Coronavirus in Cina: 49 nuovi casi, esclusa una seconda ondata

Pubblicato il 3 novembre 2020 alle 13:23 in Asia Cina

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Nelle ultime 24 ore, in tutta la Cina, le nuove infezioni da coronavirus sono state 49, di cui 44 sono stati casi “importati” dall’estero e 5 sono state infezioni a livello locale riscontrate nella regione autonoma del Xinjiang, mentre sarebbero stati individuati 61 nuovi casi di asintomatici, di cui 48 provenienti dall’estero, e non sarebbe stato riscontrato alcun decesso legato alla pandemia.

Secondo quanto rivelato dalle autorità locali il 3 novembre, i casi totali confermati di coronavirus nel Xinjiang sono ad oggi 62 mentre gli asintomatici 231. Dal primo novembre, le autorità locali stanno conducendo un terzo round di test di massa nelle località d Kashgar e Kizilsu che sono state interessate dall’ultimo focolaio riscontrato nella regione e dove dal 27 ottobre erano già stati avviati due round di test.

Tutti i 62 nuovi casi  di coronavirus del 3 novembre sono stati individuati a Kashgar dove, lo scorso 24 ottobre, è partito l’ultimo focolaio individuato in Cina. La città è stata sottoposta da subito a misure di isolamento e a test di massa che hanno coinvolto oltre 4,74 milioni di persone in tutto il Xinjiang. Al momento, però, le cause dei contagi di Kashgar restano ancora ignote.

Nonostante la diffusione a livello locale del coronavirus nel Xinjiang, le autorità cinesi non aspettano una seconda ondata di contagi né uno scenario simile a quello che si sta delineando in Europa con nuovi lockdown e limitazioni. Secondo uno specialista in malattie infettive cinese, Zhong Nanshan, anche se Pechino dovrà affrontare focolai sporadici, è improbabile che in Cina si verifichi una ripresa dei contagi dell’ordine di decine di migliaia di trasmissioni giornaliere, viste le misure di controllo messe in gioco dalle autorità.  Zhong ha affermato che il governo centrale ha adottato una strategia in base alla quale la diffusione del contagio viene bloccata al suo epicentro attuando controlli di tracciamento con “metodi di prevenzione di massa”.

Inoltre, a causa dell’impossibilità di determinare l’origine di alcuni focolai le autorità cinesi hanno intensificato i controlli sui beni importati dall’estero. In più occasioni, le ricerche condotte da un’apposita task force messa in campo dal governo cinese hanno scoperto che il coronavirus può sopravvivere sulle confezioni di prodotti surgelati, riuscendo così a percorrere lunghe distanze restando attivo. Di fronte a tale scenario, più prodotti importati sono stati sottoposti a rigidi controlli e bloccati. Nello Shandong, ad esempio, il primo novembre, sono iniziati controlli su carichi di carne suina surgelata importata dal Brasile dopo aver riscontrato la presenza del coronavirus sull’imballaggio ma, il 2 novembre, tutti gli esami condotti sugli 8.000 campioni analizzati così come sui lavoratori che erano venuti in contatto con i prodotti sono risultati negativi. Il Chinese Centre for Disease Control and Prevention (CDC) aveva lanciato per la prima volta l’allarme rispetto alla presenza di tracce attive di coronavirus sull’imballaggio esterno di cibi surgelati lo scorso 17 ottobre e aveva, da subito, rilasciato linee guida di condotta per i lavoratori del settore.

Per quanto riguarda, invece, i 44 casi “importati” citati dalla Commissione nazionale per la Salute il 3 novembre, in 4 casi si tratterebbe di viaggiatori arrivati ad Wuhan, città epicentro della pandemia di coronavirus, dall’India che è, al momento, il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti per numero di contagi. I 4 viaggiatori sono stati i primi casi importati nella città dallo scorso 7 agosto  e, insieme a loro, vi sono anche 19 dei 61 nuovi asintomatici.

Il coronavirus si è originato in Cina dalla città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV” e poi chiamato ufficialmente: “Covid-19”, l’11 febbraio. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo. Al momento, i casi attivi in Cina sarebbero 391, il totale delle persone contagiate dall’inizio della pandemia 86.070 e i decessi 4.634

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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