Algeria: il presidente Tebboune positivo al coronavirus

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 8:31 in Africa Algeria

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Il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, è risultato positivo al coronavirus. Al momento, si trova in cura presso un ospedale in Germania.

Era da giorni che i media algerini avevano parlato del trasferimento del capo di Stato algerino in Europa, per “riceve cure mediche”, senza mai specificare la motivazione. Prima del suo arrivo in Germania, il 28 ottobre, il presidente si era posto in auto-isolamento nell’ospedale militare di Algeri, dopo che alcuni suoi collaboratori erano risultati positivi al Covid-19. Poi, il 3 novembre, la presidenza algerina ha riferito che Tebboune ha, in realtà, contratto anch’egli il coronavirus. Le condizioni del presidente, un uomo di 74 anni definito altresì un “fumatore accanito”, non sono, però, gravi, stando a quanto riportato da fonti della presidenza. “Il presidente risponde positivamente alle cure e si sta riprendendo gradualmente”, è stato affermato.

Il Paese Nord-africano, al pari di altri Stati europei, è testimone, da settimane, di una crescita della curva dei contagi. Su una popolazione pari a circa 44 milioni di persone, nella giornata del 3 novembre sono stati registrati 405 nuove infezioni da Covid-19, a cui si sono aggiunti 9 decessi. Dallo scoppio della pandemia, l’Algeria ha riportato 58.979 contagi e circa 2.000 morti per coronavirus. Il primo caso positivo è stato registrato il 24 febbraio, mentre il primo decesso risale al 12 marzo. La pandemia ha reso necessario il trasferimento di parte del budget dello Stato verso il settore sanitario e l’impiego di fondi statali per acquistare attrezzature e dispositivi medici. Circa metà dei dipendenti statali è stata licenziata, il ciclo economico interrotto e sono state mobilitate ulteriori risorse nell’apparato di sicurezza del Paese, esercito incluso, per gestire la crisi.

L’elezione di Tebboune, ex primo ministro, è giunta il 12 dicembre 2019, dopo che il Paese era stato sconvolto, per circa nove mesi, da una forte mobilitazione popolare. Le proteste avevano avuto inizio il il 22 febbraio dello stesso anno, per contrastare la volontà dell’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika, di estendere ulteriormente il proprio governo, durato 20 anni. Le richieste degli algerini includevano soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Tebboune, dal canto suo, si è impegnato per rispondere alle richieste dei manifestanti e del cosiddetto Hirak, il movimento di protesta megafono della popolazione algerina. Tra le diverse mosse, il presidente ha fortemente incoraggiato degli emendamenti costituzionali, sottoposti ad un referendum il primo novembre scorso. Il 66,8% degli elettori recatisi alle urne ha votato “sì”, mentre il restante 33,2% si è mostrato contrario. Tuttavia, il dato maggiormente evidenziato è stato il tasso di affluenza, pari al 23,7%. Ciò significa che solo 5,5 milioni di algerini hanno mostrato interesse per il nuovo testo costituzionale, il che ha messo in luce come il presidente Tebboune non sia ancora riuscito a conquistare la fiducia dei cittadini algerini.

Nel frattempo, non mancano le difficoltà a livello economico. Il premier algerino, Abdelaziz Djerad, ha ammesso che l’Algeria sta vivendo una situazione economica difficile senza precedenti, derivante da una “crisi strutturale dei governi precedenti”, oltre che dal crollo dei prezzi del petrolio e dalla pandemia. Il capo di Stato ha escluso l’ipotesi di ricorso a fondi del FMI o di altri attori esterni, “in nome della sovranità nazionale”. Il Paese, in realtà, ricorda con rabbia quanto accaduto nel 1994, quando i prestiti offerti dal FMI hanno comportato riforme strutturali, a loro volta causa di massicci tagli di posti di lavoro, chiusura di società pubbliche e privatizzazione di una parte di esse.

Le autorità algerine hanno proposto un piano economico che potrebbe portare il Paese a risparmiare circa 20 miliardi di dollari quest’anno, attraverso i tagli alla spesa pubblica e la riduzione dei costi di importazione. Il governo di Algeri ha deciso di rinviare gran parte dei progetti di investimento previsti per il 2020 in diversi settori, tra cui quello dell’energia, e ha elaborato un nuovo piano economico che dovrebbe riuscire ad alleviare l’impatto delle perdite finanziarie una volta che il Paese avrà cominciato a tenere sotto controllo la minaccia del Covid-19. Nello specifico, con la legge finanziaria supplementare per l’anno 2020, è stato deciso di ridurre le entrate di bilancio a circa 38 miliardi di euro, rispetto ai 44 miliardi di euro previsti nel budget originale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione