Georgia: l’opposizione si rifiuta di entrare in parlamento

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 12:45 in Europa Georgia

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Il partito Georgian Dream al potere in Georgia dovrebbe entrare in parlamento da solo dopo che tutte le altre formazioni si sono rifiutate di riconoscere i risultati del voto del 31 ottobre.

Con il 95% dei voti scrutinati, i risultati ufficiali mostrano che Georgian Dream si è assicurato un terzo mandato al potere, conquistando oltre il 48% del voto popolare e dominando quasi la metà dei trenta collegi elettorali in tutto il paese.

Ciò darebbe a Georgian Dream più del 50% dei seggi nell’assemblea da 150 seggi, abbastanza perché il partito formi un governo monocolore e approvi la maggior parte delle leggi, ad eccezione degli emendamenti alla costituzione.

I partiti di opposizione, o almeno quelli che secondo i risultati ufficiali hanno ottenuto abbastanza voti per entrare in parlamento, hanno accusato Georgian Dream di aver “rubato le elezioni” e hanno annunciato che intendono rifiutare i loro mandati.

“Entrare a far parte di questo parlamento significa entrare a far parte di Georgian Dream”, ha detto il 2 novembre Gigi Ugulava, uno dei leader del partito di opposizione Georgia europea.

Nove gruppi politici sembrano aver superato la soglia per guadagnare rappresentanza nella legislatura. Una coalizione guidata dallo Movimento di Unità Nazionale (UNM), un partito di opposizione fedele all’ex presidente in esilio Mikheil Saakashvili, è arrivata seconda con poco meno del 27% dei voti proporzionali. I candidati della coalizione hanno praticamente pareggiato con i loro rivali Georgia Dream in molti dei collegi distrettuali.

Mentre le elezioni di molti collegi distrettuali – dove i singoli candidati corrono in un distretto geografico e occupano un seggio corrispondente nella legislatura – sono andate al ballottaggio, Georgian Dream sta già dichiarando la vittoria.

“Sulla base dei risultati del primo turno di votazioni, Georgian Dream può già formare una maggioranza ed esprimere fiducia nel governo del primo ministro Giorgi Gakharia” – ha detto Kakha Kaladze, sindaco di Tbilisi e segretario generale del partito al governo, quando i primi risultati sono stati resi noti il 1° novembre.

Tutti gli altri partiti che hanno superato la soglia si sono rifiutati di accettare i risultati ufficiali, accusando Georgian Dream di frode, brogli elettorali e falsificazione degli atti.

Il giorno dopo le elezioni, i leader dell’opposizione hanno guidato i loro sostenitori in una marcia verso la casa in collina del presidente di Georgian Dream, il magnate Bidzina Ivanishvili. Una turbolenta manifestazione di protesta si è tenuta davanti al palazzo di Ivanishvili, sorvegliato dai cordoni della polizia. A Tblisili la situazione è tornata alla calma la notte stessa.

“Non lasceremo che Ivanishvili rubi la scelta fatta dal popolo georgiano” – ha detto l’ ex presidente Saakashvili parlando dall’Ucraina, incoraggiando i sostenitori a “combattere” per difendere i loro voti. “Sta rubando il destino della Georgia e il destino di ognuno di voi”, ha insistito il controverso leader della rivoluzione delle rose che nel 2003 pose fine al governo di Eduard Shevardnadze.

Gli osservatori internazionali hanno affermato che, sebbene abbiano rilevato una serie di irregolarità, compreso l’uso di risorse amministrative da parte del partito al governo, hanno affermato che i risultati sono comunque generalmente liberi e puliti.

“Le elezioni parlamentari del 31 ottobre sono state pulite e, nel complesso, le libertà fondamentali sono state rispettate”, ha affermato in una dichiarazione del 1° novembre la principale missione di monitoraggio internazionale, guidata dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

I gruppi di opposizione hanno affermato, tuttavia, di aver visto prove sufficienti per dichiarare che il Georgian Dream ha fatto ricorso a brogli elettorali. Hanno promesso continue proteste per fare pressione sulle autorità per una replica.

“Spero che tornino in sé e rimangano nel processo elettorale, per poi prendere parte ai lavori del parlamento”, ha detto il 2 novembre Giorgi Kakhiani, vicepresidente di Georgian Dream.

Finora sono state presentate 450 denunce di violazioni delle procedure elettorali presso le autorità elettorali. Anche se tutte queste lamentele venissero accolte, Georgian Dream manterrebbe comunque il suo vantaggio, ha sostenuto Kakhiani.

Ma Georgian Dream è destinato ad avere il parlamento tutto per sé dopo il boicottaggio di massa. Come ha detto il rappresentante del Movimento di Unità Nazionale, Nika Melia : “Non entreremo in quella cosa […] che solo Bidzina Ivanishvili chiama parlamento”.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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