Elezioni USA: l’Europa reagisce invitando alla calma

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 14:49 in Europa USA e Canada

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I politici europei hanno ammonito Donald Trump e invitato alla cautela dopo che il presidente statunitense ha falsamente rivendicato la vittoria alle elezioni, nelle prime ore di mercoledì 4 novembre, e dichiarato che, in caso di sconfitta, avrebbe avviato una lunga battaglia in tribunale per contestare i risultati. Molti leader di governo sono rimasti in silenzio, in attesa di esiti più concreti, e in Europa i Paesi dell’Unione hanno chiesto calma e pazienza tra i timori di possibili disordini.

Il ministro degli Esteri spagnolo, Aráncha González Laya, ha esortato i leader americani ad aspettare il conteggio finale dei voti prima di scendere a conclusioni. Annegret Kramp-Karrenbauer, ministro della Difesa tedesco, ha dichiarato, con toni più preoccupati: “Questa è una situazione molto esplosiva. È una situazione che può portare a una crisi costituzionale negli Stati Uniti, come dicono giustamente gli esperti, ed è qualcosa che ci deve preoccupare molto”. In Germania, l’insuccesso di Joe Biden, convinto filoeuropeo e fautore del multilateralismo, nell’ottenere una vittoria schiacciante su Trump sta causando un profondo sgomento, secondo quanto riportato dai media.

In rappresentanza dell’Unione Europea, il capo degli Affari Esteri dell’UE, Josep Borrell, ha commentato: “Il popolo americano ha parlato. In attesa del risultato elettorale, l’UE resta pronta a continuare a costruire un forte partenariato transatlantico, basato sui nostri valori e sulla nostra storia condivisa”.

Alcuni politici europei hanno affermato di temere il caos e hanno sottolineato come i risultati di queste elezioni siano una prova del fatto che la vittoria di Trump nel 2016 non sia stato un incidente o un fatto casuale. Anche se Biden fosse alla fine dichiarato vincitore, alcuni ritengono che potrebbe essere comunque un presidente debole, incapace di comandare la maggioranza del Senato e quindi più vulnerabile alle intense pressioni interne.

Il presidente della commissione per gli affari esteri del Bundestag, Norbert Röttgen, ha ammesso che i risultati finora hanno colto la Germania alla sprovvista. “Non eravamo preparati a questo”, ha detto Röttgen. Peter Altmaier, stretto alleato politico della cancelliera tedesca Angela Merkel, ha affermato, dal canto suo: “Temo che se si tratterà di un risultato con margini di vittoria lievi ci sarà una discussione molto, molto lunga. Indipendentemente da chi vincerà, è un male che la campagna elettorale degli Stati Uniti sia stata condotta principalmente su questioni interne”. Il leader dei Verdi tedeschi, Robert Habeck, esprimendo la sua posizione, ha dichiarato che “se Trump dovesse vincere di nuovo, l’ordine globale potrebbe cambiare radicalmente”. “L’Europa deve unirsi, altrimenti non giocherà più un ruolo a livello internazionale”, ha sottolineato.

Il primo ministro sloveno pro-Trump, Janez Janša, ha affermato che la vittoria è praticamente nelle mani del presidente e ha criticato “ulteriori ritardi e negazione dei fatti” da parte dei media. La Slovenia è tra l’altro il Paese di nascita dell’attuale First lady, Melania Trump.

Nel Regno Unito, il ministro degli Esteri, Dominic Raab, ha chiesto di attendere ancora con pazienza e ha affermato: “Rispettiamo i valori della democrazia e i controlli e gli equilibri riflessi nel sistema statunitense, che siamo molto fiduciosi produrranno un risultato”. L’ex ministro degli Esteri britannico, del partito conservatore, Jeremy Hunt ha affermato che sarebbe un disastro se l’esito finisse in una battaglia giudiziaria, con accuse di frode e brogli. Hunt ha rivelato alla BBC: “La mia più grande preoccupazione è che dimentichiamo che gli Stati Uniti sono la democrazia leader nel mondo. Se finiremo con un’enorme discussione sul processo elettorale e se le persone si metteranno a parlare di elezioni rubate, metteremo solo un sorriso sul volto di persone come il presidente Putin e il presidente Xi che guarderanno la loro gente e diranno “non siete contenti che noi non abbiamo questo tipo di pasticci?” e ciò sarebbe un disastro assoluto”. “Dobbiamo ricordare che qui è in gioco la reputazione della democrazia nel mondo”, ha concluso Hunt nella sua intervista.

Nigel Sheinwald, un ex ambasciatore del Regno Unito a Washington, ha affermato che un altro problema è che se Trump vincerà le elezioni, gli Stati Uniti continueranno a fare delle performance mediocri sulla scena mondiale. In più, ha sottolineato Sheinwald, dal momento che gli Stati Uniti sono così divisi internamente e soffrono di problemi sociali così profondi, un’altra vittoria di Trump non fornirà la leadership di cui il Paese e tutto il mondo hanno bisogno veramente. “Temo che avremo lo stesso o ancora più imprevedibile e incoerente leader che abbiamo avuto nel primo mandato”, ha detto l’ex ambasciatore britannico.

Gli alleati di Vladimir Putin, in Russia, hanno finora espresso soddisfazione per i risultati, sostenendo che le precedenti accuse secondo cui la vittoria di Trump nel 2016 fosse dovuta all’interferenza di Mosca “sono state finalmente smentite”. Konstantin Kosachev, presidente della commissione per gli affari esteri del Consiglio della Camera alta della Federazione russa, ha dichiarato: “I perdenti non avranno più bisogno di ricorrere ad affermazioni su interferenze straniere in questo caso. È tempo che l’America torni alla politica della sanità mentale, nel qual caso la sosterremo sempre. È giunto il momento”. L’Iran, uno dei Paesi che potrebbe subire le conseguenze più significative dall’esito delle elezioni statunitensi, a causa della politica di massima pressione economica di Trump su Teheran, ha reagito affermando che gli Stati Uniti sono in declino, mentre l’Iran continuerà a resistere. Il presidente, Hassan Rouhani, ha dichiarato che il risultato non è importante per il governo del suo Paese ma ha invitato il prossimo presidente degli Stati Uniti a rispettare i trattati e le leggi internazionali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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