Yemen: Safer, la “bomba galleggiante” controllata dagli Houthi

Pubblicato il 3 novembre 2020 alle 11:48 in Medio Oriente Yemen

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Il governo yemenita, il 2 novembre, ha, ancora una volta, messo in guardia da un eventuale disastro ambientale, che potrebbe essere provocato dalla fuoriuscita di petrolio dalla petroliera “Safer”, posta sotto il controllo dei ribelli sciiti Houthi.

La petroliera, definita altresì una “bomba galleggiante”, necessita da tempo di operazioni di manutenzione e, nel corso degli ultimi cinque anni, una squadra dell’Onu designata ha provato più volte a recarsi sul luogo per valutare i danni apportati al serbatoio. Tuttavia, secondo quanto riferito dal governo legittimo yemenita, i ribelli sciiti hanno ripetutamente ostacolato tali azioni e ciò è considerato una sfida contro le Nazioni Unite e la comunità internazionale, nonché un mancato adempimento agli impegni presi.

In tale quadro, il 2 novembre, il ministro del Petrolio yemenita, Aws al-Oud, ha messo in guardia da un potenziale disastro ambientale che potrebbe avere conseguenze disastrose per più di 100 isole situate nel Mar Rosso. A detta del ministro, si tratta di una minaccia alla diversità biologica e ambientale dell’area, a cui sarà difficile porre rimedio. Al-Oud ha spiegato che la situazione peggiora di giorno in giorno, in quanto i ribelli Houthi non consentono alla squadra tecnica di effettuare le operazioni di manutenzione richieste. Tali “comportamenti irresponsabili”, ha affermato il ministro, potrebbero portare all’affondamento o all’esplosione dell’imbarcazione. Per tale ragione, le Nazioni Unite e l’inviato speciale in Yemen, Martin Griffiths, sono stati esortati ad assumersi le proprie responsabilità “internazionali” e ad esercitare maggiori pressioni sui gruppi ribelli, affinchè il serbatoio della petroliera possa essere svuotato nel modo più sicuro ed adeguato.

La petroliera Safer, con a bordo circa 1.1 milioni di barili di greggio, è situata a circa 60 km a Nord della città yemenita di Hodeidah. Costruita nel 1976, è ormeggiata sin dal 1988 a largo delle coste occidentali yemenite, fungendo da terminale galleggiante di stoccaggio e scarico, volto a ricevere il greggio di esportazione yemenita e caricarlo sulle navi. Tuttavia, tale petroliera non è stata più utilizzata da quando gli Houthi hanno preso il controllo di Hodeidah nel 2015. Avendo preso anche il controllo della petroliera stessa, i ribelli sciiti la utilizzano come oggetto di ricatto verso qualsiasi operazione militare contro Hodeidah.

Gli Houthi, che controllano il porto petrolifero di Ras Issa nella provincia di Hodeidah, negano di ostacolare le operazioni di manutenzione, ma hanno richiesto che i proventi delle vendite di petrolio vadano alla filiale della Banca centrale della capitale Sana’a, sotto il loro controllo. Il governo legittimo, dal canto suo, si è rifiutato di cedere a tale concessione, prolungando la disputa di anno in anno.

Nel mese di aprile 2019, anche il Consiglio Atlantico, un gruppo di esperti di Washington, ha dichiarato che “Safer” potrebbe costituire una vera e propria bomba di grande portata, a causa del gas infiammabile che si sta creando al proprio interno, e a cui potrebbe essere dato fuoco in qualsiasi momento, anche tramite un proiettile vagante. A ciò si aggiunge la pericolosità derivante dallo scafo arrugginito e soggetto ad eventuali rotture. Secondo quanto riportato, il Mar Rosso è caratterizzato da una grande biodiversità, con barriere coralline, mangrovie costiere e numerose specie, ma a causa di un ricircolo dell’acqua ridotto ed un ecosistema marino fragile, l’area è altresì altamente vulnerabile all’inquinamento da idrocarburi.

Gli episodi legati a Safer si inseriscono nel quadro delle crescenti violazioni che riguardano l’intera area di Hodeidah, ripetutamente attaccata, nonostante l’accordo di tregua stabilito in sede Onu. Il governatorato rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015. Il 13 dicembre 2018, in Svezia, è stato raggiunto un accordo in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, l’allontanamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, ma quella data non è mai stata del tutto rispettata e ancora oggi il governatorato è testimone di tensioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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