Al via l’esercitazione MALABAR, un messaggio per Pechino

Pubblicato il 4 novembre 2020 alle 10:23 in Australia Giappone India

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La prima fase dell’esercitazione militare congiunta delle forze marittime indiane, statunitensi, giapponesi e australiane è iniziata il 3 novembre nel Golfo del Bengala e si protrarrà per tre giorni fino al 6 novembre prossimo. La seconda fase dell’esercitazione, invece, avverrà dal 17 al 20 novembre nel Mar Arabico e, in tale occasione, gli USA e l’India potrebbero dispiegare le proprie portaerei

L’edizione 2020 della MALABAR si svolgerà senza contatti fisici diretti tra le truppe dei quattro Paesi coinvolti, a causa del coronavirus. L’esercitazione prevede manovre complesse delle quattro forze marittime come operazioni di superficie, anti-sommergibile e di difesa aerea, ma anche combattimenti da pontile, test delle ultime tecnologie di navigazione e operazioni a fuoco aperto.

Gli USA hanno dispiegato il proprio cacciatorpediniere lanciamissili USS John S McCain, l’Australia la fregata a lunga autonomia Ballarat e il Giappone il proprio cacciatorpediniere Onami. L’India, che ospita l’esercitazione, schiererà, invece, dal punto di vista marittimo, il cacciatorpediniere Ranvijay, la fregata Shivalik, l’imbarcazione da pattuglia Sukanya, la nave di sostegno Shakti e il sottomarino Sindhuraj. Per quanto riguarda, invece, i mezzi aerei Nuova Delhi ha inviato l’aereo da addestramento Advanced Trainer Hawk, l’aereo da pattuglia marittima a lunga autonomia P-81, il Dornier e più elicotteri.

Secondo più osservatori, l’esercitazione è l’ultimo di una serie di messaggi rivolti a Pechino dai quattro Paesi che, insieme, formano l’alleanza del gruppo Quad e ognuno dei quali sta attraversando un periodo di accresciute tensioni con la Cina per motivazioni diverse. Pechino ritiene che il gruppo Quad sarebbe volto a contenere il suo sviluppo regionale e ha avanzato l’ipotesi, smentita poi dal primo ministro giapponese Yoshihide Suga, che i quattro Paesi stiano creando una mini-NATO.

Secondo osservatori citati dal quotidiano cinese Global Times, nonostante l’esercitazione abbia l’obiettivo di rafforzare la cooperazione militare tra i quattro Paesi, essa avrà un impatto sulla pace nell’Indo-Pacifico. Inoltre, è stato notato che ognuna delle Nazioni partecipanti all’esercitazione MALABAR starebbe seguendo i propri interessi e sarebbe difficile che i piani di tutti e quattro i Paesi riescano a convergere.

Prima dell’esercitazione militare, lo scorso 6 ottobre, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva incontrato i ministri degli Esteri di India, Australia e Giappone, a Tokyo, e aveva chiesto loro una maggiore cooperazione nella regione dell’Indo-Pacifico, per contrastare le crescente influenzadella Cina. Più tardi, il 19 ottobre, l’India aveva quindi annunciato il ritorno dell’Australia all’esercitazione MALABAR dopo 13 anni di assenza.

Per quanto riguarda l’India, le relazioni tra Nuova Delhi e Pechino si trovano in un punto di stallo a causa delle tensioni lungo il confine conteso tra i due Paesi, noto  come Linea di Controllo Effettivo (LAC). Qui, dallo scorso 5-6 maggio, nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC, sono iniziati i primi scontri fisici tra gli eserciti indiano e cinese che, il 15 giugno successivo, sono culminati nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967 e ha provocato un’intensificazione dell’impegno militare lungo il confine da parte di entrambi i Paesi, ora impegnati in dialoghi bilaterali a più livelli per distendere gli attriti.

L’Australia, invece, si è unita all’edizione 2020 dell’esercizio MALABAR dopo 13 anni dal suo inizio, in un momento di accresciute tensioni tra Canberra e Pechino che si sono finora manifestate soprattutto dal punto di vista commerciale con la Cina, maggior mercato di destinazione dell’export australiano, che sta progressivamente bandendo più categorie di prodotti d’importazione australiani. Da parte sua, il Giappone è invece coinvolto in una disputa territoriale con Pechino riguardo le isole chiamate dal primo Senkaku e dalla seconda Diaoyu, attualmente amministrate da Tokyo e intorno alle quali sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. Infine Washington e Pechino sono coinvolte in una lunga serie di dispute che hanno progressivamente deteriorato i legami bilaterali.

L’esercitazione MALABAR era stata organizzata per la prima volta nel 1992 tra l’India e gli Stati Uniti e si era poi allargata al Giappone e all’Australia. Nel 2007, però, dopo proteste diplomatiche mosse dalla Cina che accusava il raggruppamento di essere “una coalizione anti-cinese”, Tokyo e Canberra avevano deciso di ritirarsi dall’esercitazione. Nel 2015, il Giappone era poi tornato a partecipare alla MALABAR mentre l’Australia è tornata nel 2020.

Secondo alcuni osservatori, tra i risultati dell’esercitazione MALABAR 2020 potrebbe esserci un incentivo generale ai legami bilaterali tra India e Australia, in un momento in cui la seconda necessita di un nuovo partner commerciale. A testimonianza di tale possibilità, lo scorso giungo, durante un summit virtuale, i primi ministri dei due Paesi, Narendra Modi e Scott Morrison hanno innalzato il livello delle relazioni bilaterali rendendole un partenariato strategico globale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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