Rep. Dem. del Congo: assalto contro un villaggio, 20 morti

Pubblicato il 1 novembre 2020 alle 16:45 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Oltre 20 civili sono stati uccisi in un attacco in un villaggio in una regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC).

Il 31 ottobre, le autorità locali hanno affermato che il gruppo militante noto come Forze Democratiche Alleate (ADF) ha effettuato un attacco, il 30 ottobre. Le violenze si sono verificate tra le 20 e la mezzanotte del 30 ottobre. L’ADF non ha mai rivendicato la responsabilità di tale aggressione. I combattenti hanno prima effettuato un assalto contro un gruppo rivale di membri di una milizia congolese e hanno poi attaccato il villaggio di Lisasa. L’amministratore locale del territorio di Beni, nella provincia del Nord Kivu, ha dichiarato che le vittime sono 21, ma il bilancio era provvisorio. Una ONG locale, chiamata Cepadho, ha dichiarato che dei 21 uccisi, 15 erano donne.

Le fonti hanno aggiunto che alcune persone sono state rapite. Anche un centro sanitario è stato saccheggiato, alcune case sono state date alle fiamme e una chiesa cattolica è stata derubata. L’ultima violenza nel Paese si è verificata il 28 ottobre, quando un gruppo di uomini armati ha ucciso almeno 18 persone e bruciato una chiesa in un villaggio di Baeti, nella provincia del Nord Kivu, a circa 20 km dalla città di Oicha. L’assalto, anche in questo caso, non è stato rivendicato, si ritiene che le ADF siano responsabili anche di tale aggressione. 

Le ADF sono un gruppo armato ugandese attivo nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo dagli anni ’90, che ha ucciso più di 1.000 civili dall’inizio del 2019, secondo i dati delle Nazioni Unite, nonostante le ripetute campagne militari dell’esercito finalizzate a neutralizzare i suoi militanti. “Abbiamo un bilancio provvisorio delle vittime pari a 18 persone, tutte uccise in modo atroce”, ha detto Kinos Katuho, presidente di un gruppo locale per i diritti civili. “Crea davvero dolore nei nostri cuori e un panico totale nel villaggio”, ha dichiarato Masisa Mushogoro, capo di un comitato per lo sviluppo situato a Baeti. “Non sappiamo se domani l’ADF tornerà di nuovo”, ha aggiunto.

Le autorità hanno accusato il gruppo armato di aver attaccato la prigione principale della città di Beni, il 20 ottobre, liberando oltre 1.300 detenuti, tra cui un numero imprecisato di miliziani e combattenti del gruppo. Gli attacchi di rappresaglia contro i civili sono aumentati drasticamente da quando l’esercito ha iniziato un’operazione anti-terroristica contro l’ADF, ad ottobre 2019, costringendolo ad abbandonare diverse basi vicino al confine ugandese. I combattenti si sono dispersi in piccoli gruppi e sono fuggiti in altre aree, bruciando interi villaggi, distruggendo centri sanitari e scuole e rapendo uomini, donne e bambini. La violenza perpetrata dal gruppo potrebbe costituire un crimine contro l’umanità, secondo i dati delle Nazioni Unite.

Diversi attacchi attribuiti alle ADF sono stati anche rivendicati dall’ISIS, sebbene ricercatori e analisti affermino che mancano prove concrete che colleghino i due gruppi. Dall’inizio del 2020, la violenza commessa da una costellazione di oltre 100 gruppi armati ha costretto più di mezzo milione di persone nell’Est del Paese a fuggire e lasciare le proprie case, creando un’ondata di profughi che continua a crescere. Tuttavia, anche le forze armate governative sono accusate di aver commesso gravi violazioni, tra cui omicidi e violenze sessuali, secondo le Nazioni Unite.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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