La Francia renderà illegale il gruppo ultra-nazionalista turco dei “Lupi Grigi”

Pubblicato il 3 novembre 2020 alle 14:36 in Francia Turchia

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La Francia ha annunciato che bandirà il gruppo nazionalista turco di estrema destra, conosciuto con il nome di “Lupi Grigi”, dichiarandolo illegale. Il ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, ha descritto l’organizzazione come “particolarmente aggressiva” e ha riferito ai legislatori che chiederà lo scioglimento ufficiale del gruppo, mercoledì 4 novembre, durante una riunione di gabinetto. La decisione potrebbe prevedere misure punitive, come multe e arresti, per qualsiasi attività o riunione dei Lupi Grigi.

Il divieto segue i recenti incidenti che hanno coinvolto alcuni membri del gruppo in mezzo alle crescenti tensioni tra Francia e Turchia e alle posizioni divergenti sul conflitto del Nagorno-Karabakh. In un episodio, verificatosi lo scorso fine settimana, l’emittente televisiva France 3 ha riferito che il memoriale del genocidio armeno di Décines-Charpieu, vicino Lione, era stato imbrattato con slogan pro-turchi, iscrizioni con la sigla dei “Lupi Grigi” e le lettere RTE, ovvero le iniziali del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Il gruppo è stato poi legato a due manifestazioni anti-armene nelle zone di Lione e Grenoble. I video delle proteste sono stati pubblicati online da vari account che sui social media hanno utilizzato i simboli dei Lupi Grigi. Mercoledì scorso, il 28 ottobre, la polizia francese è intervenuta nella città di Décines-Charpieu, dove vive una grande comunità armena, per impedire a 250 membri della comunità turca di aggredire i residenti. I turchi sono stati multati per il mancato rispetto del coprifuoco dovuto al coronavirus.

Il divieto giunge mentre la Francia sta affrontando duri attacchi contro le posizioni definite “islamofobiche” del suo presidente. Il 2 ottobre, annunciando una nuova legislazione volta a combattere il“separatismo islamico”, Macron ha descritto l’Islam come una religione “in crisi” in tutto il mondo e ha affermato che il governo francese è intenzionato a “difendere la Repubblica e i suoi valori nonché a garantire il rispetto delle promesse di uguaglianza ed emancipazione”.

“L’affermazione di Macron secondo cui “l’Islam è in crisi” è una provocazione aperta, oltre che una mancanza di rispetto”, aveva dichiarato Erdogan durante un discorso televisivo. “Chi sei per parlare dello sviluppo dell’Islam?” aveva aggiunto, rivolgendo implicitamente la domanda al presidente francese e accusandolo di “impertinenza”. Il leader turco aveva poi consigliato a Macron “di prestare maggiore attenzione quando parlava di questioni di cui ignorava la portata”e aveva specificato: “La Turchia si aspetta che agisca come uno statista responsabile piuttosto che come un governatore coloniale”.

I toni si sono fatti ancora più tesi dopo la ripubblicazione, a ottobre, da parte della rivista satirica francese, Charlie Hebdo, delle caricature raffiguranti il profeta Maometto. In tale occasione, Macron si era schierato a difesa della libertà di stampa e di espressione e aveva iniziato una vasta campagna contro il radicalismo islamico. Tali atteggiamenti hanno comportato la nascita di un movimento sui social media per il boicottaggio dei prodotti francesi, soprattutto di genere alimentare, nei supermercati dei Paesi arabi e in Turchia. Hashtag come #BoycottFrenchProducts e #NeverTheProphet sono diventati di tendenza in Stati come Turchia, Kuwait, Qatar, Palestina, Egitto, Algeria, Giordania, Arabia Saudita.

La Turchia è un Paese a maggioranza musulmana ma laico. Fa parte della NATO dal 1952 ma non è ancora riuscito a entrare nell’Unione Europea, dove la sua richiesta di adesione è bloccata da decenni per via di una lunga serie di controversie.

Di recente, i leader turco e francese sono entrati in disaccordo su nuove questioni, come quella del conflitto tra Armenia e Azerbaigian nella regione del Nagorno-Karabakh e quella della disputa energetica sui diritti di sfruttamento nel Mediterraneo orientale. In quest’ultima controversia, la Francia sostiene la posizione di Grecia e Cipro e ha accusato Ankara di “provocazioni illegali”, attraverso le sue trivellazioni per la ricerca di idrocarburi nelle acque contese della regione.

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Chiara Gentili

di Redazione