le relazioni di Israele con l’Azerbaigian sono a lungo termine e gli ha assicurato che “la cooperazione tra i due paesi non è diretta contro nessuna delle parti in conflitto”. Rivlin ha osservato allo stesso tempo che Israele “è interessato a sviluppare relazioni con l’Armenia ed è pronto a offrire aiuti umanitari” a Erevan.

Gli esperti di Crisis Response di Amnesty International avevano rintracciato e identificato bombe a grappolo M095 DPICM di fabbricazione israeliana nell’area urbana di Stepanakert colpita dall’esercito azero il 3 e il 4 ottobre. Secondo gli esperti tali bombe sono state sparate dalle forze azere.

“L’uso di bombe a grappolo in qualsiasi circostanza è vietato dal diritto internazionale umanitario, quindi il loro uso per attaccare aree civili è particolarmente pericoloso e porterà solo a ulteriori morti e feriti” – aveva affermato nell’occasione Denis Krivosheev, capo ad interim di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale.

Nei giorni successivi le forze armate dell’Armenia e della repubblica di Artsakh (il nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh) hanno denunciato l’uso di droni e missili israeliani da parte delle truppe azere.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso. Da quel giorno ci sono battaglie sulla linea di contatto. La legge marziale è stata introdotta in Azerbaigian e Armenia e la mobilitazione è stata annunciata. Morti e feriti si contano anche tra la popolazione civile. 

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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