La Francia dopo gli attentati: ministro dell’Interno presto in Algeria e Tunisia

Pubblicato il 2 novembre 2020 alle 12:51 in Algeria Francia Tunisia

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Il ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, ha dichiarato che visiterà la Tunisia e l’Algeria prima della fine della settimana, per discutere di questioni di sicurezza insieme alle sue controparti nordafricane.

Le preoccupazioni riguardanti la sicurezza e l’immigrazione sono aumentate in Francia dopo l’attentato nella chiesa di Nizza, il 29 ottobre, in cui sono state uccise 3 persone. Il capo-procuratore dell’anti-terrorismo francese ha dichiarato che l’uomo sospettato di aver perpetrato l’attacco, Brahim Aoussaoui, è un tunisino senza precedenti, nato nel 1999, arrivato in Europa il 20 settembre, sbarcato a Lampedusa e giunto in Francia dopo vari spostamenti. Altri due sospettati sono stati arrestati dalla polizia il primo novembre. Si tratta di due uomini, di 63 e di 25 anni, di nazionalità algerina, residenti a casa di un altro individuo interrogato dalle forze dell’ordine. Queste ultime, al momento, stanno indagando su un totale di 6 persone ritenute collegate al 21enne tunisino Brahim.

La Francia è in preda ad un’ondata di attacchi armati, tre nel giro di poche settimane, scatenati in seguito alla ripubblicazione, a inizio di settembre, dalla rivista satirica francese, Charlie Hebdo, delle vignette del Profeta Maometto. Le caricature in questione sono state considerate offensive e islamofobe perché percepite dal mondo musulmano come un’accusa nei confronti della religione e come un tentativo di legarla al fenomeno del terrorismo.

La rivista ha scelto di ristampare le caricature di Maometto in occasione dell’apertura del processo sulla strage di Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, in cui sono state uccise complessivamente 12 persone, per la maggior parte membri della redazione. Poco dopo l’inizio del processo in tribunale, il 25 settembre, un uomo, un 18enne di origine pakistana arrivato in Francia tre anni prima, ha accoltellato due persone fuori dagli ex uffici della rivista. Il 16 ottobre, l’insegnante francese, Samuel Paty, è stato decapitato in pieno giorno davanti a una scuola in un comune francese a Nord di Parigi per aver mostrato ai suoi studenti le vignette del Profeta durante un corso sulla libertà di espressione. Il 29 ottobre c’ è stato l’attacco di Nizza e solo due giorni dopo, un uomo, ancora ricercato dalle autorità, ha sparato contro un prete greco ortodosso a Lione, in un incidente che le autorità stanno ancora cercando di capire se si tratti di terrorismo. Il sacerdote, Nikolaos Kakavelaki, 52 anni, stava chiudendo la sua chiesa quando è stato colpito a bruciapelo da alcuni colpi di arma da fuoco e si trova ora in ospedale in gravi condizioni. Un sospetto è stato inizialmente arrestato, ma è stato rilasciato il giorno dopo, poiché gli investigatori non avevano trovato prove che lo ricollegassero alla sparatoria.

Il mondo musulmano si è di recente scagliato contro la Francia e il presidente Emmanuel Macron per via della campagna di “islamofobia” che, secondo i Paesi arabi, le autorità francesi starebbero portando avanti. Nel Medio Oriente, diversi Stati hanno accusato Parigi di essere responsabile di un movimento di odio e di opposizione nei confronti dell’Islam, soprattutto a causa della pubblicazione di vignette satiriche del profeta Maometto. Gruppi islamici, perlopiù radicali, hanno esortato la popolazione di diversi Paesi mediorientali, tra cui Siria e Iraq, ad organizzare proteste in un’ottica “anti-francese”. Di recente Macron, oltre ad aver promesso di impegnarsi a contrastare il “separatismo islamico”, ha definito l’Islam una religione “in crisi” in tutto il mondo e ha dichiarato che il governo presenterà, a dicembre, un disegno di legge per contrastare le frange più radicali dell’islamismo.

Parallelamente, il capo dell’Eliseo ha mostrato il suo sostegno per le vignette satiriche del Profeta Maometto, alimentando una campagna sui social media per il boicottaggio dei prodotti francesi, soprattutto di genere alimentare, nei supermercati dei Paesi arabi e in Turchia. Hashtag come #BoycottFrenchProducts e #NeverTheProphet sono diventati di tendenza in Stati come Kuwait, Qatar, Palestina, Egitto, Algeria, Giordania, Arabia Saudita e Turchia. Tuttavia, in unintervista con il quotidiano al-Jazeera, sabato 31 ottobre, Macron ha rivisto parzialmente la sua posizione, dichiarando di aver capito perché i musulmani si sono sentiti scioccati dalle vignette, ma aggiungendo che il ruolo del presidente è quello di “promuovere la calma e al contempo proteggere i diritti alla libertà di espressione”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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