Hong Kong: arrestati 7 politici contrari all’ingerenza della Cina

Pubblicato il 1 novembre 2020 alle 18:36 in Cina Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha reso noto che 7 esponenti politici filo-democratici sono stati arrestati per aver ostacolato il funzionamento del Consiglio Legislativo della città, in un episodio che risale all’8 maggio. 

I 7 politici, quattro dei quali sono attualmente in carica, sono stati arrestati il primo novembre con l’accusa di aver interferito con il lavoro del Consiglio Legislativo della città. Le autorità non hanno reso noti i loro nomi, ma è stato riferito che si tratta di 6 uomini ed una donna. Gli arresti arrivano nel contesto di un’indagine su quanto accaduto in una riunione dell’8 maggio in cui alcuni deputati pro-democrazia hanno cercato di ostacolare la nomina di un politico pro-Pechino alla presidenza di un comitato chiave, che decide quali progetti di legge vengono discussi.

Il Partito Democratico ha dichiarato su Facebook che il suo presidente Wu Chi-wai e i membri Andrew Wan e Helena Wong erano tra gli arrestati. Gli altri dovrebbero essere Fernando Cheung e Steven Kwok, del Partito Laburista. Anche gli ex deputati Eddie Chu e Ray Chan sono stati presi in custodia. Chan ha scritto su Twitter di essere stato fermato dalla polizia la mattina del primo novembre. I politici arrestati potrebbero rischiare fino a un anno di carcere se condannati.

Gli arresti sono gli ultimi di una serie di processi avviati contro gli individui che si oppongono all’influenza di Pechino ad Hong Kong. Il tale contesto, è importante specificare che il Consiglio Legislativo ha la funzione di approvare le leggi da applicare nel territorio semiautonomo, ma solo la metà dei suoi seggi viene eletta direttamente e un complesso sistema di nomina garantisce che all’establishment pro-Pechino della città sia garantita la maggioranza. In sede al Consiglio, scoppiano regolarmente proteste e scontri, con la minoranza pro-democrazia che spesso ricorre a diversi tipi di ostruzionismo per cercare di fermare i progetti di legge a cui si oppone.

Lo scontro dell’8 maggio si è verificato quando i deputati pro-Pechino hanno imposto uno dei loro come presidente della Commissione della Camera, provocando rabbia e proteste, durante le quali l’opposizione ha mostrato cartelli per protestare. Un politico pro-Pechino è stato visto trascinare fuori un avversario per il colletto della camicia in una trasmissione in diretta, una scena che ha scatenato un procedimento giudiziario privato in corso. Tuttavia, la polizia ha arrestato solo deputati pro-democrazia il primo novembre. 

Il 30 giugno scorso, il governo di Pechino ha approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” con la quale sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli tutti atti criminali. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione.

Dal primo luglio 1997 i Hong Kong è diventata una regione amministrativa speciale di Pechino, amministrata secondo il principio “un Paese, due sistemi” che le ha garantito un ampio margine di autonomia e libertà rispetto al governo centrale, alla luce di un diverso percorso di sviluppo tra Hong Kong, un’ex-colonia inglese, e la Cina continentale, sviluppatasi secondo il modello del socialismo dalle caratteristiche cinesi. Tale  modalità di gestione dovrebbe restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe eroso. Secondo il principio di “una sola Cina”, invece, l’isola di Taiwan e ila Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, ma, a Taipei, è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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