Niger: cittadino degli USA liberato dalle forze speciali

Pubblicato il 1 novembre 2020 alle 19:36 in Niger USA e Canada

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Il cittadino statunitense rapito in Niger il 27 ottobre è stato liberato dai militanti, che speravano di ottenere un riscatto. Le forze speciali degli USA sono entrate in Nigeria per assicurare il suo recupero. 

Philip Walton, 27 anni, è tornato libero il 30 ottobre, dopo meno di una settimana nelle mani dei rapitori. In tale data, una forza armata degli USA per le operazioni speciali è entrata in Nigeria, appena oltre il confine con il Niger, per salvare l’uomo, che era stato portato in tale luogo dai suoi rapitori. Un gruppo formato da 6 uomini in moto, armati di fucili d’assalto AK-47, aveva prelevato Walton dalla sua casa in un villaggio rurale nel Sud del Niger, il 27 ottobre. 

Walton vive in una casa di campagna dove alleva cammelli, pecore, pollame e coltiva alberi di mango vicino al confine con la Nigeria. Sua moglie, la giovane figlia e suo fratello erano stati legati e lasciati nella loro casa nel villaggio di Massalata. Il sequestro aveva avuto luogo intorno alle 01.45 ora locale, secondo quanto ha riferito una fonte della polizia e due funzionari locali. Il Dipartimento di Stato degli USA aveva confermato che un cittadino americano era stato rapito in Niger, ma non aveva fornito ulteriori dettagli.

“Sono entrati in molti agenti, con zero vittime. Abbiamo il nostro cittadino, un ragazzo giovane, abbiamo riportato a casa il nostro ragazzo”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, commentando tale evento. Il rapimento di Walton è avvenuto due mesi dopo che militanti legati allo Stato Islamico avevano ucciso 6 operatori umanitari e le loro 2 guide nella regione, il 9 agosto. Un funzionario statunitense, che non era autorizzato a discutere pubblicamente del salvataggio prima di un annuncio ufficiale e ha parlato a condizione di anonimato, ha affermato che non c’erano solide indicazioni che il rapimento di Walton fosse legato al terrorismo. Molto più probabilmente, si trattava di rapimento per richiedere un riscatto. 

La polizia del Niger aveva riferito che gli autori sembravano appartenere al gruppo etnico Fulani e parlavano hausa e un po ‘di inglese. Avevano chiesto soldi e perquisito la casa prima di rapire Walton. Il resto della famiglia era stato legato in modo da non poter informare le autorità, ma non erano stati minacciati. Ad oggi, almeno 6 ostaggi stranieri sono al momento detenuti da militanti islamisti in Mali, Burkina Faso e Niger. Negli ultimi anni gli islamisti hanno raccolto milioni di dollari in riscatti. Il governo degli Stati Uniti ha spesso criticato altri Paesi per aver effettuato tali pagamenti.

Il Niger, come gran parte della regione del Sahel dell’Africa occidentale, sta affrontando una crescente crisi della sicurezza, data la crescente presenza di organizzazioni che hanno legami con al-Qaeda e lo Stato Islamico. Questi effettuano attacchi contro l’esercito e i civili, nonostante siano contrastati dalla presenza delle forze armate francesi e statunitensi sul territorio. Tuttavia, le fonti a conoscenza del rapimento di Walton hanno riferito che l’uomo non aveva alcun collegamento con il governo degli Stati Uniti o con qualsiasi organizzazione collegata agli USA. Questo vive a Massalata da meno di un anno, secondo Ibrahim Abba Lele, prefetto della vicina città di Birnin Konni. “Erano così esposti che è stato rapito senza che nessuno lo sapesse”, ha riferito lo stesso. 

L’attentato contro gli operatori umanitari francesi è avvenuto il 9 agosto nella zona di Kourè, una città distante circa 65 km dalla capitale, Niamey. Gli aggressori, a bordo di motociclette, hanno teso un’imboscata al gruppo e hanno ucciso le persone a bordo del veicolo a colpi di arma da fuoco. Nell’attentato sono rimasti uccisi anche la guida e l’autista, entrambi nigerini. Il gruppo stava viaggiando attraverso una riserva di giraffe, una destinazione popolare tra i turisti, in una zona considerata sicura dal governo. Dopo l’attacco di domenica, però, le autorità del Niger hanno esteso lo stato di emergenza all’intera regione che circonda Niamey e hanno sospeso l’accesso alla riserva.

La Francia, ex potenza coloniale in Niger, ha 5.100 soldati schierati nel Sahel per combattere contro le insurrezioni dei terroristi islamici. Dopo l’attacco del 9 agosto, Macron ha garantito che gli sforzi per portare la sicurezza nella regione non si arresteranno. “La nostra determinazione a combattere i gruppi terroristici è risoluta. La lotta continua”, ha scritto il presidente sulla sua pagina Twitter. L’ufficio del procuratore francese per l’antiterrorismo ha rivelato di aver avviato un’indagine.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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