Grande diga africana: Egitto, Etiopia e Sudan impegnati nei negoziati

Pubblicato il 2 novembre 2020 alle 16:42 in Egitto Etiopia Sudan

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Sudan, Egitto ed Etiopia hanno ufficialmente stabilito di ricominciare le discussioni in merito alla questione della grande diga africana appena una settimana dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito che Il Cairo potrebbe decidere di “farla saltare in aria” se le controversie non saranno risolte. I negoziati, della durata di una settimana, si svolgeranno in videoconferenza e vedranno la partecipazione dei ministri delle Risorse Idriche dei tre Paesi, nonché dei rappresentanti dell’Unione Africana, dell’Unione Europea e della Banca Mondiale.

I precedenti colloqui a tre non sono riusciti a finalizzare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del vasto progetto idroelettrico, conosciuto con il nome di Grand Ethiopian Renaissance Dam o con lacronimo GERD. “Le tre parti hanno concordato di continuare a discutere la questione attraverso un team di sei membri, il che significa due rappresentanti per ciascun Paese”, ha riferito in un comunicato il Ministero delle Risorse Idriche sudanese specificando che il team creerà “un quadro di riferimento” per facilitare i colloqui e presenterà il suo rapporto ai ministri dell’Acqua dei tre Paesi entro mercoledì 4 novembre.

Il 23 ottobre, Trump ha affermato che, qualora non dovesse esserci un accordo, aumenterebbero le possibilità che scoppi una “guerra” tra i tre vicini africani e che l’Egitto “non abbia alcun problema a distruggere la diga”. Il presidente, pertanto, si è detto contrario al grande progetto etiope, soprattutto in virtù del fatto che, per l’amministrazione americana, raggiungere un’intesa sarebbe un’impresa estremamente ardua. Dal canto suo, il 24 ottobre, il governo di Addis Abeba ha precisato che non cederà alle aggressioni esterne e ha dichiarato che le minacce di guerra “sono solo strategie per indurre l’Etiopia a soccombere a condizioni inique, che rappresenterebbero un affronto alla sua sovranità, sono fuorvianti e non produttive, oltre che delle chiare violazioni della legge internazionale”. L’Egitto e il Sudan, dal canto loro, chiedono da tempo una soluzione politica alla controversia, esprimendo rigetto contro qualsiasi azione unilaterale dell’Etiopia.

La cosiddetta GERD è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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