Coronavirus e crisi economica: timori per il debito sovrano latinoamericano

Pubblicato il 3 novembre 2020 alle 6:26 in America Latina Spagna

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La pandemia ha un forte impatto sulle economie latinoamericane: con il crollo del PIL, il reddito pro capite in America Latina è diminuito ai livelli di circa un decennio fa e la povertà estrema è ai livelli degli anni novanta, quando quasi tutta la regione usciva da difficili transizioni alla democrazia. A lanciare l’allarme è il governo spagnolo. L’esecutivo di Pedro Sánchez avverte in un documento interno del rischio di una crisi del debito “ingestibile” in America Latina. La diplomazia spagnola dipinge un quadro socioeconomico cupo. Dato lo scarso margine fiscale e monetario nella regione, la Spagna si è impegnata ad aprire linee di finanziamento multilaterali per evitare mali maggiori e preme sulla UE e sulle organizzazioni internazionali affinché facciano lo stesso, per evitare uno tsunami che dall’America del Sud travolga l’Europa.

Il FMI, la Banca mondiale e la CELAC prevedono che il PIL quest’anno cali di circa l’8%. Entro la fine del 2020 ci saranno 214 milioni di poveri nella regione, più di un terzo della popolazione, e si prevede che 83 milioni di persone scivoleranno sotto la soglia della povertà estrema, un artificio statistico che pone la soglia a un reddito inferiore a 1,9 dollari al giorno: questo è un amaro ritorno agli anni ’90. La crisi migratoria non ha precedenti. La disuguaglianza raggiunge altezze vertiginose. La corruzione e gli scoppi di violenza rimangono all’ordine del giorno. Inoltre, all’iperbole delineata dai dati socioeconomici si aggiungono tendenze socio-politiche, con un malessere che si riflette in livelli di insoddisfazione per la democrazia che sono passati dal 51% al 71%, i numeri peggiori in un quarto di secolo.

Il governo della Spagna, in un documento di appena una dozzina di pagine, allude al “rischio di una nuova crisi del debito sovrano e di un ciclo prolungato di politiche di austerità”. Gli aggiustamenti e gli ammortizzatori, che sono già stati lanciati in alcuni paesi, “possono aggravare le fratture sociali” se non viene arbitrata una risposta multilaterale, che Madrid si offre di guidare.

“Oltre alle sfide per la salute, i paesi della regione potrebbero avere difficoltà a ottenere finanziamenti. Per loro non c’è né una Federal Reserve né una Banca Centrale Europea: al di là del mercato, la loro capacità dipenderà dalle risposte che potranno dare le istituzioni finanziarie internazionali” – ha spiegato giovedì 29 ottobre il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e America Latina, Cristina Gallach.

Le cifre della crisi attuale sono simili a quelle della Grande Depressione, che aprì la strada all’auge delle dittature militari e del populismo, o a quelle della crisi del debito degli anni ’80. Nel 2008, con il fallimento di Lehman Brothers che apriva l’ultima grande crisi globale, la grande finanza viveva una storia d’amore con l’America Latina: la regione ha vissuto un quinquennio di crescita, che si è interrotto solo nel 2009 per poi riprendere grazie al superciclo delle materie prime e al volume commerciale degli scambi con la Cina. La crescita però era entrata in affanno già da prima della pandemia e la crisi del debito argentino, unita al rallentamento di Brasile e Messico, lasciavano presagire un’epoca di stagnazione in tutta la regione. Prima della crisi sanitaria si prevedeva una crescita tra 0% e 1% in tutti i paesi tranne Panama, Costa Rica, Uruguay e Colombia. Le tensioni sociali che nel 2019 hanno attraversato Puerto Rico, Colombia, Perù, Ecuador, Bolivia e Cile, unendosi alla crisi nicaraguense iniziata l’anno precedente, alla recessione argentina iniziata nel 2017, alla perenne crisi venezuelana e alla crisi migratoria centroamericana lasciavano presagire un panorama non ideale a prescindere dal coronavirus. 

“Le crisi sanitarie, economiche e sociali si verificano in uno scenario politico frammentato e polarizzato, con bassi livelli di fiducia nelle istituzioni e alti livelli di disaffezione pubblica, economie fragili e alti livelli di disuguaglianza, povertà ed esclusione che possono causare disordini sociali e crisi politiche profonde” – si legge nel documento del governo spagnolo. Il quadro sanitario si combina a disordini sociali – ci sono state rivolte in Cile, Colombia, Ecuador, Nicaragua, Venezuela – e volatilità politica, in cui si mescolano brusche svolte politico-economiche (Messico, Argentina) e vari leader con tendenze autoritarie. Madrid sottolinea tuttavia anche le positività, come il plebiscito cileno del 25 ottobre scorso e le elezioni boliviane svoltesi in ordine e venute a sanare la situazione politica nel paese andino, con l’elezione del socialista Luis Arce con oltre il 55% dei voti.

Prima della pandemia, l’Argentina e l’Ecuador stavano già implementando programmi di aggiustamento sponsorizzati dal FMI, ma il Costa Rica, che ha cercato di farvi ricorso lo scorso mese, ha dovuto tornare sui suoi passi per via della forte opposizione sociale. “Nella situazione attuale, una parte importante della regione può essere condannata ad affrontare crisi del debito ingestibili”, sottolinea la diplomazia spagnola. Ciò evidenzierebbe ancora una volta la mancanza di un meccanismo multilaterale di ristrutturazione dei debiti, che riconosca “sia i diritti dei creditori sia i bisogni dei paesi indebitati” ed eviti la speculazione di “fondi opportunistici”.

La Spagna, con grandi interessi nell’area, denuncia una “risposta multilaterale insufficiente”: la moratoria sul debito concordata al G20 copre solo i 76 paesi più poveri del mondo, che esclude la stragrande maggioranza dell’America Latina. Il governo di Madrid avanzerà proposte sia al FMI sia allo stesso G20 per trovare soluzioni: “Cerca di evitare che la crisi sanitaria sfocia in una crisi del debito di grandi proporzioni”. Tra le ricette che la Spagna contempla ci sono un’emissione straordinaria di diritti speciali di prelievo o la possibilità che il Fondo utilizzi in America il margine che ha per l’Europa se il vecchio continente non ne avesse bisogno. Vengono inoltre proposte “ampie moratorie” e l’allentamento delle linee di liquidità da parte del FMI e delle banche multilaterali di sviluppo. La Spagna non risparmia proposte che possono sollevare polemiche, come “un maggiore sforzo fiscale da parte delle élite di ogni paese”.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.