Pakistan: modifiche allo status di territori contesi con l’India

Pubblicato il 2 novembre 2020 alle 11:47 in India Pakistan

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Il primo ministro del Pakistan, Imran Khan, ha annunciato che conferirà “status provinciale provvisorio” alla regione del Gilgit-Baltistan, situata nel Kashmir al confine con Afghanistan e Cina e contesa con l’India, il primo novembre, provocando la reazione avversa di Nuova Delhi.

In vista delle elezioni previste nel Gilgit-Baltistan per il prossimo 15 novembre, Khan ha parlato ad un raduno nella città di Gilgit, capoluogo regionale, e ha promesso di garantire al territorio “lo status provinciale provvisorio da tempo richiesto nell’area”. Secondo fonti di Al-Jazeera English, tale proposta non sarà osteggiata dall’opposizione di Khan che si sarebbe già incontrata segretamente con l’Esercito e i servizi di intelligence nel mese di settembre e avrebbe dato il proprio appoggio al cambiamento di status della regione contesa con l’India.

La reazione indiana non si è fatta attendere e, nella stessa giornata, il portavoce del Ministero Affari Esteri di Nuova Delhi, Shri Anurag Srivastava, si è fermamente opposto a tale ipotetico cambiamento e ha dichiarato che i Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, inclusa l’area del Gilgit-Baltistan, sono parte integrale dell’India secondo lo Instrument of Accession, il documento con il quale nel 1947 il Jammu e Kashmir si sono uniti all’allora Unione Indiana. A sua volta, il Ministero Affari Esteri pakistano ha risposto che: “Le riforme provvisorie riflettono le aspirazioni della popolazione indigena del Gilgit-Baltistan”.

L’area è di particolare rilevanza per la parte pakistana in quanto per essa passa il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), realizzato da Pechino e Islamabad nell’ambito del grande progetto infrastrutturale e di finanziamenti delle Nuove Vie della Seta e nel quale il governo cinese ha investito circa 62 miliardi di dollari in progetti infrastrutturali su tutto il territorio pakistano. Il progetto è stato avviato nel 2014 e ambisce a connettere la Cina e il Mar Arabico attraverso il Pakistan.

Al momento, il Gilgit-Baltistan è governato da un’assemblea legislativa con pochi poteri giuridici e gran parte delle questioni di tale territorio sono amministrate dal governo centrale di Islamabad. Se venisse attuato un cambiamento di status e nel Gilgit-Baltistan fosse istituito un governo provinciale, l’area avrebbe un’assemblea più potente con maggiori poteri amministrativi e di governance. Inoltre, nel caso in cui il Pakistan cambiasse lo status del Gilgit-Baltistan andrebbe ad apportare una modifica amministrativa ad un territorio conteso con l’India, riproponendo una nuova discussione in merito ai diritti o meno di poter procedere con tali cambiamenti, già emersa più di un anno fa.

Lo  scorso  5 agosto 2019, l’esecutivo del premier indiano, Narendra Modi, che è anche leader del partito nazionalista-induista Bharatiya Janata Party (BJP), aveva suddiviso il territorio del Kashmir indiano in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh, revocando gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Così facendo, lo status speciale del Kashmir indiano era stato revocato, la sua costituzione separata era stata annullata ed erano state rimosse le protezioni ereditarie sulle terre e sui lavori. Modi aveva motivato la decisione affermando che si fosse trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese e, il successivo 31 ottobre 2019, il suo esecutivo aveva poi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori contesi con Isalamabad del Jammu e del Kashmir erano stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, insieme alle aree amministrate dal Pakistan del Kashmir, di Gilgit-Baltistan e di Azad Jammu.

Il Pakistan aveva protestato contro i cambiamenti apportati dall’India declassando da subito lo status delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e sospendendo gli scambi commerciali e il servizio ferroviario con l’India. Un anno più tardi, il 4 agosto scorso, il Pakistan ha poi pubblicato una nuova cartina politica del Paese nella quale ha inglobato parte del territorio conteso con l’India nel Kashmir, connettendo ila propria area al confine con la Cina, così da includere nel territorio pakistano anche il ghiacciaio Siachen, che si trova al confine fra Cina, India e Pakistan ed è controllato da Nuova Delhi. Quest’ultima ha da subito respinto le modifiche pakistane, sostenendo che non avessero basi legali.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu ha istituito un confine de facto tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente, mentre, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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