Polonia: il governo indugia nell’applicazione della sentenza anti-aborto

Pubblicato il 3 novembre 2020 alle 21:13 in Europa Polonia

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La Polonia ha bisogno di un periodo di calma prima di discutere della sentenza sull’aborto emessa dalla Corte costituzionale, ha risposto un portavoce del governo alla domanda sul perché la misura non fosse ancora entrata in vigore, non essendo stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale, come previsto, lunedì 2 novembre. Il dipartimento delle pubblicazioni del governo aveva inizialmente assicurato che il verdetto della Corte sarebbe stato applicato a partire da quella data, ma, dopo almeno due settimane di proteste in tutto il Paese, il ritardo sembra dare ai manifestanti alcune speranze.

Le agitazioni sono nate dopo che, il 22 ottobre, la Corte costituzionale della Polonia ha deciso, con una sentenza, di vietare l’aborto in caso di malformazione grave del feto, equiparandolo ad una “pratica eugenetica”. Le leggi del Paese sull’interruzione di gravidanza erano già tra le più severe in Europa. Centinaia di migliaia di attivisti, soprattutto donne, si sono riversati nelle strade per giorni mostrando il loro disappunto verso la sentenza e sfidando il rischio di contagio in mezzo a un picco di infezioni da COVID-19.

“Secondo i regolamenti, la sentenza del Tribunale costituzionale dovrebbe essere pubblicata in maniera tempestiva. Al momento, tuttavia, abbiamo tutti bisogno di pace e di confronto su questo giudizio, di calmare l’umore del pubblico e di aprire discussioni tra gli esperti”, ha detto il portavoce del governo, Piotr Muller, durante una conferenza stampa, in cui gli è stato chiesto di spiegare le ragioni del ritardo.

Il presidente, Andrzej Duda, ha cercato di disinnescare le proteste proponendo un disegno di legge che ripristinasse il diritto all’aborto per anomalie fetali, anche se limitandolo ai soli difetti “letali”. “Non hanno idee su come risolvere la situazione in Polonia, non hanno la maggioranza in Parlamento per votare a favore del disegno di legge e hanno paura di rispondere alle domande”, ha dichiarato il vicepresidente dell’opposizione, Malgorzata Kidawa-Blonska, davanti ai giornalisti.

La Federazione polacca per le donne e la pianificazione familiare ha riferito, martedì 3 novembre, che le donne hanno intensificato gli sforzi per ottenere un aborto legale negli ultimi giorni prima dell’entrata in vigore del verdetto del tribunale. L’associazione ha dichiarato di essere a conoscenza di 61 aborti eseguiti negli ospedali in meno di due settimane dalla sentenza della Corte costituzionale, un tasso che farà decollare il totale annuale ben al di sopra dei 1.100 registrati nel 2019.

In Polonia, dove il 98% degli aborti è praticato per gravi malformazioni del feto, la sentenza della Corte costituzionale significa di fatto un divieto totale all’interruzione di gravidanza. Sarà legale solo in caso di stupro, incesto o minaccia per la salute della donna.

La decisione ha alimentato una reazione senza precedenti contro la potente Chiesa cattolica polacca, che nel Paese è considerata strettamente legata al governo nazionalista conservatore presieduto dal partito Diritto e Giustizia (PiS). Il movimento ha altresì accresciuto le critiche al primo ministro, salito al potere nel dicembre 2017. I critici del governo affermano che la Corte abbia agito per conto del partito, che in passato si era trovato costretto a dover retrocedere dagli sforzi per inasprire le regole sull’aborto a causa di ampie proteste pubbliche. Il PiS, tuttavia, nega qualsiasi tipo di influenza sulla decisione del tribunale.

L’UE si è più volte scontrata con la Polonia per le politiche del governo di Varsavia che, secondo Bruxelles, tenterebbero di limitare le libertà civili e personali dei cittadini. Negli ultimi quattro anni, il PiS ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, l’esecutivo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Le tensioni tra UE e Polonia in materia di riforme giudiziarie, inoltre, si sono ulteriormente inasprite lo scorso 28 gennaio, quando la Commissaria europea per la Trasparenza, Vera Jourova, si era recata a Varsavia per discutere con i funzionari del Parlamento e dell’autorità giudiziaria della riforma che tenta di imporre il controllo totale dell’esecutivo sul giudiziario, prevedendo il licenziamento, il trasferimento o il pagamento di sanzioni da parte dei giudici che criticano il governo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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