Yemen: Hadi a sostegno dell’accordo di Riad

Pubblicato il 2 novembre 2020 alle 10:41 in Medio Oriente Yemen

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Mentre sui fronti di battaglia nello Yemen meridionale la tregua continua a vacillare, il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, ha ribadito l’importanza di attuare il cosiddetto accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019. L’obiettivo è sconfiggere il nemico iraniano.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, il governatorato meridionale di Abyan è stato testimone di violenti scontri nella notte del 31 ottobre, che hanno visto protagoniste, ancora una volta, le forze del governo yemenita e quelle affiliate ai gruppi separatisti. Questi ultimi fanno capo al Consiglio di Transizione Meridionale (STC) e sono sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti (UAE). Abyan era stato uno dei governatorati meridionali maggiormente interessati dalle divergenze nate a partire dal 26 aprile, data in cui il Consiglio di Transizione Meridionale aveva dichiarato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando l’autonomia e uno stato di emergenza.

Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, aveva invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli a dare inizio ad una resistenza armata, culminata in una tregua il 22 giugno. A seguito del cessate il fuoco, il governo centrale yemenita, legato al presidente Hadi, ed i gruppi separatisti, il 29 luglio si erano impegnati in un ciclo di negoziati volto a formare un nuovo esecutivo che rappresentasse in modo adeguato entrambe le parti. 

Tuttavia, le tensioni non si sono mai del tutto placate. Un membro del comitato di mediazione, lo sceicco Muhammad Abdullah Al-Marqashi, ha affermato che le forze governative e i militanti del STC, nella notte del 31 ottobre, si sono scambiati colpi di artiglieria lungo le linee di contatto nelle aree di Al-Tureyah e Sheikh Salem. Un funzionario militare del governo ha poi affermato che i gruppi separatisti hanno condotto un attacco contro le postazioni delle forze armate yemenite nell’area di al-Tiriya, a Nord-Est di Zinjibar, ma l’esercito è stato in grado di respingerlo. Successivamente, il primo novembre, la calma è tornata a prevalere.

In tale quadro, nella medesima giornata del primo novembre, il presidente Hadi ha ribadito l’importanza di attuare l’accordo di Riad e di unire gli sforzi per raggiungere l’obiettivo dell’intera nazione, ovvero frenare “il progetto iraniano in Yemen”. Le parole del capo di stato yemenita sono giunte nel corso di un incontro con i propri consiglieri, volto a esaminare gli ultimi sviluppi verificatisi nel Paese e l’attuazione dell’intesa raggiunta il 5 novembre 2019 sotto l’egida dell’Arabia Saudita, con cui era stato posto un freno alle tensioni tra le forze governative e i gruppi separatisti del mese di agosto dello stesso anno.

Secondo Hadi, l’accordo di Riad è un punto di partenza fondamentale per portare la tregua nel Paese, per ripristinare le istituzioni statali e contrastare i ribelli sciiti Houthi. Hadi ha poi elogiato gli sforzi del Regno saudita, sostenuti dal governo yemenita, il quale, a detta del presidente, prova a rispondere alle esigenze della popolazione anche attraverso misure economiche. Tuttavia, la situazione nel Paese continua ad essere “critica” e le forze yemenite sono tuttora impegnate a combattere contro “le milizie iraniane Houthi”. Queste ultime, ha dichiarato il presidente, continuano a rappresentare una minaccia, visto il perdurante sviluppo di capacità e strumenti volto a “distruggere il Paese e la popolazione yemenita”.

Hadi ha altresì espresso il proprio sostegno alla formazione di un governo che soddisfi le aspirazioni del popolo yemenita e si impegni per far fronte alla difficile situazione umanitaria. Le consultazioni, guidate dal premier designato Moein Abdul Malik, sono ancora in corso. Secondo l’accordo di Riad e le intese successivamente raggiunte il 22 giugno, il nuovo esecutivo sarà composto da non più di 24 ministeri, di cui 12 per il Nord e altri 12 per il Sud. Ai rappresentanti del Consiglio di Transizione Meridionale saranno assegnati almeno sei ministeri, sui dodici totali previsti per il Sud.

Il raggiungimento di un’intesa tra il governo centrale ed i gruppi separatisti meridionali sembra essere essenziale per un Paese testimone di un violento conflitto civile dal 19 marzo 2015. In questo caso, le forze governative, coadiuvate dalla coalizione internazionale a guida saudita, sono impegnate a contrastare i ribelli sciiti Houthi, i quali, a loro volta, sono sostenuti dall’Iran. Le tensioni riguardano perlopiù le aree settentrionali ed occidentali dello Yemen. A tal proposito, in un comunicato delle forze congiunte del 31 ottobre, è stato riferito che, nelle ultime due settimane, dal 17 al 31 ottobre, sono stati uccisi e feriti circa 22 civili nel solo governatorato di Hodeidah, tra cui anche donne e bambini.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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